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Home - Approfondimenti - La nota - Cresce il numero degli addetti tra le libere professioni, che però scontano l’invecchiamento della forza lavoro. I dati nel report di Confprofessioni “Il ruolo sociale dei liberi professionisti”

Cresce il numero degli addetti tra le libere professioni, che però scontano l’invecchiamento della forza lavoro. I dati nel report di Confprofessioni “Il ruolo sociale dei liberi professionisti”

di Tommaso Nutarelli
7 Novembre 2025
in La nota
Cna, Italia primeggia in Europa per occupazione indipendente

Tra il 2014 e il 2024 i lavoratori delle attività professionali, scientifiche e tecniche sono cresciuti del 26,7%, con un saldo positivo pari a 150mila unità, toccando la soglia dei 710mila addetti. Un andamento altrettanto positivo si osserva negli studi professionali attinenti all’area sanitaria e assistenziale, con un incremento del 21,3% degli addetti, che in numeri assoluti si traduce in 66mila lavoratori in più, per un totale di 375mila persone. A dirlo il report dell’Osservatori delle libere professioni di Confprofessioni “Il ruolo sociale dei liberi professionisti”, presentato in occasione del Giubileo dei professionisti.

Venendo alla composizione della forza lavoro per genere ed età, gli studi professionali, scientifici e tecnici hanno visto un balzo della componente maschile, che passa dal 38,2% al 42,1%, con un ampliamento di quasi 40 punti percentuali, all’incirca 85mila addetti. Anche l’occupazione femminile mostra una crescita del +18,8%, pari a circa 65 mila unità, ma a un ritmo meno intenso, con un conseguente calo della quota relativa che passa dal 61,8% al 57,9%. Nell’area sanitaria e assistenziale si verifica, invece, il fenomeno opposto. Crescono sì gli uomini, con un +12,7% pari a 11mila dipendenti, ma sono le dipendenti donne che vedono incrementare la propria presenza di un +24,7% ossia 55mila unità. L’incidenza femminile passa così dal 71,5% al 73,5%, cala quella maschile dal 28,5% al 26,5%.

Il settore sconta anche il generale invecchiamento della popolazione. Nel complesso cresce del 7,6% la quota degli over 55, cha passa dal 15,55 al 23,1%. Il report evidenzia un marcato assottigliamento della fascia d’età tra i 35 e i 44 anni, che scende di sette punti percentuali dal 30 al 23%. Andando nel dettaglio, la ricerca dimostra un trend di invecchiamento negli studi professionali e tecnici, dove quasi raddoppia la presenza degli over 55, che dal 9,9% sale al 17,2%, mentre scende di quasi 10 punti la quota dei 35-44, che dal 32,4% va al 24,9% Tuttavia, in questo comparto la presenza dei giovani sotto i 35 anni resta relativamente più elevata rispetto alla media generale, 32,7% contro il 24,4%.

Nell’area sanitaria e assistenziale la struttura demografica, invece, presenta tratti peculiari. Si registra un aumento della quota dei giovani tra i 15 e i 34 anni, che passa dal 18% al 21,6% registrando un +3,6%. Questo, afferma il rapporto, si può imputare al ricambio generazionale e al crescente inserimento di figure tecniche e di supporto. Parallelamente la riduzione consistente delle classi intermedie, con una diminuzione del 9,6% nel segmento 35-44, e l’aumento degli over 55, +6,7 punti percentuali, confermano un processo di invecchiamento, ma più bilanciato rispetto al resto dei servizi.

Altri elementi analizzati dal report toccano la composizione contrattuale e il regime orario dei dipendenti. La quasi totalità dei lavoratori, il 91,8% nella sanità e nell’assistenza e l’87,4% negli studi professionali, scientifici e tecnici, ha un contratto a tempo indeterminato. Sul fronte dell’orario, nel decennio preso in esame la quota di lavoratori a tempo pieno è aumentata sia nel complesso sia nelle attività professionali, scientifiche e tecniche. Nel primo caso è passata dall’80,6% all’82,2%, nel dal 75,6% all’80,4%. Diverso, invece, lo scenario nel mondo delle libere professioni, soprattutto legate alla sanità e all’assistenza. Qui la quota di occupati a tempo pieno è al 71%, dato che è rimasto sostanzialmente stabile

Questa specificità, si legge nel rapporto, è riconducibile alla composizione di genere della forza lavoro impiegata. La maggiore presenza femminile, associata a una più elevata propensione al lavoro part time per esigenze di conciliazione vita-lavoro, contribuisce infatti a mantenere più alta l’incidenza del tempo parziale rispetto alla media nazionale.

Venendo al grado di soddisfazione del proprio lavoro, entrambi i gruppi esprimono giudizi positivi, con una concentrazione di risposte nei valori più alti della scala. In particolare i lavoratori degli studi professionali, scientifici e tecnici evidenziano una percezione molto favorevole del proprio impiego, segno di un buon grado di coerenza tra competenze, contenuti professionali e riconoscimento del ruolo svolto. Anche tra i dipendenti dell’area sanitaria e assistenziale emerge un quadro generalmente soddisfacente, caratterizzato da un apprezzamento per la qualità del lavoro e per la dimensione relazionale tipica delle professioni di cura.

Sul piano retributivo, le valutazioni rimangono equilibrate. I giudizi si collocano su livelli medi o medio-alti, senza segnali di marcata insoddisfazione. Nelle attività professionali, scientifiche e tecniche, in particolare, la percezione economica risulta migliore rispetto ai settori tradizionali, come agricoltura e industria, suggerendo che il lavoro professionale tende a garantire una retribuzione coerente con la qualificazione richiesta. Le opportunità di carriera sono percepite in modo positivo.

Anche negli studi sanitari e assistenziali la percezione resta equilibrata. Pur in contesti organizzativi più piccoli, la possibilità di crescita professionale non appare trascurabile, grazie alla forte specializzazione e al valore delle competenze richieste. Relativamente al numero di ore lavorate, entrambi i gruppi mostrano un buon equilibrio, con valutazioni concentrate nella parte centrale e alta della scala.

Riguardo alla sicurezza occupazionale, i dipendenti degli studi professionali e tecnici esprimono una percezione molto alta sul tema, ma anche nell’area sanitaria e assistenziale i giudizi si collocano su livelli positivi, sostenuti dalla continuità della domanda di servizi e dal radicamento territoriale delle strutture. Nel complesso i dati presenti nel report mostrano che i dipendenti degli studi professionali, sia in ambito tecnico-scientifico sia sanitario, esprimono una valutazione favorevole dell’esperienza lavorativa, fondata su un buon equilibrio tra qualità del lavoro, riconoscimento professionale e stabilità occupazionale.

“Gli studi professionali si confermano un punto di riferimento per un’occupazione stabile e fondata su competenze specialistiche, che contribuisce alla crescita economica, alla qualità del lavoro e al rafforzamento della coesione sociale, rendendo le libere professioni una componente strutturale e vitale del sistema economico e civile del paese”, ha commentato il presidente di Confprofessioni, Marco Natali.

“I dati rivelano che i livelli di soddisfazione dei dipendenti degli studi professionali sono più alti rispetto alla media dei servizi, in particolare per la stabilità del posto di lavoro, la qualità delle relazioni interne e la conciliazione tra vita privata e lavorativa, a conferma di un ambiente equilibrato e inclusivo”, ha aggiunto Natali. “Il sistema di bilateralità promosso da Confprofessioni attraverso Cadiprof, Ebipro e Fondoprofessioni rappresenta uno strumento concreto di welfare partecipativo, che garantisce una rete integrata di tutele per i dipendenti degli studi professionali” ha concluso.

Tommaso Nutarelli

Tommaso Nutarelli

Tommaso Nutarelli

Giornalista de Il diario del lavoro.

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