Ha avuto un avvio turbinoso la nuova iniziativa della Cgil, la presentazione di due proposte di legge popolari sui temi della sanità e del lavoro in appalto. In pochi giorni sono state raccolte le prime 50mila firme, quelle necessarie per iniziare la procedura. Tutto fa credere che non ci saranno problemi a raggiungere cifre molto più alte e quindi più rappresentative. I temi affrontati sono infatti molto sentiti dalle persone, specialmente quello della salute. A ragione, perché quando milioni di persone rinunciano a curarsi perché non se ne possono permettere il costo, ed è quanto sta tragicamente accadendo, è evidente che stanno venendo meno gli assi portanti della convivenza civile.
Il discorso andrebbe allargato all’insieme delle grandi promesse che furono fatte, nemmeno tanti decenni or sono, per le riforme della scuola, delle pensioni, oltre a quelle della sanità. Questi importanti obiettivi sembrano usciti di scena e quando una società vede vacillare i muri maestri che la reggono in piedi tende inevitabilmente a ripiegarsi su se stessa. Laura Antonucci, docente di sociologia a Cambridge, ci ha spiegato che i populismi nascono principalmente dalle precarietà del lavoro. Chi si sente emarginato, lasciato indietro, disoccupato o sottoccupato, chi non può curarsi, ha ottime possibilità di cadere nella trappola del populismo. Una trappola perché non risolve i problemi, al massimo riesce a spostarli temporalmente, ma a un caro prezzo.
La Cgil con queste due nuove proposte di legge popolari cerca di rompere questo cerchio tragico tentando di attenuare le difficoltà di chi cade in malattia e di chi si trova negli ingranaggi del lavoro in appalto che portano sempre a meno salario, meno diritti, meno equità. Argomenti che certamente incontreranno il favore di molti. Ma il punto non è questo, quanto l’accoglienza che tale iniziativa può ricevere. Non mancheranno certo i detrattori, chi affermerà che è solo una perdita di tempo e di energie perché le due proposte di legge, pur supportate da centinaia di migliaia di firme, nemmeno arriveranno in Parlamento. Ed è possibile che ciò accada, per svariate ragioni. La più solida è che questa legislatura ha ormai solo poco più di un anno di vita e sembra difficile che in un anno di tempestosa campagna elettorale deputati e senatori trovino il tempo di esaminare e magari approvare queste proposte. I precedenti non sembrano incoraggianti, perché l’unica esperienza positiva in tanti anni è stata quella della Cisl per la legge sulla partecipazione. Ripetere quell’esperienza appare molto complesso perché il successo della Cisl arrivò da equilibri politici e sociali che non sembra proprio possano ripetersi.
Di qui lo scetticismo e le denigrazioni, che non mancheranno. Il refrain è già scritto: non otterrete nulla, chiedete all’organizzazione e ai lavoratori un impegno che non produrrà risultati e finirà per indebolire ulteriormente il sindacato nella sua interezza. Il benaltrismo la farà da padrone. Ma forse l’esame generale dell’iniziativa andrebbe allargato, perché si tratta di atti politici che vanno giudicati nel trascorrere del tempo, verificando quali ne siano gli effettivi esiti.
Ed è doveroso il parallelo con l’iniziativa del 2025, sempre della Cgil, per i quattro referendum sui temi del lavoro. In quell’occasione, è vero, non fu raggiunto il quorum necessario di partecipazione al voto e quindi non ci furono effetti immediatamente successivi, ma la Cgil riuscì a portare alle urne 14 milioni di persone, molte più di quante fosse lecito sperare.
E quando, nel marzo scorso, gli elettori sono stati chiamati al referendum confermativo della riforma costituzionale voluta dalla maggioranza di governo, quegli stessi 14 milioni di persone, tra i quali moltissimi giovani, tornarono alle urne e bocciarono l’iniziativa di Giorgia Meloni.
I referendum del 2025 non furono quindi un’esperienza inutile, servirono a risvegliare la coscienza politica di tanti cittadini che non credevano più nei meccanismi della democrazia e che invece si riaccesero di speranza. Con la nuova raccolta delle firme sui temi della sanità e del lavoro in appalto può essere compiuto un nuovo passo in avanti. Gli argomenti oggetto delle due proposte di legge popolari sono molto sentiti. Curarsi è un diritto inalienabile, così come sono importanti un lavoro equamente remunerato e la salvaguardia dei diritti dei lavoratori. E forse, chissà, le forze politiche potrebbero anche scoprire che queste iniziative le avvicinano ai cittadini e ai loro bisogni fondamentali. Forze della minoranza, ma anche della maggioranza che vede pericolosamente calare il proprio appeal.
Massimo Mascini

























