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Home - Notizie del giorno - Dfp, imprese e sindacati in allarme: crisi senza precedenti. Nelle audizioni le parti sociali invocano ‘’un cambio di passo’’ del governo e provvedimenti sull’energia. Cgil: “l’unica cosa positiva è che non si acquisteranno altre armi”

Dfp, imprese e sindacati in allarme: crisi senza precedenti. Nelle audizioni le parti sociali invocano ‘’un cambio di passo’’ del governo e provvedimenti sull’energia. Cgil: “l’unica cosa positiva è che non si acquisteranno altre armi”

27 Aprile 2026
in Notizie del giorno
Via libera alla Camera a fiducia su dl fallimenti-Ilva, 355 sì

Nel primo giorno di audizioni, il Dfp raccoglie praticamente solo commenti negativi e allarmi fondati sui rischi della crisi. Le associazioni di imprese e i sindacati, ascoltati dalle commissioni Bilancio di Camera e Senato, tratteggiano un quadro drammatico. Sia gli Enti Locali, sia Confindustria, Confcommercio, Confesercenti, cosi come Cgil, Cisl e Uil, hanno in coro descritto un Paese esposto a una crisi energetica e inflattiva pesantissima, causata dalla guerra ma, anche, dalle politiche economiche sbagliate dell’esecutivo.  I numeri parlano chiaro: l’inflazione passa dall’1,5% del 2025 al 2,5% nel 2026 nello scenario base, ma salirebbe al 4,3% se la crisi si prolungasse di quattro mesi e addirittura al 5,9% in uno scenario severo di dieci mesi. Come risultato, salari e pensioni, già adesso, sono nuovamente colpiti dal caro prezzi, mentre crollano gli investimenti e rallentano i consumi. Quanto alle imprese, sono già adesso in ginocchio per il caro energia, e anche sul fronte degli Enti locali si disegna uno scenario di austerità, con Comuni e Province che denunciano margini sempre più stretti per i servizi essenziali ai cittadini.

L’allarme di Confindustria, in particolare, è senza appello: il rischio è di ritrovarsi nella più grave crisi energetica della storia, ha scandito il direttore del Centro studi Alessandro Fontana. “Se finisse oggi, l’impatto della guerra varrebbe 0,1-0,3 punti percentuali di mancata crescita” ma “con una guerra lunga, che arrivi a fine anno, potremmo trovarci nella più grave crisi energetica della storia con impatti sistemici”, ha affermato.  Confindustria sottolinea che “la principale vulnerabilità del Paese è l’energia e rimarrà tale per anni” quindi è “decisivo avere: una strategia per superarla e un piano di emergenza condiviso per affrontare le crisi”. Per gli industriali, occorre uno scostamento di bilancio almeno fino a dicembre 2026, per sostenere gli aiuti sul caro energia, in particolare per le imprese energivore, e per prorogare il taglio delle accise. Va inoltre aumentato il credito di imposta per l’autotrasporto merci, estendendone l’applicazione anche al trasporto passeggeri”, con “aiuti mirati per il trasporto aereo e marittimo”. E ancora, “sblocco immediato di tutte le procedure autorizzative pendenti riguardanti le fonti rinnovabili” la “riforma della normativa e semplificazione delle procedure per portare le rinnovabili al 60% nel mix italiano entro 2030” e “autorizzare l’utilizzo di vettori energetici alternativi fino a dicembre 2026 per gli impianti industriali in AIA”.

Nel terziario, il caro energia si traduce in un aggravio di 900 milioni, secondo i calcoli di Confesercenti. Il segretario generale, Mauro Bussoni, afferma che “in scenari di persistenza delle tensioni e di riduzione della domanda estera, Confesercenti stima un rischio di contrazione tra il 5 ed il 15% di presenze straniere e una riduzione della spesa turistica complessiva nell’ordine tra i 3 e i 10 miliardi. “Il settore del turismo in Italia, che rappresenta circa il 10% del Pil nazionale, e che in questi ultimi anni ha sostenuto l’economia del Paese – ha evidenziato Bussoni – si trova oggi ad affrontare una situazione del tutto eccezionale”. In questo quadro, Confesercenti ritiene indispensabile intervenire in primo luogo sull’energia: “Serve una riduzione strutturale degli oneri di sistema e l’introduzione di un’accisa mobile che compensi l’aumento dei prezzi dei carburanti con l’extragettito derivato dagli stessi. Occorrono interventi anche di sostegno all’adozione delle tecnologie digitali: si propone di rafforzare gli strumenti di investimento sulle attività digitali e sulle transazioni online. Richiamiamo inoltre l’esigenza di accelerare l’interoperabilità delle banche dati”. Ma, avverte ancora Confesercenti, “la sfida che il sistema Paese si trova ad affrontare non è puramente contabile, ma strutturale. Il rischio concreto che intendiamo segnalare è il cristallizzarsi di una condizione endemica di non crescita”.

A sua volta, Confcommercio conferma: la crescita è troppo debole, servono le riforme per sostenere le imprese e rafforzare i conti pubblici. “Il quadro macroeconomico delineato dal Dfp 2026 appare prudente e ragionevole, con una crescita prevista intorno allo 0,6% per il biennio 2026-2027. Tuttavia, una dinamica così contenuta non è sufficiente a ridurre il peso del debito pubblico né a colmare le fragilità strutturali del Paese. Senza una crescita più robusta, ogni percorso di riequilibrio finanziario rischia di rimanere lento, fragile e fortemente esposto agli shock esterni”, sottolinea la vicepresidente Donatella Prampolini. “L’Italia – prosegue – non ha bisogno soltanto di prudenza nei saldi, ma di una strategia più organica per far crescere il potenziale dell’economia, favorire un maggiore dinamismo delle imprese, oggi frenato da oneri regolatori e debolezza dell’innovazione”. E ancora, dai commercianti arriva la richiesta di ridurre il cuneo fiscale e rendere strutturali le detassazioni degli aumenti contrattuali e dei premi di produttività, estendere il taglio dell’aliquota IRPEF ai redditi fino a 60.000 euro e completare l’abolizione dell’IRAP, ancora limitata alle sole persone fisiche e ditte individuali.

Passando al fronte sindacale la musica non cambia. La Cisl chiede ‘’un cambio di passo’’’ al governo, e, all’Europa, una revisione del patto di stabilità. A fronte di uno scenario disegnato dal Dfp “particolarmente preoccupante”, afferma il segretario confederale Ignazio Ganga, occorre un “cambio di passo con una strategia condivisa e partecipata, che parta da un cantiere paese attraverso la crescita dei salari, il sostegno all’occupazione, alla produttività e sostegno all’innovazione”. Ma la “grossa preoccupazione – ha aggiunto Ganga – è il rischio di una nuova contrazione delle retribuzioni e delle pensioni, già fortemente erose dall’inflazione. Serve anche un progetto comune europeo che metta in campo la riforma del Patto stabilità in senso più equo e sostenibile”.

Anche per la Uil c’è il rischio che il percorso di rientro del deficit, come previsto dal Dfp, finisca per “comprimere ulteriormente gli spazi per politiche espansive, incidendo negativamente su lavoro, welfare e coesione sociale”.  Il segretario confederale Santo Biondo sottolinea che sul piano fiscale “continua a gravare un carico sproporzionato su lavoratori dipendenti e pensionati, mentre restano deboli sia il contrasto all’evasione sia le misure di reale redistribuzione”, chiedendo quindi una riforma fiscale “improntata all’equità, anche attraverso una tassazione degli extraprofitti”. Senza un rafforzamento del welfare e della pubblica amministrazione, ha detto, “perdiamo l’occasione decisiva per modernizzare il Paese e ridurre le disuguaglianze”. Occorre dunque “rimettere al centro il lavoro, rafforzare i servizi pubblici, orientare gli investimenti verso uno sviluppo inclusivo e sostenibile e riaprire il confronto con le parti sociali. In questo quadro, serve un’Europa più forte e solidale. Non si può affrontare questa fase con un ritorno alle regole del Patto di stabilità. L’Unione dovrebbe promuovere investimenti, strumenti e politiche economiche comuni per sostenere sviluppo, occupazione e coesione”.

Drastico il giudizio della Cgil, che parla di ‘’brutale impoverimento classi medie e popolari” a causa delle politiche di austerità del governo. “Occorre l’umiltà di riconoscere gli errori commessi”, afferma il segretario confederale Christian Ferrari, specificando che dopo “la decisione autolesionistica di avallare la nuova governance economica europea”, il governo “si è trovato davanti alla scelta se agire sul lato delle entrate, andando a prendere i soldi dove sono tra extraprofitti, grandi rendite ed evasione fiscale, o impostare un lungo ciclo di austerità. Disgraziatamente, si è scelta questa seconda strada”, chiosa Ferrari.

“Si è scelto di accelerare sulle politiche di rigore per uscire in anticipo dalla procedura di disavanzo eccessivo, salvo poi fallire all’ultimo miglio”, ha aggiunto, “e l’unica buona notizia è che sarà molto più difficile attivare la clausola di salvaguardia per acquistare armi”. Ferrari ricorda il “gigantesco drenaggio di oltre 25 mld” sui salari causato dal fiscal drag e il “taglio dei servizi pubblici a partire da sanità e previdenza”. Il risultato, “è un brutale impoverimento delle classi medie e popolari e una compressione della domanda interna”. Soluzioni possibili secondo la Cgil: “incremento della produzione di energia da fonti rinnovabili” e “tassazione degli extraprofitti delle compagnie energetiche, per finanziare misure contro la povertà energetica ed il caro carburanti”.

Nunzia Penelope

 

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