Audizione alla Commissione Industria del Senato sul ddl sulla Continuità operativa degli stabilimenti ex Ilva. I sindacati dei metalmeccanici hanno espresso la propria posizione di contrarietà al testo, definendolo – nelle parole di Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom-Cgil, – “assolutamente non adeguato alla soluzione per quanto riguarda la vertenza ex Ilva”, ma piuttosto strumentale “a conseguire il piano di chiusura, come lo abbiamo definito”. Le lavoratrici e i lavoratori continuano la mobilitazione, con il preciso obiettivo di far ritirare il piano di chiusura presentato e riaprire una discussione a Palazzo Chigi affinché si possa tornare a parlare del piano originario che era stato presentato a luglio scorso.
Per quanto riguarda il decreto in discussione, per Scarpa i 108 milioni stanziati “non bastano a garantire la continuità industriale degli stabilimenti, né tantomeno servono per un una ripartenza effettiva dell’ex Ilva. “Stiamo chiedendo, e continuiamo a chiedere da 2 anni a questa parte, che invece di pensare a una vendita degli stabilimenti a soggetti privati che non sono interessati alla continuità industriale, si possa intervenire con la costituzione di un’azienda partecipata pubblica. Questa per noi rimane l’unica strada percorribile”.
In merito agli altri 20 milioni stanziati per gli ammortizzatori sociali e per la formazione, “prendiamo atto che l’accordo che avevamo fatto precedentemente viene superato da una normativa di legge per quanto riguarda l’importo della cassa integrazione. Questo tema non è mai stato discusso con i sindacati. La formazione, se da un lato è una nostra richiesta in funzione dei piani di decarbonizzazione, dall’altro lato non può servire ad aumentare i numeri dei lavoratori che non sono al lavoro negli stabilimenti”.
Per Scarpa resta prioritario tornare a ragionare in merito al piano industriale “che preveda dai 6 agli 8 milioni di tonnellate con i forni elettrici e gli impianti di DRI, al fine di garantire la continuità produttiva, la tutela occupazionale e la transizione verso la decarbonizzazione”.
Allineata la posizione della segreteria confederale della Uil, Vera Buonomo, e del segretario nazionale della Uilm, Guglielmo Gambardella. “Le risorse previste dall’ultimo decreto Ex Ilva saranno sufficienti solo per evitare la chiusura immediata degli stabilimenti che, al momento, sono di fatto fermi, con un solo altoforno in funzione, a marcia ridotta e discontinua. I circa 100 milioni di finanziamento previsti, infatti, copriranno i soli costi di gestione ordinaria, senza garantire l’indotto”. Inoltre, aggiungono, “in assenza di un accordo sindacale e con 4.550 lavoratori e lavoratrici in cassa integrazione, per giunta con la previsione di arrivare fino a 6.000, prendiamo atto che il piano di rilancio non è stato realizzato. Riguardo l’integrazione economica dei lavoratori attraverso la formazione, rimaniamo in attesa di conoscere i reali piani formativi sulle nuove tecnologie della decarbonizzazione”.
Per i due sindacalisti, il decreto” lascia decisamente irrisolta la definizione di una prospettiva di lungo periodo per l’Ex Ilva. Da qui a qualche mese, quando si esaurirà questo ennesimo esiguo finanziamento, in mancanza di un piano industriale adeguato e di un soggetto per attuarlo, dopo tutti i tentativi falliti fino ad oggi per la ricerca di un investitore privato – hanno concluso Buonomo e Gambardella – l’Ex Ilva si spegnerà definitivamente”.

























