Tutti gli impianti dell’area a caldo dello stabilimento ex Ilva di Taranto sono stati spenti. La comunicazione è arrivata nella stessa giornata in cui azienda e sindacati si sono incontrati al ministero del Lavoro per discutere l’estensione della cassa integrazione straordinaria. A riferirlo, secondo quanto si apprende da fonti sindacali, è stato il direttore generale di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, Maurizio Saitta, che avrebbe comunicato alle organizzazioni dei lavoratori la messa in esecuzione della sentenza della Corte d’Appello di Milano, confermata dalla Cassazione. «Da questa mattina non c’è più nulla di acceso. Tutti gli impianti dell’area a caldo sono stati spenti».
Il fermo degli impianti si inserisce in un quadro occupazionale sempre più critico. Acciaierie d’Italia ha chiesto di estendere la Cigs fino a un massimo di 8.622 lavoratori, quasi il doppio rispetto agli attuali 4.450, con una durata prevista fino al 28 febbraio 2027. Il confronto al ministero si è tuttavia concluso senza un’intesa ed è stato aggiornato a martedì 10 novembre, dopo che le organizzazioni sindacali hanno sollevato una serie di questioni sulle garanzie salariali e sulle modalità di erogazione dell’ammortizzatore sociale.
«Non sono stati in grado di darci tutte le garanzie che chiedevamo in merito alle retribuzioni dei lavoratori», ha spiegato Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia della Fiom, al termine dell’incontro. La categoria ha contestato in particolare il passaggio al pagamento diretto della cassa integrazione da parte dell’Inps: «Non accettiamo l’idea per cui si decide di cambiare il sistema di pagamento delle retribuzioni dei lavoratori con il pagamento diretto dall’Inps», ha aggiunto Scarpa, chiedendo all’amministrazione straordinaria e al ministero di garantire sia la continuità degli stabilimenti sia quella salariale. La Fiom ritiene che, allo stato attuale, non ci siano le condizioni per sottoscrivere un accordo.
Dello stesso avviso la Uilm. Il segretario nazionale Guglielmo Gambardella ha sottolineato che «il pagamento diretto dell’Inps crea enormi difficoltà per i lavoratori», ribadendo la necessità di una legge speciale per gestire questa fase della vertenza. «Speriamo che l’incontro del 10 possa dare risposte esaustive», ha aggiunto.
Sul futuro industriale del gruppo pesa intanto anche il nodo delle risorse per la decarbonizzazione. In una nota, il segretario generale della Fim Cisl Ferdinando Uliano ha contestato l’azzeramento del Fondo per la decarbonizzazione della siderurgia e lo spostamento dei 720 milioni di euro destinati a questo obiettivo verso altri capitoli di spesa. Una decisione che, secondo il sindacalista, rappresenta «una scelta grave, incomprensibile e inaccettabile», in aperta contraddizione con gli impegni assunti dal governo nell’incontro del 27 ottobre a Palazzo Chigi. Per Uliano, senza le risorse necessarie alla realizzazione dei forni elettrici e degli impianti Dri, non esiste una prospettiva credibile di rilancio della siderurgia italiana.


























