Il Campo largo c’è, e c’è pure il programma. Ci voleva la Cgil per riuscire nel miracolo, cioè riunire tutti i leader politici – compresa Maria Elena Boschi di Italia Viva- sullo stesso palco, e far si che mettessero in fila i capitoli dei prossimi impegni verso l’elettorato, con tanto di possibili coperture di spesa? Forse si, forse no, ma sta di fatto che questo è accaduto giovedì 5 novembre, sul palco del teatro Brancaccio, dove Maurizio Landini, nelle vesti di ‘’federatore’’, ha convocato Riccardo Magi di +Europa, Fratoianni & Bonelli di Avs, Elena Boschi di Iv, Elly Schlein del Pd, e Giuseppe Conte dei 5 Stelle: una sorta di prova generale del tavolo per il programma vero e proprio, fissato dai leader politici per il pomeriggio di sabato 7.
Dall’incontro, organizzato nell’ambito dell’Assemblea Cgil intitolata ‘’Il futuro è adesso’’, è emersa innanzi tutto la compattezza, o addirittura l’armonia, vera o simulata, chissà, dell’alleanza: ‘’siete più uniti di come vi raccontiamo noi giornalisti’’, ha osservato Marco Damilano, moderatore del dibattito. Bastava vedere Maria Elena Boschi seduta assieme a Giuseppe Conte per capirlo: un miracolo quasi biblico, come il lupo che dorme accanto all’agnello, dovuto alla ‘’testardaggine unitaria’’ di Elly Schlein, che senza mai smettere di sorridere è riuscita a smontare il niet di Conte rispetto alla presenza di Italia Viva nello schieramento. Infatti, Italia Viva c’è, e a pieno titolo.
Con anche un piccolo paradosso, e cioè che proprio Boschi e Conte sono stati pronti a smarcarsi (entrambi hanno espresso scetticismo, ma hanno anche aggiunto ‘’parliamone’’) dalla proposta di tassa patrimoniale lanciata da Landini: un ‘’contributo di solidarietà” dell’1% per quei 500 italiani che, in base ai dati Bankitalia, dispongono di un ‘’reddito netto annuo superiore a due milioni di euro’’. Proposta in linea di massima approvata dai leader politici, ma ognuno con un suo distinguo e una sua ricetta, sia sulle entità che sulle formule per realizzare l’eventuale patrimoniale; e dunque, potendo fare una scommessa, forse si dovrebbe puntare sul fatto che non si realizzerà mai. Così come pare difficile il ripristino del reato di abuso d’ufficio (altro possibile spunto del programma proposto da Bonelli) la cui abolizione, ai tempi, era stata in realtà auspicata anche da molti amministratori locali del centro sinistra.
Tornando al fisco, e patrimoniale a parte, Landini annuncia che la Cgil sta studiando da tempo una riforma complessiva del sistema. Intanto, annunciano in coro gli esponenti del campo largo, via subito la flat tax e simili, col ripristino delle aliquote in modo da garantire la progressività, la restituzione del fiscal drag, ma anche una start tax per i giovani e un aumento delle tasse sulle successioni (percorso assai più praticabile rispetto alla patrimoniale, specie considerando che in Italia le imposte sulla successione sono tra le più basse del mondo).
Altri punti del programma, in ordine sparso: salario minimo innanzi tutto, la cui prima ipotesi, tra l’altro, nacque nel 2018 proprio su un altro palco della Cgil, tra Elly Schlein e Landini, il quale, da sempre contrario, cambiò idea e si dichiarò d’accordo. Oggi il salario minimo, a 10 euro all’ora, ritorna come primo atto del nuovo eventuale governo del campo largo, e a sottoscriverlo è anche Maria Elena Boschi, segno che è del tutto superata la contrarietà storica di Italia Viva. Prevista anche la riduzione d’orario a parità di salario, mentre Avs propone l’introduzione di un meccanismo di difesa dei salari automatico, tipo quello applicato dal contratto dei metalmeccanici (su cui, tra l’altro, è già impegnato un altro tavolo, quello della trattativa tra sindacati e imprese). Poi il capitolo casa, che prevede, in sintesi: affitti calmierati non oltre il 30% della retribuzione (‘’dobbiamo fare dell’Italia un paese che le persone possano permettersi’’, chiosa Schlein), il recupero delle periferie riprendendo progetti già finanziati dal Pnrr e che il governo Meloni ha tagliato, e ripristino del fondo per gli affitti per chi rischia lo sfratto, anche questo eliminato dal governo.
Ancora sul lavoro: eliminazione dei subappalti a cascata, tra le principali cause non solo della precarietà del lavoro e delle paghe basse, ma anche della catena spaventosa di morti sul lavoro, e interventi contro la precarietà, abolendo gli stage gratuiti, ma anche le leggi che l’hanno favorita. E qui il pensiero corre veloce al job act, ma nessuno sul palco lo cita, e Boschi stessa non batte ciglio. Del resto, difficile pensare che il problema della precarietà oggi sia ancora il jobs act, dopo le varie sentenze che quella legge di 12 anni fa hanno quasi del tutto smantellato, tanto che lo stesso Matteo Renzi oggi dice: ‘’ il jobs act è il passato’’.
Stessa delicatezza, o forse un pizzico di ipocrisia, il palco la usa nei confronti di Conte: quando il capo dei 5 stelle critica durissimamente il governo Meloni, tuonando che ‘’la sicurezza non si fa a colpi di decreti’’, nessuno gli ricorda quelli da lui sottoscritti con Salvini, ai tempi del governo giallo verde. Ma oggi è un’altra stagione: la proposta di Conte è aumentare gli organici per le forze di polizia e stringere un patto sulla sicurezza con prefetture e sindaci, abrogando i decreti sicurezza firmati Piantedosi. Tutti d’accordo, i leader, anche sull’abolizione della Bossi- Fini, legge che provoca insicurezza impedendo l’integrazione degli immigrati e favorendo quindi lavoro nero e illegalità. Fratoianni lancia una proposta interessante: togliere la gestione delle migrazioni dal ministero dell’Interno, affidandola a una struttura ad hoc. Boschi, a sua volta, rilancia la proposta di Italia Viva, ‘’un euro in cultura, un euro in sicurezza’’. E tutti, nuovamente, concordano.
Boschi propone anche interventi a sostegno dei caregiver e, nel contempo, rilancia la proposta del congedo paritario obbligatorio, già contenuta in una legge proposta da Schlein e bocciata da Giorgia Meloni con la scusa della mancanza di coperture. “Ma con i fondi spesi per l’inutile bonus mamma – osserva la segretaria Pd- si potevano già finanziare due mesi in più di congedo per i padri”. E ancora, tra i punti del programma: sulla sanità, potenziare i fondi per quella pubblica e non regalare risorse a quella privata, come ha fatto il governo con la card di 300 euro per gli anziani: ‘’un miliardo e mezzo che finirà direttamente nelle casse dei privati’’, sottolinea Schlein. E risorse adeguate anche alla scuola pubblica, ‘’da cui, dopo aver cacciato i bambini immigrati, questo governo sta cacciando anche gli insegnanti’’. Ma ci sono proposte anche sulla politica estera: Conte (che forse, dovesse mai rinunciare a Palazzo Chigi, vorrebbe in cambio la Farnesina) afferma che “il primo atto del nostro governo’’ sarà il riconoscimento della Palestina e la disdetta degli accordi con Israele. Sull’Ucraina, invece, silenzio: nessun accenno, da nessuno.
Sulle risorse con cui finanziare questo eventuale programma le risposte spaziano da quelle più immaginifiche, come la legalizzazione delle droghe leggere proposta da Magi, secondo il quale lo Stato ne ricaverebbe dai 4 ai 7 miliardi all’anno, alla più realistica cancellazione del Ponte sullo Stretto, altri 14,5 miliardi, al taglio della spesa militare (no al 5% del Pil richiesto dalla Nato e accettato da Meloni). E poi, di nuovo, le varie patrimoniali, con gettiti che oscillano dai 12 ai 25 mld annui a seconda del modello, ma anche il prelievo sugli extraprofitti di banche e imprese dell’energia. Ma tutto ‘’senza aumentare di un solo centesimo le tasse sul ceto medio’’, ribadisce con forza Schlein, che rilancia anche la tassazione delle multinazionali “laddove realizzano i profitti”, mettendo fine al gioco dei quattro cantoni favorito dai 27 diversi regimi fiscali europei.
Davanti alla platea dei dirigenti e delegati Cgil i leader politici parlano quasi solo di economia, e non sempre è chiarissimo quello che dicono; ma sono le enunciazioni di principio che contano, poi qualcuno, più tecnico si suppone, ci metterà le mani per far si che il programma diventi qualcosa di realizzabile. Anche perché il problema vero, al momento, è come ottenere che i cittadini tornino alle urne, superando quella ‘’delusione’’ che li ha allontanati dalla politica e ripetendo quella sorta di miracolo che è stato il voto al referendum sulla giustizia. Per Boschi, occorre riuscire a mobilitare nuovamente proprio quel ‘’popolo referendario e soprattutto i giovani”, dimostrando “responsabilità e generosità, ma anche passione ed entusiasmo: se non lo siamo noi, entusiasti e appassionati, come potremmo mai convincere gli elettori?”. Per Fratoianni, occorre soprattutto ‘’restare uniti ed evitare di ripetere il suicidio politico del 2022’’. E qui scatta l’applauso più sentito della platea. Per Bonelli, “va ricreata la connessione sentimentale col nostro popolo”. E Conte: ‘’oggi ci vedete uniti perché stiamo finalmente parlando di cose concrete: e dobbiamo vincere, non possiamo permetterci di fallire, per il bene del paese’’.
Infine, Elly Schlein: ‘’la delusione si batte con la sinistra che ricomincia a fare la sinistra. In Usa i dem hanno vinto perché hanno fatto un punto di forza delle loro differenze. E noi abbiamo vinto sul referendum perché ci siamo mescolati con molte altre realtà, a partire dai giovani”. Giovani e realtà che, vale la pena di ricordarlo, si sono mobilitati anche grazie alla forza organizzativa della Cgil, che è stata un po’ il motore trainante della campagna referendaria e che oggi è pronta a molte altre mobilitazioni in grado di parlare ai giovani, a partire dallo sciopero degli studenti europei del 20 novembre, come ricorda Landini. Ed è infatti il padrone di casa, nei panni insoliti di ‘’federatore’’, a concludere: “occorre che si torni a votare per qualcosa, non per qualcuno. Agli elettori, e in particolare ai giovani, va restituita una speranza nel futuro”. Un sogno, direbbe qualcuno.
Nunzia Penelope



























