Pur trasversalmente apprezzata, la convocazione a Palazzo Chigi per il prossimo 28 ottobre non è servita ad arrestare la mobilitazione di sindacati e lavoratori dell’ex Ilva. Che quest’oggi, appunto, sono in sciopero generale. Ultimo episodio di un’intricata vicenda lunga oltre un decennio, riguarda le uniche due offerte presentate, per l’intero perimetro Ilva, dai fondi Bedrock Industries e Flacks Industries, che prevederebbero la salvaguardia di appena 2.000 lavoratori a Taranto e poco più di 1.000 negli altri siti italiani. “Di fronte a questi numeri, il nostro giudizio non può che essere di assoluta e durissima contrarietà”, attacca il segretario generale della Fim-Cisl, Ferdinando Uliano.
Il piano, infatti, escluderebbe oltre 7.500 lavoratori e per questo non è definibile “un rilancio industriale, ma uno smantellamento”. A queste condizioni, per uliano si tratterebbe invece “di un progetto di pura dismissione, che genererebbe un dramma sociale senza precedenti, privando il nostro Paese della produzione di acciaio primario: una scelta folle in una fase di grande instabilità geopolitica”. A questo, inoltre, si aggiungerebbe “un impatto devastante” sull’indotto, con tagli stimabili attorno al 70%.
Lavoratori e cittadini, in particolare di Taranto, sono “logorati” e per questo bisogna essere in grado di “trovare una soluzione definitiva capace di coniugare rilancio industriale, occupazione e sostenibilità ambientale”. E in un contesto in cui gli imprenditori privati si chiamano fuori, l’unica soluzione perseguibile è che lo Stato intervenga assumendo “un ruolo diretto” e “aggregando attorno a sé anche altri soggetti privati”.
L’obiettivo del sindacato resta chiaro: decarbonizzazione e una produzione di 6 milioni di tonnellate a Taranto e 2 milioni negli stabilimenti del Nord, con quattro forni elettrici – tre a Taranto e uno Genova – e quattro Dri, nonché investimenti nelle aree di produzione verticalizzate. “Non accetteremo scelte che mettano in discussione la sopravvivenza degli stabilimenti e che distruggano occupazione e non mettano in sicurezza ambiente e salute”, conclude il segretario generale della Fim.



























