La Fismic ritiene la piattaforma elaborata da Fim e Uilm interessante ma ancora largamente insufficiente per affrontare con successo l’impegnativo rinnovo contrattuale. Inoltre, il sindacato ha chiesto un incontro con l’invio di una lettera a Fim, Uilm e Anqui al fine di sviluppare una piattaforma contrattuale comune.
“Da un lato ci troveremo di fronte il desiderio di rivincita della Fiom nei confronti delle categorie della scuola, – sottolinea il sindacato in una nota – che hanno sottratto a Landini il ruolo di anti-Renzi, per cui quell’Organizzazione accentuerà i toni anti-Jobs Act e cercherà di trarre frutto del momento contrattuale in chiave anti-governativa, evidenziando i caratteri politici della propria iniziativa; dall’altra in Federmecanica emerge chiara la volontà di fare del rinnovo contrattuale dei metalmeccanici il momento di rivalsa di un Sindacato nei confronti il quale c’è sempre meno fiducia”.
“In costanza di assenza di regole certe e certificate, – spiega la Fismic – la pendente minaccia/promessa di un intervento legislativo da parte del governo Renzi sulla materia della contrattazione, della rappresentanza e dell’esercizio del diritto di sciopero, congiunta all’impotenza delle tre grandi centrali confederali tradizionali di trovare una sintesi unitaria su tali tematiche, rischia di compromettere lo stanco slancio riformista che Fim e Uilm hanno cercato di trovare nella premessa della loro piattaforma.”
Il vero problema dei lavoratori, secondo il sindacato , è rappresentato dall’alta incidenza della tasse della retribuzione ed il vero problema degli imprenditori è la mancata crescita della produttività.
“Da un lato – spiega il sindacato – il governo Renzi deve ripristinare la detassazione per i contratti aziendali, dall’altra noi dobbiamo puntare ad un contratto particolarmente leggero per quanto riguarda la parte salariale, che non si limiti al puro recupero dell’inflazione indicata dall’indice IPCA per gli anni 2016-2018, ma dia invece corso ad una campagna di rinnovi di contratti aziendali nei quali avvenga uno scambio tra crescita e produttività e dei salari, prevedendo una compensazione per coloro che non sviluppano contrattazione in azienda”.
Secondo la Fismic, il combinato disposto di questo intervento avrebbe un triplice effetto positivo che potrebbe liberare importanti risorse da destinare ad aumenti salariali più importanti di quanto darebbe un rinnovo tradizionale, rinvigorirebbe il sistema di relazioni industriali del nostro Paese e “relegherebbe le voglie anti-governative della Fiom ad un nuovo marginale”.
E.G.

























