Dopo il caso Glovo-Foodinho, la Procura di Milano dispone il controllo giudiziario per Deliveroo Italia, società da 240 milioni di fatturato con circa 20 mila rider attivi nel Paese. Secondo il pm Paolo Storari, sarebbe in atto una situazione di sfruttamento che coinvolgerebbe un numero rilevante di ciclofattorini retribuiti in molti casi con compensi inferiori ai 4 euro l’ora.
Al centro dell’inchiesta c’è il modello organizzativo: i rider, formalmente autonomi con partita Iva, sarebbero in realtà gestiti attraverso la piattaforma digitale che assegna le consegne, monitora le performance, geolocalizza i lavoratori e incide sulla continuità delle occasioni di guadagno tramite indicatori reputazionali. Un sistema che, per gli inquirenti, configurerebbe una forma di etero-organizzazione compatibile con il lavoro subordinato.
Dalle testimonianze raccolte emergerebbe inoltre che molti fattorini, pur lavorando oltre l’orario ordinario, percepiscono redditi annui sotto la soglia di povertà e inferiori ai minimi previsti dal contratto collettivo Logistica. Il tribunale ha nominato un amministratore giudiziario con il compito di affiancare l’azienda, regolarizzare le posizioni e prevenire ulteriori irregolarità legate al reato di caporalato.
Sul caso è intervenuto il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri: «È una sconfitta del sistema contrattuale, ma davanti allo sfruttamento è giusto che la Procura intervenga». Il leader della Uil ha ricordato che alcune denunce sono partite proprio dal sindacato, sostenendo che certi contratti presentati come innovativi rischiano di tradursi in forme di compressione dei diritti dei lavoratori.
Per il leader della Cgil, Maurizio Landini, l’intervento della procura di Milano «conferma un sistema di caporalato» che il sindacato denuncia da anni. «Va garantito a queste lavoratrici e a questi lavoratori un salario dignitoso e un orario pieno, attraverso l’applicazione di un contratto nazionale sottoscritto dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative e, laddove sussistano realmente condizioni di lavoro autonomo, parità di tutele, retribuzione e diritti sindacali».
«Il lavoro su piattaforma – conclude Landini – non può essere più una zona grigia in cui si negano i diritti di rappresentanza e si ammette lo sfruttamento lavorativo».




























