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I certificati verdi che salvano la salute e anche l’economia

Maurizio Ricci
Gennaio18/ 2022

Un no-Vax e un ingegnere si trovano di fronte ad un fiume infestato dai coccodrilli, sul quale passa un ponte di legno. “Quanto è sicuro quel ponte” chiede il no-Vax?

“Al 96 per cento” risponde l’ingegnere. “Allora passo a nuoto” conclude il no-Vax. La barzelletta finisce qui, ma ci si potrebbe chiedere cosa avrebbe fatto il no-Vax se, comunque, per fare anche solo un passo dall’altro lato del fiume avesse dovuto esibire un Green Pass. Dopo il vaccino, infatti, l’altro pilastro della lotta alla pandemia sono stati e sono i “certificati verdi”. Hanno funzionato? Hanno aumentato il tasso di vaccinazione, evitato contagi, ricoveri e decessi? O sono solo una indebita e inutile restrizione delle libertà personali?

A fine 2021, 28 paesi nel mondo avevano adottato la strategia del Green Pass. Venti sono europei – non solo membri Ue, anche se c’è la vistosa eccezione della Gran Bretagna – più Israele, Turchia, Corea, Cile, Colombia, Messico e gli Stati Uniti. I certificati variano – e di molto – da paese a paese sia per ampiezza di applicazione, sia per severità di mandato, sia per durata. Difficile, dunque, mettere insieme dati da situazioni così diverse e in continua evoluzione. Ma è un’idea è già possibile farsela: i Green Pass, dice uno studio dell’Ocse (l’organizzazione che raccoglie i paesi industrializzati), di fatto decollati a metà estate, hanno in effetti non solo aumentato i tassi di vaccinazione, diminuito di conseguenza i decessi, ma anche contribuito, grazie ad un contesto di maggior sicurezza, a tenere più alta la crescita economica.

Un esame di 17 paesi mostra che, fra i dati rilevati nella settimana precedente l’introduzione del certificato verde e quelli rilevati dopo un mese il tasso di vaccinazione della popolazione aumenta mediamente di ben otto punti percentuali (ovvero, non dell’8 per cento, ma, ad esempio, dal 40 al 48 per cento). Nelle simulazioni del francese Conseil d’Analyse Economique, risulta che, senza il Green Pass, il tasso di vaccinati sarebbe del 63 per cento, invece del 69 in Germania. Ma gli incrementi più rilevanti sono in Italia e in Germania. Il tasso di vaccinati, grazie all’introduzione del certificato è salito dal 70 all’80 per cento in Italia e dal 64 al 77 per cento in Francia, per un generale effetto psicologico, dicono i sondaggi e non soltanto per le libertà in più che il Green Pass garantisce.

Più vaccinati, più vite salvate, proseguono gli studi. Sulla base di quanto sappiamo sull’efficacia dei vaccini, infatti, il Conseil francese azzarda una stima delle vite salvate dalle immunizzazioni. In Italia, nella seconda metà del 2021, ci sarebbero stati il 14 per cento di morti da Covid in più e in Francia fino al 32 per cento in più. Questi dati raffigurano i vaccini come un autentico muro che arresta la deriva dai sintomi gravi alle ospedalizzazioni ai decessi.

Come sempre, in tutta questa lunga vicenda della pandemia, i cruciali dati sulla salute si riflettono crudamente sull’attività economica: con meno vaccinati, come sarebbe andata l’economia? Peggio, è la conclusione, e non di poco. Francia e Italia avrebbero perso almeno mezzo punto di Pil, zavorrando la vigorosa ripresa che ha segnato il 2021. In realtà, è una valutazione, probabilmente, ancora timida. L’effetto del Green Pass nel salvaguardare l’attività economica si è potuto manifestare pienamente, ad esempio in Italia, solo nelle ultime settimane dell’anno e le ultime restrizioni (nei trasporti e nei luoghi di lavoro) non hanno avuto ancora tempo di manifestare il loro effetto. Probabilmente, solo a fine primavera potremo capire che i certificati verdi, oltre alla salute, hanno salvato anche l’economia.

Maurizio Ricci

Maurizio Ricci

Giornalista