La Germania continua a zoppicare vistosamente su un sentiero di stagnazione economica che ormai costeggia il burrone della recessione. L’ennesima conferma è giunta oggi dall’indice Ifo di aprile (86,6 punti), in calo per il secondo mese consecutivo, che ha bruscamente allontanato le speranze effimere di chi – dopo i due rialzi di gennaio e di febbraio – credeva già di vedere delinearsi all’orizzonte lo scenario di un’imminente ripresa.
Nel contempo, sul fronte politico, il governo di Berlino sembra progressivamente accettare l’idea che l’economia tedesca – dopo un 2001 e un 2002 in stagnazione – trascorrerà anche il 2003 sotto l’egida di una crescita assai modesta. Proprio oggi, infatti, il ministro dell’Economia e del lavoro, il socialdemocratico Wolfgang Clement, ha ridotto le previsioni di incremento del pil 2003 dall’1% allo 0,75%, formulando l’ipotesi ottimistica che la disoccupazione media tocchi quota 4,5 milioni quest’anno, per calare solo leggermente (a 4,4 milioni) nel 2004. Ma la giornata di oggi ha registrato un segnale molto negativo, per la valutazione del clima economico-politico generale, anche sul fronte societario. Infineon non ha smentito, infatti, le indiscrezioni secondo cui l’azienda – uno dei fiori all’occhiello dell’industria tecnologica tedesca – starebbe seriamente valutando l’ipotesi di trasferire la propria sede all’estero. Il numero uno del gruppo produttore di microchip, Ulrich Schumacher, secondo quanto riportato dalla ‘Frankfurter Allegmeine Zeitung’, avrebbe intenzione di sottoporre l’operazione al consiglio di sorveglianza della società se il cancelliere Schroeder non dovesse mutare i propri indirizzi di politica economica e fiscale, troppo penalizzanti, secondo Schumacher, nei confronti delle aziende tedesche.
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