Non e’ andata benissimo, nel 2025. I dati diffusi oggi dall’Istat parlano chiaro. Nel 2025 il Pil e’ cresciuto solo dello 0,5, contro la stima di previsione di gennaio che lo dava in salita dello 0,7. In compenso, e’ cresciuta la pressione fiscale, che ha superato quota 43%. Quanto al rapporto deficit-pil, si attesta al 3,1%: in discesa rispetto al 3,4% dello scorso anno, ma ancora superiore a quel 3% che il governo prevedeva nel Documento programmatico di ottobre, necessario per uscire dalla procedura di infrazione Ue. Un risultato che il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha imputato a una ”coda dell’effetto del super bonus edilizio”.
Quanto alla pressione fiscale, nel 2025 è risultata pari al 43,1%, in aumento rispetto all’anno precedente (era 42,4%), per effetto di una crescita delle entrate fiscali e contributive (+4,2%) superiore a quella del Pil a prezzi correnti (+2,5%). Un salto di 0,7 punti percentuali, come ha precisato l’Istat. Sempre l’Istat avverte che il dato sul rapporto deficit pil potrebbe non essere definitivo, ed essere quindi rivisto prima della data del 21 aprile, in cui verranno esaminate le procedure di infrazione: “Il Conto consolidato delle Amministrazioni pubbliche sarà trasmesso all’autorità statistica europea, come da Regolamento, entro il 31 marzo. Il conto – ha spiegato l’Istat – è suscettibile di modifiche a conclusione del processo di notifica per deficit eccessivo, il 21 aprile 2026, se dovessero essere disponibili informazioni più aggiornate”.
Inoltre, il debito è salito al 137,1% dal 134,7% del 2024. Il saldo primario è positivo e pari a 16.860 milioni di euro, con un’incidenza sul Pil pari a +0,7% da +0,5% del 2024, soprattutto per la forte crescita delle entrate (+46,5 miliardi). Il saldo di parte corrente è anch’esso positivo e pari a 48.576 milioni di euro in miglioramento rispetto al 2024 (era 36.218 milioni). Questo risultato rispecchia una crescita delle entrate correnti (+41,8 miliardi) più sostenuta di quella delle uscite correnti (+29,4 miliardi).
Dal lato della domanda interna si è registrato un incremento in volume del 3,5% degli investimenti fissi lordi e dello 0,9% dei consumi finali nazionali rispetto al 2024. Per quel che riguarda i flussi con l’estero, le importazioni di beni e servizi sono salite del 3,6% e le esportazioni dell’1,2%.
La domanda nazionale al netto delle scorte ha contribuito positivamente alla dinamica del Pil in volume per 1,5 punti percentuali, mentre l’apporto della domanda estera netta e della variazione delle scorte sono stati negativi per 0,7 e 0,2 punti rispettivamente.
Il valore aggiunto ha registrato aumenti in volume dello 0,3% nell’industria in senso stretto, del 2,4% nelle costruzioni e dello 0,3% nelle attività dei servizi, mentre si è registrata una lieve flessione dello 0,1% nell’agricoltura, silvicoltura e pesca.
Nel 2025 le unità di lavoro (Ula) sono aumentate dell’1,3%, a sintesi di una crescita dell’1% delle Ula dipendenti e dell’1,8% delle Ula indipendenti. L’aumento ha riguardato i macrosettori delle costruzioni con 2,3% e dei servizi con 1,8%, mentre sono in calo dello 0,5% l’agricoltura, silvicoltura e pesca e dell’1,1% l’industria in senso stretto.
I redditi da lavoro dipendente e le retribuzioni lorde sono aumentati rispettivamente del 3,8 e del 3,7%. Le retribuzioni lorde per unità di lavoro hanno registrato un incremento del 2,6% nel totale dell’economia; nel dettaglio, ci sono stati aumenti del 3,5% per l’industria in senso stretto, del 4,7% per le costruzioni e del 2,4% nei servizi, mentre è risultato in diminuzione dell’1,5% il settore agricolo.























