Ventiquattro giugno 2014. L’Italia perde 1-0 contro l’Uruguay e viene buttata fuori ai gironi nel mondiale brasiliano. Dodici anni fa l’ultima apparizione della nostra nazionale a un mondiale. Nella politica interna il Partito democratico veleggiava intorno al 40%, mentre l’attuale prima forza di governo, Fratelli d’Italia, naviga su un 4%. Nel mondo del calcio di allora il Var era una sigla priva di significato. Spotify, TikTok e Dazn non esistevano. Dopo la sconfitta ai rigori contro la Bosnia, che ci ha escluso per la terza volta di fila dalle fasi finali di un campionato del mondo, in molti scrivono e commentano che intere generazioni di ragazzi non hanno mai visto una partita dell’Italia ai mondiali.
Ma quali sono i mali che affliggono il nostro calcio? Anche il sindacato si sta interessando di questo sport come di altri, per tutelare i diritti dei lavoratori ma occupandosi anche di altre questioni, come le ripetute aggressioni agli arbitri che si stanno verificando nelle serie minori. Ed è proprio per rappresentare chi non ha tutele e fermare l’escalation contro gli arbitri che la Uil ha lanciato l’Ufficio dello sport.
“Questa è un’ulteriore delusione che si aggiunge a quelle passate” afferma il segretario organizzativo di via Lucullo Emanuele Ronzoni. “Credevamo che il calcio avesse raggiunto un certo livello, ma gli scarsi risultati ottenuti sia dalla nazionale sia dalle squadre di club, che non hanno brillato sul piano europeo, ci fanno dire tutt’altro. E tutte quelle discipline che per molto tempo abbiamo erroneamente considerato secondarie ora non lo sono più, penso al tennis, al nuoto, alla pallavolo agli sport olimpici e paraolimpici, ora non lo sono più. Anzi ora è il calcio che si guadagna il rango di sport secondario”.
“Credo che vada cambiata la cultura del calcio, partendo dagli stipendi di calciatori e allenatori che sono troppo elevati. Abbiamo puntato su atleti che, alla lunga, non hanno dimostrato di essere all’altezza. Atleti che guadagnano milioni di euro a fronte di altri che per poche centinaia di euro gareggiano e vincono in discipline più impegnative e faticose”.
C’è poi la gestione politica del calcio. “Gravina dovrebbe essere il primo a dimettersi – afferma il sindacalista della Uil -. È vero che stiamo parlando di uno sport ma è anche la più grande azienda del paese, dove girano risorse e sponsorizzazioni. E come avviene nelle grandi aziende devono esserci persone che abbiano le competenze giuste per gestirle. Dobbiamo uscire fuori dalla logica delle correnti, delle lobby d’interesse che nel calcio ci sono sempre state e continuano a esserci. Non ci sono bastati tutti gli scandali degli anni passati. Quindi io sarei per un azzeramento degli attuali vertici, un ringiovanimento, scegliendo in base alle professionalità, e programmando. Al momento io non vedo una programmazione, non vedo una politica industriale per il calcio”.
Per Ronzoni “occorre ripartire dal basso, da vivai delle squadre. Molto spesso ci si affida a calciatori stranieri, che magari calcisticamente non danno quel salto di qualità che una squadra si aspetta, e questo impedisce ai nostri giovani di emergere. C’è ovviamente un problema di strutture. Nelle periferie, nei comuni più piccoli mantenere un campetto ha dei costi, e se non si aiutano queste realtà, che non riescono a esprimere una squadra di calcio, forse si impedisce a qualche talento di sbocciare, di essere visto. Ma il problema riguarda anche le piccole società calcistiche, che non hanno la forza economica per sorreggersi. Quando la base è debole poi questo si ripercuote anche ai livelli più alti”.
“Come sindacato – spiega Ronzoni – non abbiamo modo di incidere in questi processi. Ma da tempo denunciamo come Gravina e la Figc non abbiamo manifestato attenzione e interesse ai problemi che solleviamo. Prima di tutto l’intero sistema non ha mai affrontato il tema delle tutele per chi, oltre ai calciatori, lavora in questa grande azienda che è il calcio. Non ci sono tutele occupazionali, non ci sono tutele per il salario, mancano garanzie sotto il profilo previdenziale e assicurativo. E c’è poi tutta la questione legata alle violenze nei confronti degli arbitri sul quale nulla è stato fatto. Servono misure per garantire la loro sicurezza. Le squadre di calcio, se vogliono iscriversi e partecipare ai rispettivi campionati, devono avere l’obbligo di farsi carico dell’incolumità dei direttori di gara”.
“Se queste sono le condizioni di campi da calcio di provincia, come si può pensare che le sorti della nazionale siano migliori?” conclude Ronzoni.


























