“Ha il sapore della beffa il dietrofront del Gruppo Natuzzi, che ha rimangiato il precedente impegno sul rilancio dell’azienda e ha di fatto confermato gli esuberi già annunciati. Una beffa perché la ‘resa’ del Gruppo di Santeramo in Colle, in provincia di Bari, arriva dopo oltre 20 anni di risorse ricevute dallo Stato per gli ammortizzatori sociali e in concomitanza con la giornata nazionale del Made in Italy, che si celebra oggi in tutta Italia, nell’anniversario della nascita di Leonardo da Vinci, il 15 aprile del 1452”. Lo dichiara Ottavio De Luca, segretario generale della Filca-Cisl nazionale.
“Natuzzi è stato uno dei fiori all’occhiello del Made in Italy – prosegue De Luca – grazie alla grande professionalità dei suoi addetti e alla qualità dei suoi prodotti. Da anni siamo impegnati insieme alle istituzioni a tutti i livelli per un rilancio del Gruppo, ma da un lato la Regione Puglia deve onorare quanto prima gli impegni già presi, dall’altro la dirigenza aziendale continua a presentare Piani industriali senza visione, senza futuro. Il dietrofront di questi giorni è grave e sbagliato, perché prevede una ristrutturazione unilaterale, rischi sul mantenimento dei livelli occupazionali, una proposta di incentivi all’esodo senza garanzie e strumenti di accompagnamento. Addirittura – sottolinea De Luca – si paventa il rischio di un trasferimento all’estero di produzioni attualmente realizzate negli stabilimenti in Puglia e Basilicata, nonostante il recente impegno sul reshoring, vale a dire il rientro di produzioni precedentemente delocalizzate in Romania”.
Tutto questo, prosegue, “avviene nonostante da oltre 20 anni Natuzzi continui a ricevere soldi pubblici per gli ammortizzatori sociali. Insomma, l’ennesimo Piano industriale appare più una resa che un rilancio: per questo abbiamo annunciato l’avvio di una mobilitazione con assemblee territoriali, coinvolgimento delle istituzioni e della stampa, presidi permanente da organizzare davanti agli stabilimenti, forme di sciopero e anche una manifestazione a Roma”.
A rischio ci sono ben 1.850 posti di lavoro, in un’area concentrata tra i comuni di Gravina, Altamura, Santeramo, nella Murgia barese: “Una vera bomba sociale che abbiamo il dovere di disinnescare, ma solo con l’impegno di tutti, a partire dall’azienda, che deve dimostrare coraggio, lungimiranza, riconoscenza verso i lavoratori e rispetto del territorio”, conclude il segretario generale della Filca.



























