Una vittoria prevista da settimane, ma forse un po’ meno soddisfacente del previsto. Giorgio Squinzi e’ stato eletto nuovo presidente di Confindustria dal voto della Giunta, ma con soli 11 punti di scarto rispetto al rivale, Alberto Bombassei; 93 a 82. E lo scarto poteva essere ancora minore se, come ha rivelato Paolo Scaroni, l’Eni non avesse deciso di appoggiare Squinzi con tutto il peso dei suoi 6 voti di Giunta. In pratica, l’Ad del gruppo petrolifero mette il cappello sulla prossima presidenza: ‘’se noi non avessimo votato Squinzi ci sarebbe stato un sostanziale pareggio e non sarebbe stato un bene”, ha dichiarato al termine della riunione di Giunta. E la prima ricompensa per questo fondamentale appoggio dovrebbe arrivare con la nomina di Giampiero Massolo, diplomatico di lungo corso, molto apprezzato ai piani alti dell’Eni, come direttore generale dell’associazione degli industriali.
Chi ha seguito da vicino la competizione tra Squinzi e Bombassei sa bene che anche il risultato di quest’ultimo e’ a sorpresa rispetto alle previsioni. Ancora pochi giorni fa i principali quotidiani accreditavano Squinzi per oltre 100 voti, e Bombassei poco oltre i 50. Altre voci davano Bombassei pronto al ritiro, dopo aver constatato una scarsa messe di voti. E ancora mercoledi sera, alla vigilia del voto, fonti vicine a Squinzi indicavano la distanza tra i due candidati in una forbice compresa tra 30 e 60 voti. Un altro errore di calcolo, evidentemente; oppure, un’ultima dose dei ‘’ veleni” interni che hanno caratterizzato la corsa.
Sta di fatto che la battaglia e’ stata combattuta fino all’ultimo, e ha portato alla luce una Confindustria divisa e quindi, probabilmente, indebolita. Questa tesi viene tuttavia definita semplicistica da un ex presidente di peso come Luigi Abete, che da’ degli eventi una lettura esattamente opposta: ‘’proprio perché siamo forti e compatti -afferma il presidente Bnl, che ha votato per Squinzi- possiamo permetterci di schierarci su fronti diversi nella scelta del leader. Sapendo che un minuto dopo l’elezione del vincitore tutte le divisioni saranno superate”. E in effetti le prime dichiarazioni dopo la vittoria di Squinzi vanno nella direzione di negare spaccature e confermare che ‘’sarà’ il presidente di tutti”. Lo stesso Bombassei ha precisato che intende mettersi a disposizione del nuovo leader per collaborare con lealtà, smentendo così le voci che lo volevano a capo di una sorta di fronda pronta a programmare, addirittura, una scissione.
Le differenze però ci sono, eccome. E anche queste trapelano dalle prime dichiarazioni dopo il voto. Per esempio, interpellato sull’articolo 18 il futuro presidente ha preferito limitarsi a prendere tempo, in attesa di poter leggere il dispositivo del governo e ricordando che, in ogni caso ‘’sta ad Emma Macegaglia commentare: e’ lei la presidente”. Ma ha anche aggiunto: ‘’ Sono per un colloquio continuo, costruttivo, per individuare i problemi e risolverli insieme. Le relazioni industriali -ha aggiunto- vanno costruite su un rapporto serio. Io da presidente di Federchimica ho firmato 6 contratti con tutti i sindacati al tavolo, senza un’ ora di sciopero, ottenendo concessioni definite epocali”. Parole eloquenti, soprattutto alla luce dello scontro violento che si profila in queste ore proprio sulla riforma del lavoro voluta caparbiamente dal Governo Monti, che ha portato sulle barricate la Cgil e una parte del Pd, e che sta trascinando, pero’, anche la stessa Cisl, in un primo tempo favorevole alla liberalizzazione dei licenziamenti per cause economiche ma che oggi, con una nota firmata dal segretario Raffaele Bonanni, fa sapere di ritenere necessarie parecchie modifiche rispetto alla soluzione prospettata dal Governo. Per contro, nelle stesse ore, la presidente uscente Marcegaglia ha dichiarato che la Confindustria non e’ disposta ad accettare modifiche. Che posizione prendera’ Squinzi? Questo, probabilmente, sara’ il suo primo banco di prova: il nuovo presidente sara’ insediato con pieni poteri solo il 23 maggio, ma se il governo sceglierà, come sembra probabile, la strada della legge delega (e non del decreto legge, di immediata esecuzione) e del dibattito parlamentare, la sua elezione formale da parte dell’assemblea avverra’ a lavori ancora in corso. E sara’ interessante vedere se cambiera’ linea rispetto al predecessore. Oggi, intanto, Squinzi incassa il buon lavoro di Susanna Camusso, che saluta la sua elezione con parole altrettanto eloquenti: “Le mie congratulazioni a Squinzi per la designazione a nuovo presidente di Confindustria – scrive in una nota il segretario della Cgil- Mi auguro che l’atteggiamento costruttivo e responsabile dimostrato negli anni alla guida di Federchimica siano un punto di riferimento per la costruzione di relazioni sindacali positive. Mi auguro che la sua presidenza punti alla valorizzazione del lavoro e dei lavoratori che sono la vera ricchezza di questo Paese, il vero e unico punto di riferimento dal quale ripartire adesso per il futuro”,
In attesa di capire come evolvera’ la situazione sull’articolo 18, tra un mese esatto il presidente designato si ripresentera’ in Giunta per sottoporre al voto sia il programma che la squadra. Di cui dovrebbero far parte, oltre al gia’ citato Massolo nel ruolo di Direttore generale in sostituzione di Giampaolo Galli, anche l’attuale leader degli industriali di Roma, Aurelio Regina (tra gli artefici principali della vittoria di Squinzi), come vicepresidente con delega per le relazioni industriali e le riforme, e l’Ad dell’Enel, Fulvio Conti, con la delega per il Centro Studi. Ma ovviamente il ‘’pacchetto” presidenza dovra’ tenere conto anche dell’esito del voto: in altre parole, dei desiderata dell’altra meta’ del cielo confindustriale, quello, cioe’, che tifava per Bombassei.
Nunzia Penelope

























