I lavoratori della sanità privata e del socioassistenziale sono in piazza per uno sciopero a causa del mancato avvio delle trattative per il rinnovo dei contratti con Aris e Aiop, scaduti da 8 e 14 anni. I segretari generali di Fp-Cgil, Cisl-Fp e Uil-Fpl Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi, “pur apprezzando i tentativi di mediazione messi in campo dal ministero”, ribadiscono l’impossibilità di fare passo indietro. “La distanza tra la realtà dei bilanci aziendali e la sofferenza dei lavoratori è ormai incolmabile”. Si tratta di 300mila lavoratori “che tengono in piedi un servizio pubblico essenziale senza vedere riconosciuto il proprio valore da troppi anni”.
Secondo i sindacati, i dati parlano di un settore “che attraversa un’autentica età dell’oro”. Nel 2023 il fatturato complessivo ha toccato la cifra record di 12,02 miliardi di euro, segnando una crescita del 15,5% rispetto al 2019. La capacità di generare cassa del comparto è salita a 1.105,5 milioni di euro, mentre l’utile netto è raddoppiato in un solo anno, raggiungendo i 449 milioni di euro. Le aziende dispongono oggi di una liquidità che sfiora gli 1,8 miliardi di euro. “Eppure, a fronte di questo boom finanziario, si continua a negare il rinnovo a chi aspetta da 8 anni nella sanità privata e da ben 14 anni nelle Rsa. Uno stallo inaccettabile, ancor più se si considera che sono state recentemente rinnovate le tariffe sulla riabilitazione ospedaliera con un incremento del 14%, di cui gioverà in buona parte proprio il privato accreditato, dato che il servizio è in larga misura nelle loro mani. Nonostante queste risorse aggiuntive, ad oggi non c’è ancora un tavolo aperto”.
Nell’esprimere solidarietà e vicinanza ai lavoratori, il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, sottolinea la necessità di “riconoscere salari e diritti adeguati a lavoratrici e lavoratori che svolgono un ruolo fondamentale nella cura dei cittadini e nell’assistenza delle persone più fragili. Il ministero della Salute e la Conferenza delle Regioni devono dare una norma che vincoli gli accreditamenti istituzionali all’applicazione e al rinnovo dei contratti collettivi, sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative. È inammissibile che, a parità di lavoro, non corrispondano parità di salario e di diritti. Basta speculazioni sulla pelle delle lavoratrici e dei lavoratori”, conclude il segretario generale della Cgil.
Piena solidarietà e sostegno anche dalla leader della Cisl, Daniela Fumarola. “Non è più tollerabile che chi garantisce ogni giorno assistenza, cura e dignità alle persone continui a pagare il prezzo di ritardi e inerzie ingiustificabili. Chiediamo alle associazioni datoriali e alle istituzioni un atto di coerenza e responsabilità: si sblocchino le trattative e si diano risposte concrete a chi, con professionalità e dedizione, sostiene una parte essenziale del nostro sistema sanitario e sociosanitario. Riconoscere e valorizzare il loro lavoro significa difendere la qualità dei servizi, tutelare i diritti dei lavoratori e rafforzare un pilastro fondamentale di coesione e giustizia sociale”, conclude Fumarola.






























