I dati Istat sul lavoro “confermano che gli occupati aumentano da tre anni e che ad aumentare è il lavoro stabile, mentre l`incidenza del lavoro a termine continua a scendere arrivando all`11,6%”. È quanto sottolinea il segretario confederale della Cisl, Mattia Pirulli.
“Contemporaneamente – prosegue – restiamo agli ultimi posti in Europa per occupazione giovanile e femminile: nonostante i miglioramenti di questi anni riguardino in buona parte anche queste categorie, resta il problema della loro elevata inattività (pensiamo all`elevato numero di neet e alle difficoltà per le donne di conciliare vita e lavoro), in paradossale contraddizione con la carenza di personale ad ogni livello, che le aziende private e la Pubblica Amministrazione denunciano oramai da anni”.
Nel dibattito pubblico “sembra però prevalere il tema della precarietà diffusa del lavoro – aggiunge – benché sia in riduzione e purtroppo concentrata tra i giovani con bassa o inadeguata qualificazione che li porta a restare intrappolati in contratti brevi e reiterati. Si tratta certamente di un punto critico, ma va chiaramente identificato ed affrontato per la sua reale dimensione e come parte di un problema più ampio: da un lato giovani e donne che non possiedono le professionalità richieste dal mercato, dall`altra un significativo numero di aziende medio-piccole che non sono in grado di innovare e risparmiano sui costi del personale. Sono fenomeni che non si contrastano cambiando le leggi sul lavoro bensì insistendo su orientamento scolastico e universitario, sulle politiche attive, sulla formazione continua, sugli incentivi alla contrattazione aziendale perché introduca misure di conciliazione vita-lavoro, su una politica industriale che incentivi la ricerca e l`innovazione. Non dobbiamo perdere altro tempo e stare sulle reali emergenze”.
e.m.





























