Una riforma organica del settore del lavoro domestico è urgente e non più rinviabile. È quanto le parti sociali firmatarie del contratto di settore – Fidaldo, Domina, Filcams, Fisascat, Uiltucs e Federcolf – hanno chiesto nella piattaforma unitaria inviata alle istituzioni. Cinque i punti sui quali si chiede un intervento legislativo prioritario, per garantire anche ai lavoratori domestici i diritti riservati a tutti gli altri: tutela economica in caso di malattia; tutele economiche e normative in caso di maternità e genitorialità; agevolazioni fiscali e contributive per le famiglie datrici di lavoro che applicano correttamente il contratto del settore; gestione dei flussi migratori che permetta l’accesso nel Paese dei migranti, che rappresentano una quota significativa degli addetti del settore, promuovendo accoglienza e inclusione; contrasto del lavoro irregolare e, allo stesso tempo, valorizzazione del lavoro domestico come importante misura a sostegno della disabilità, della non autosufficienza e della genitorialità.
Il settore, che rappresenta uno dei principali strumenti di conciliazione tra tempi di vita e di lavoro e un fattore decisivo per la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, coinvolge oltre 1,5 milioni di cittadini tra assistenti familiari, famiglie e persone assistite, contando circa 817.000 lavoratori regolari e oltre 900.000 famiglie datrici di lavoro, con una spesa privata che, oltre a rappresentare un risparmio significativo per lo Stato, corrisponde allo 0,9 del Pil nazionale. Alle quote di lavoro emerso deve però essere sommata la percentuale straordinariamente elevata di lavoro irregolare, grande piaga del settore, unica per proporzioni nel mondo del lavoro.
“L’irregolarità compromette la dignità del lavoro, limita l’accesso ai diritti sociali e previdenziali, indebolisce le famiglie e priva lo Stato di risorse fiscali e contributive rilevanti – dichiarano le parti sociali firmatarie della piattaforma – al lavoro domestico non si riconosce ancora la funzione essenziale che assolve nel sistema di welfare familiare e nazionale, garantendo cura e assistenza a bambini, anziani e persone con disabilità, e le norme che regolano il settore non risultano adeguate a rispondere ai bisogni reali né delle famiglie né dei lavoratori”.




























