Nel 2024 sono stati attivati oltre 1,36 milioni di contratti di somministrazione, pari al 10,3% del totale dei rapporti di lavoro, con una quota che si mantiene stabile anche nel 2025. La somministrazione non è solo lavoro temporaneo: nel 2024 il 4,7% dei contratti è stato a tempo indeterminato, mentre le trasformazioni da tempo determinato a indeterminato sono cresciute del +1,7% nei primi 9 mesi del 2025 rispetto all’analogo periodo del 2024. Il settore dei servizi si conferma trainante, assorbendo quasi il 70% delle missioni attivate, con una crescita dello 0,8% fra il 2023 e il 2024, mentre l’industria segna, nello stesso periodo, una flessione dell’11,5%. L’industria rappresenta il secondo comparto per numero di missioni attivate, con una quota di poco inferiore al 30% del totale. E’ quanto rileva un rapporto Censis-Assosomm sul lavoro in somministrazione.
A fine settembre 2025 un terzo dei contratti di somministrazione è stato sottoscritto da lavoratori stranieri (33,5%), con picchi nel Nord-Est (44,2%) e Nord-Ovest (37,5%). La somministrazione si conferma canale privilegiato per i giovani: il 27,6% dei rapporti attivati riguarda under 24, e il 27,7% la fascia 25-34 anni (gennaio-settembre 2025). La somministrazione sembra rappresentare una modalità d’impiego sempre più accessibile anche per le fasce mature over 55 anni, indicando come le ricollocazioni dirette o le attività residuali e autonome non costituiscano più le uniche alternative disponibili. Nel 2024 le donne rappresentavano il 48,3% dei rapporti in somministrazione; nel 2025 la quota si è attestata al 46,9%.
Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto guidano la classifica regionale, con la Lombardia che da sola rappresenta il 25,8% delle assunzioni in somministrazione. Nel 2024 sono aumentati del 16,1% i rapporti cessati dopo un anno, mentre diminuiscono quelli di brevissima durata. Le agenzie per il lavoro si confermano snodo strategico per la formazione: percorsi di base, specialistici e on the job aumentano le opportunità di impiego e favoriscono la stabilizzazione. Dal rapporto emerge che il lavoro in somministrazione è in grado di indicare la strada per risolvere, nel breve e nel medio periodo, le incongruenze e i condizionamenti oggi presenti nel mercato del lavoro, agendo, da un lato, sulla partecipazione femminile e dei giovani e contribuendo così a ridurre le sacche di inattività e sviluppando, dall’altro, modalità di inserimento basate sulla formazione e la creazione di competenze preziose per le imprese.
Per Rosario Rasizza, presidente di Assosomm, i dati confermano che il lavoro in somministrazione “è il vero laboratorio dell’occupazione italiana. Siamo di fronte a un modello che anticipa le tendenze del mercato e offre soluzioni concrete alle esigenze di imprese e lavoratori”. Rasizza sottolinea in particolare la capacità della somministrazione di coinvolgere i giovani, con quasi il 28% dei rapporti attivati nella fascia under 24, e di garantire inclusione: il 34% dei contratti è stato sottoscritto da lavoratori stranieri, con punte che superano il 40% nel Nord-Est. A dimostrazione “che il nostro settore è un canale privilegiato per chi cerca opportunità e integrazione”.
Non meno importante, aggiunge – è il dato sulla stabilizzazione: “Nel 2024 sono cresciute le trasformazioni da tempo determinato a indeterminato e si riduce la quota di rapporti di brevissima durata. La somministrazione non è più sinonimo di temporaneità, ma sempre più spesso rappresenta una porta d’ingresso stabile nel mondo del lavoro. Il lavoro in somministrazione si rivela così il reparto avanzato dell’occupazione italiana: inclusivo, dinamico, capace di anticipare le tendenze e di offrire soluzioni concrete alle esigenze di imprese e lavoratori. Un modello che potrebbe indicare la strada per superare i paradossi e le rigidità del mercato del lavoro nazionale”.























