Nel 2024 risulta occupato il 94,4% dei 15-64enni che si trovavano nella stessa condizione nel 2023, una quota più elevata di quella osservata nel periodo precedente (94% nel 2022-2023) che prosegue il trend in aumento della permanenza nell’occupazione già osservato nel 2021-2022. Diminuisce, invece, la permanenza nella disoccupazione (31,5%, -4,8 punti) a vantaggio dell’inattività: la quota di disoccupati che a distanza di un anno risulta occupato scende al 23% (dal 26,4% nel 2022-2023); in diminuzione anche la quota di inattivi che diventano occupati (dall’8,5% al 6,9%), a fronte di un aumento della permanenza nell’inattività (87,8%, +2,8 punti). È quanto emerge dal focus dell’Istat ‘La componente longitudinale della rilevazione sulle forze di lavoro’.
Più nel dettaglio, l’occupazione della popolazione longitudinale tra il 2023 e il 2024 è cresciuta, a seguito della differenza positiva tra il tasso di riallocazione per entrate (5,4%) rispetto a quello delle uscite (5,3%), ma l’intensità della crescita (+0,1 punti percentuali) è stata inferiore a quella del 2022-2023 (+1,1 punti percentuali), a seguito della forte riduzione degli ingressi e della contenuta decrescita delle uscite.
Nonostante il tasso di permanenza nell’occupazione aumenti soprattutto tra le donne (+0,7 punti), nel Mezzogiorno (+1,3 punti), tra gli stranieri (+2,7 punti) e chi ha un basso titolo di studio (+1 punto), la permanenza nell’occupazione è maggiore tra gli uomini (95,3%) rispetto alle donne (93,2%), nel Nord (95%) in confronto al Mezzogiorno (93,2%), tra i laureati (96,5%) rispetto a chi possiede al massimo la licenza media (92,5%), tra gli italiani (94,4%) in confronto agli stranieri (93,9%).
Tra coloro che nel 2023 erano dipendenti a termine, il 18% nel 2024 ha un contratto a tempo indeterminato; il valore era superiore di quasi 5 punti percentuali nel 2022-2023 e pari al 22,7%.
Tra i nuovi occupati, diminuisce la quota dei dipendenti a tempo indeterminato, passando dal 28,7% del 2022-2023 al 28,3% del 2023-2024.
I lavoratori a tempo parziale che, dopo 12 mesi, hanno ancora lo stesso regime orario nel 2023-2024 sono l’80%; erano il 76,2% nel 2022-2023.


























