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Home - Approfondimenti - La nota - Leadership e governo dell’Intelligenza Artificiale, la CIDA apre le celebrazioni per i suoi 80 anni con la presentazione primo AI Management Index

Leadership e governo dell’Intelligenza Artificiale, la CIDA apre le celebrazioni per i suoi 80 anni con la presentazione primo AI Management Index

di Elettra Raffaela Melucci
10 Giugno 2026
in La nota
Leadership e governo dell’Intelligenza Artificiale, la CIDA apre le celebrazioni per i suoi  80 anni con la presentazione primo AI Management Index

L’Intelligenza Artificiale è già entrata nelle organizzazioni italiane, ma la sfida decisiva non è più l’adozione della tecnologia. È la capacità di governarla, orientarla e trasformarla in uno strumento di crescita, produttività e sviluppo, senza rinunciare alla sovranità tecnologica e al ruolo centrale del capitale umano. È da questa consapevolezza che ha preso le mosse “Leadership e governo dell’Intelligenza Artificiale”, appuntamento di apertura delle celebrazioni per gli 80 anni di CIDA, durante il quale è stato presentato l’AI Management Index (AIMI), il primo indice italiano dedicato alla misurazione della maturità manageriale nell’adozione e nella governance dell’AI.

Richiamando le parole di Papa Leone XIV, il presidente di CIDA Stefano Cuzzilla ha descritto l’Intelligenza Artificiale come un grande cantiere della trasformazione contemporanea, sottolineando come la vera sfida non sia tecnologica ma, appunto, di leadership. Un tema che, ha ricordato, emerge anche dagli interventi delle principali istituzioni economiche e sociali del Paese, dalle considerazioni del governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta alle posizioni espresse dal presidente di Confindustria Emanuele Orsini, fino ai richiami del presidente della Repubblica Sergio Mattarella sulla necessità di accompagnare l’innovazione con adeguati presìdi etici e sociali.

È in questo contesto che CIDA e AI4I, l’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale, hanno concepito l’AI Management Index (AIMI). Lo studio ha coinvolto circa 1.800 dirigenti e manager del settore pubblico e privato con l’obiettivo di comprendere quanto il sistema italiano sia realmente preparato ad affrontare la trasformazione innescata dall’AI. “L’AI Management Index ci dice che il management italiano è già entrato nell’era dell’Intelligenza Artificiale. La vera sfida, oggi, non è adottare la tecnologia ma governarla. L’AI non riduce il bisogno di leadership: lo aumenta, lo concentra”, ha affermato Cuzzilla. “Più cresce la capacità delle macchine, più diventano importanti il giudizio umano, la responsabilità delle decisioni e la capacità di dare una direzione al cambiamento”.

I risultati dell’indagine, illustrati da Stefano Martinazzi, responsabile della pianificazione strategica, valutazione e controllo di AI4I, mostrano infatti una diffusione ormai ampia degli strumenti di AI nel lavoro manageriale. Quasi nove dirigenti su dieci (89%) dichiarano di utilizzarli nelle proprie attività professionali e il 57% registra già benefici concreti in termini di riduzione del tempo dedicato alle attività ripetitive. Un dato significativo riguarda anche l’approccio adottato dai manager: oltre l’80% verifica sempre o quasi sempre gli output generati dall’AI prima di impiegarli nei processi decisionali, a conferma di un atteggiamento improntato alla responsabilità e alla supervisione umana.

Se l’adozione individuale appare ormai consolidata, più complesso è il percorso di integrazione all’interno delle organizzazioni. Circa una realtà su due dispone già di una strategia sull’AI o la sta sviluppando, ma la governance rappresenta ancora il principale terreno di lavoro: soltanto il 12% delle organizzazioni ha completato un percorso strutturato di governo dell’Intelligenza Artificiale, mentre il 28% è ancora in fase di sviluppo.

Da questa fotografia nasce il valore dell’AIMI, che misura la maturità manageriale attraverso cinque dimensioni – strategia, integrazione nei processi, governance, competenze e capacità di generare risultati – restituendo un punteggio medio di 39,7 punti su 100. Un risultato che non descrive un sistema fermo, ma un Paese in transizione, nel quale la diffusione della tecnologia corre più rapidamente rispetto alla maturazione dei modelli organizzativi necessari per valorizzarne appieno il potenziale.

Tra i principali elementi di criticità emerge il tema delle competenze. Il pilastro Human-AI Skills registra infatti il punteggio più basso dell’intero indice, evidenziando come la formazione rappresenti oggi uno dei fattori decisivi per accompagnare la trasformazione. I manager, tuttavia, non chiedono soltanto più corsi: domandano percorsi di apprendimento integrati nei processi, affiancamento, mentoring e casi pratici, considerati strumenti indispensabili per tradurre l’innovazione in risultati concreti.

Per Fabio Pammolli, presidente di AI4I, la questione delle competenze rappresenta il vero fattore abilitante della nuova fase tecnologica. “Formazione continua, discipline STEM, collaborazione tra università, ricerca e imprese e valorizzazione dei talenti sono elementi essenziali per accompagnare l’evoluzione delle organizzazioni e tradurre il progresso tecnologico in produttività, innovazione e impatto industriale”. Un impegno che, secondo Pammolli, passa anche dalla capacità di accompagnare manager e alte professionalità nella comprensione e nel governo dell’AI, rafforzando così la competitività del sistema produttivo italiano.

Tra i temi emersi nel corso dell’incontro anche quello della sostenibilità energetica della rivoluzione digitale. L’amministratore delegato di Snam, Agostino Scornajenchi, ha richiamato l’attenzione sull’elevato fabbisogno energetico associato allo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale e dei data center, osservando come queste infrastrutture possano arrivare a consumare energia in misura paragonabile a quella di una grande acciaieria. Una sfida che, secondo Scornajenchi, impone di superare la tradizionale contrapposizione tra fonti fossili e rinnovabili per ragionare in termini di integrazione energetica, valorizzando tutte le tecnologie disponibili, dal gas al nucleare. In un contesto segnato dalle tensioni geopolitiche e dall’incertezza dei mercati energetici, la capacità di garantire approvvigionamenti adeguati diventa infatti una condizione essenziale anche per sostenere la crescita dell’AI. Una tecnologia che, ha sottolineato, rappresenta una straordinaria opportunità di conoscenza, sviluppo e gestione della complessità, a patto che sia accompagnata da competenze e responsabilità: perché il futuro, ha concluso, “si costruisce su spalle preparate, libere e responsabili”.

Il tema della leadership è stato richiamato anche dagli esponenti istituzionali intervenuti all’evento. Il sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento Paolo Barelli ha sottolineato come l’AI rappresenti un’opportunità per rafforzare la competitività della classe dirigente italiana, mentre Francesco Battistoni, segretario dell’Ufficio di Presidenza della Camera, ha ricordato il ruolo centrale della formazione manageriale e la necessità che le decisioni restino sempre nella sfera della responsabilità umana. Un principio che trova eco anche nel recente magistero pontificio, laddove si richiama la centralità della persona e la necessità che l’innovazione tecnologica resti al servizio della dignità umana.

Non a caso, tra le priorità individuate da CIDA figurano il rafforzamento delle competenze, la costruzione di una governance chiara dell’innovazione, il sostegno alla ricerca e all’ecosistema europeo dell’AI, la modernizzazione della pubblica amministrazione e il consolidamento della sovranità tecnologica europea. Ma per Cuzzilla la questione è ormai anche una sfida di sovranità “di tipo cognitivo”, ricordando come l’Italia e l’Europa dipendano ancora in larga misura da tecnologie, infrastrutture e piattaforme sviluppate altrove. In questa prospettiva, l’AI Management Index nasce anche come strumento per comprendere quanto il sistema produttivo e istituzionale sia preparato a governare la trasformazione, anziché subirla.

Da qui l’invito a utilizzare l’Intelligenza Artificiale come leva di sviluppo e non di sostituzione del capitale umano. “L’AI sarà davvero un’opportunità se sapremo utilizzarla per valorizzare il capitale umano e non per sostituirlo”, ha concluso il presidente di CIDA. “Il vero banco di prova non sarà la capacità di costruire macchine sempre più intelligenti, ma un’Italia capace di utilizzare quell’intelligenza per generare crescita, lavoro di qualità e sviluppo. In altre parole, una società all’altezza dell’intelligenza che stiamo creando”.

Elettra Raffaela Melucci

Elettra Raffaela Melucci

Elettra Raffaela Melucci

Giornalista de Il diario del lavoro

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