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Home - Approfondimenti - Interviste - Legno-arredo, Merli (Feneal Uil): con il rinnovo riconosciamo ai lavoratori salario e professionalità. Sulla filiera pesa il caro energia

Legno-arredo, Merli (Feneal Uil): con il rinnovo riconosciamo ai lavoratori salario e professionalità. Sulla filiera pesa il caro energia

di Tommaso Nutarelli
7 Settembre 2026
in Interviste
Legno-arredo, Merli (Feneal Uil): con il rinnovo riconosciamo ai lavoratori salario e professionalità. Sulla filiera pesa il caro energia

Segretario avete sottoscritto l’accordo per il rinnovo del contratto del comparto legno-arredo. Che valore ha questo accordo?

È un accordo molto importante, dove oltre a dare risposte sul piano economico abbiamo ottenuto un risultato significativo anche nella parte normativa. Il legno-arredo è centrale per la nostra industria e rappresenta un pezzo non trascurabile del Made in Italy. Per  questo ritenevamo giusto qualificarlo ulteriormente con questo contratto. Siamo chiamati anche a gestire, come molti altri comparti, un ricambio generazionale che si farà sentire quando i baby boomers andranno in pensione. È un contratto che riconferma la solidità delle nostre relazioni industriali e la responsabilità di tutte le parti in gioco. Questo si può vedere anche dalla centralità riconosciuta all’Osservatorio Bilaterale Legno, che ci permetterà di dialogare con il lato datoriale non solo all’approssimarsi della scadenza del contratto ma in modo costante, per mettere mano a situazioni che potrebbero richiedere un miglioramento.

Dal punto di vista professionale ed economico cosa prevede il testo?

Abbiamo inserito il passaggio in automatico dal livello AE1, che per capirci sarebbe quello base di accesso, all’AE2. Questo automatismo, che entrerà a regime da gennaio 2028, sarà tuttavia effettivo da inizio 2027 per chi si trova nel settore da 24 mesi. Si tratta di un’innovazione normativa che garantisce a tutti i lavoratori un passaggio al livello AE2 dopo due anni, con risvolti positivi non solo sul fronte salariale ma anche della qualifica professionale. La parte economica si è mossa su un doppio binario: valorizzazione della retribuzione fissa, con un incremento di 134 euro distribuiti in due trance da 95 e 39 euro, e recupero di quanto perso a causa dell’inflazione.  Questo secondo punto è stato ottenuto tenendo conto dell’Ipca, non depurata dai beni energetici, i cui aggiustamenti per gennaio 2027 e 2028 sono stimanti al 2,4 e al 2,6%. Questo porta l’intervento salariale a un valore complessivo che potrebbe superare i 250 euro.

Su salute e sicurezza cosa dice il contratto?

Nel documento c’è l’aumento del numero degli Rls, da uno a due, nelle aziende dai 120 ai 200 addetti. Questo vuol dire una maggiore rappresentanza sindacale e un maggior confronto con le imprese e le parti datoriali. Inoltre stabilire il numero degli Rls in fase di contrattazione ci permette di avere un quadro di regole comuni condivise che elimina qualsiasi dubbio. Abbiamo lavorato molto anche sulla prevenzione, sui cosiddetti near miss ossia i “quasi incidenti”, con l’obbligo di tracciamento per le aziende sopra i 15 dipendenti. È un aspetto rilevante, che non solo ha una valenza preventiva ma anche formativa molto marcata.

Un passaggio riguarda anche gli appalti.

Abbiamo lavorato molto per estendere e applicare la legalità negli appalti, valorizzando non solo la contrattazione di Feneal, Fillea e Filca ma anche quella delle centrali confederali con Confindustria e il mondo dell’artigianato. Fortunatamente il livello di copertura del contratto è elevato e capillare, e non abbiamo al momento seri problemi dati dal dumping contrattuale. Questo non vuol dire che non dobbiamo tenere la guardia alta perché sappiamo benissimo che la contrattazione pirata porta meno stipendio, meno diritti e meno tutele.

L’accordo accordo interviene anche su molti istituti che guardano non solo al benessere ma anche alla dignità del lavoratore. Quali?

Abbiamo voluto mettere al centro il lavoratore inteso come persona, attraverso l’inserimento o il rafforzamento di alcuni istituti. Per chi deve combattere con una malattia lunga il contratto prevede l’aggiunta di 45 giorni di conservazione del posto di lavoro. È uno strumento che dà dignità al lavoratore e un senso di prospettiva per il futuro. Abbiamo inserito un protocollo sulla violenza di genere, che ha tra i suoi scopi anche quello di accrescere la sensibilità sul tema. È stato poi allungato il periodo di assenza dal lavoro in caso di lutto, soprattutto per chi proviene da paesi extra europei e che quindi necessità di più tempo per ricongiungersi con i suoi cari. Abbiamo consolidato la previdenza e la sanità integrative, rispettivamente con il Fondo Arco, che vedrà un più 0,10% da gennaio 2027 e un altro 0,20% da gennaio 2028, e con il Fondo Altea, con un piano di incremento da gennaio di altri 3 euro solo a carico delle imprese, per una somma complessiva di 18 euro.

Che fase sta vivendo il legno-arredo?

Le aziende della filiera lavorano molto con l’estero. L’export è una voce rilevante perché il Made in Italy è molto attrattivo negli altri paesi. Tuttavia in un momento, come quello attuale, caratterizzato sia da conflitti che da tensioni commerciali, penso ai dazi, è molto più difficile esportare. Gli ostacoli che si presentano sono maggiori.

Che impatto sta avendo la presenza della Cina sui nostri mercati?

I dazi imposti dall’amministrazione Trump alla Cina hanno spinto Pechino a cercare nuovi sbocchi commerciali per i propri prodotti, e le prime avvisaglie si stanno avendo anche sulle produzioni del legno arredo. Bene ha fatto l’Europa a mettere delle regole sulla qualità delle materie usate, sul fatto che le lavorazioni rispettino l’ambiente e la dignità e la salute dei lavoratori. Regole che però dovrebbero essere più stringenti anche per chi esporta da noi, altrimenti si crea un dumping concorrenziale che le nostre imprese, chiamate a muoversi su scenari globali, difficilmente possono tollerare.

Il caro energia quanto sta pesando?

Il costo elevato dell’energia sta incidendo significativamente sulla filiera del legno-arredo, anche per la presenza di lavorazioni a ciclo continuo, e rappresenta un elemento di forte penalizzazione per le imprese italiane rispetto ad altri Paesi europei. Ma il tema non può essere affrontato solo come un problema di costi: riguarda la politica industriale e la capacità del nostro Paese di costruire autonomia e sicurezza energetica. L’Italia è un Paese ricco di sole e deve avere il coraggio di investire sulle proprie risorse, accelerando la produzione di energia da fonti rinnovabili e riducendo la dipendenza dalle fonti fossili e dalle importazioni. Questa transizione, però, deve essere governata e accompagnata da investimenti e politiche industriali, anche europee, senza scaricarne i costi sui lavoratori e sui consumatori. Al contrario, deve diventare un’opportunità per rafforzare le filiere produttive, creare nuova occupazione e rendere il sistema industriale più competitivo e sostenibile. Anche il rinnovo del contratto del legno-arredo va in questa direzione: difendere il potere d’acquisto, rafforzare i diritti e accompagnare le trasformazioni di un settore strategico.

Tommaso Nutarelli

Tommaso Nutarelli

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Giornalista de Il diario del lavoro.

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