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Home - Approfondimenti - Interviste - Moriconi, le donne nel sindacato non sono “quote rosa”

Moriconi, le donne nel sindacato non sono “quote rosa”

di Giorgia Cassiero
1 Agosto 2017
in Interviste

Le recenti elezioni “al femminile” di segretari generali in comparti produttivi industriali sono certamente un elemento importante per lo sviluppo di reali pari opportunità nel mondo sindacale, ma non si tratta di una novità. Il diario del lavoro ha intervistato Chiara Moriconi, prima donna eletta come segretario generale della Uilcid (chimici), in carica dal 1991 al 1993, che racconta la sua esperienza nel settore, il suo approccio in un mondo spiccatamente maschile e i cambiamenti che il sindacato può e deve affrontare.

 

Moriconi, cosa significava essere il primo segretario generale donna dei chimici?

Essere una donna in una categoria di livello nazionale era certamente una straordinaria novità, in quanto, a quei tempi, in tutte e tre le confederazioni le rappresentanti femminili erano molto poche, e solitamente concentrate in settori con una marcata presenza di manodopera femminile, come il tessile. Le donne in categorie tipicamente industriali erano viste come qualcosa di inusuale, benchè nel settore chimico ci siano reparti squisitamente manifatturieri, come quello della gomma. La mia elezione è stata quindi un punto di rottura per il sindacato, e infatti non sono mancate molte diffidenze iniziali, sia da parte dei lavoratori sia degli stessi organismi sindacali. Qualcuno pensava che la mia elezione fosse dovuta dalla decisione di dimostrare la parità di genere tra i dirigenti sindacali della Uil, di mettere “un fiore all’occhiello” nel sindacato. Così non è stato e lo dimostra il fatto che, superata la diffidenza iniziale, la mia esperienza si è caratterizzata per la grande stima che soprattutto i lavoratori mi hanno riconosciuto: hanno visto in me un’opportunità di cambiamento rispetto ad un passato esclusivamente maschile.

 

La sua entrata nella segreteria generale non è stata quindi frutto di una tattica da “quota rosa”

No, è stata una scelta, mia e della dirigenza sindacale, data anche da un percorso di gavetta molto lungo. La mia entrata in categoria risale al 1987 circa. Sono stata inizialmente responsabile dell’ufficio legale della Uil, per poi passare, per un breve periodo, ai metalmeccanici, ed infine approdare al settore chimico, nel quale comunque non mi sono risparmiata. Nei chimici infatti sono partita dal settore gomma, lo step di partenza classico per arrivare al settore chimico vero e proprio e continuare verso la segreteria generale, nella quale sono entrata nel 1991. Non posso pertanto parlare di un percorso da “quote rosa”, il quale, peraltro, ha meccanismi di funzionamento molto differenti e vede le donne  inserite in aree specifiche pensate per loro, decisamente lontane dai comparti industriali e dalle fabbriche. Nonostante la novità della mia elezione a livello di pari opportunità, la mia esperienza nel sindacato non ha mai riguardato questo aspetto. Ho sempre preferito occuparmi dello stato del mio settore, portando avanti le istanze dei lavoratori e del sindacato, a prescindere dalle battaglie sulle pari opportunità.

 

Attualmente molte donne si trovano in posizioni di rilievo nel sindacato. Come percepisce questo trend?

Io sono convinta che il sindacato, da questo come da molti punti di vista, stia cambiando molto. La presenza femminile è diventata molto più abituale rispetto al passato, e si tratta di donne molto radicate nel sindacato, con alle loro spalle una lunga gavatta, a prescindere dalla posizione raggiunta. Non sono più figure che rispondono alle quote rosa: non è un caso che il segretario nazionale della Cgil sia donna. I cambiamenti in atto sono significativi e da questo punto di vista le donne sono attualmente presenti in ambiti dove possono dare contributi significativi, mettendo a disposizione non soltanto molte capacità, ma soprattutto la voglia di dimostrare quanto valgono e quanto possono dare al sindacato. È una forza molto importante e assolutamente da non sottovalutare..

 

Con un occhio “esterno”, come vede l’attuale situazione del sindacato italiano?

Nonostante i molti cambiamenti in atto, per il sindacato c’è ancora tanta strada da fare. Ci sono numerose questioni che dovrebbero essere affrontate a tutto tondo, come l’avvicinamento di molti soggetti ancora esclusi da quella che dovrebbe essere “l’ala protettrice” della rappresentanza sindacale. È cambiato il mondo del lavoro, nel suo funzionamento come nelle sue professionalità, e il sindacato tutela, ad oggi, solo una piccola parte di questo mondo. La chiave sta pertanto nel rendersi attenti a realtà molto diverse e concettualmente lontane, ma ugualmente significative. Finchè il mondo della rappresentanza sindacale non riuscirà ad operare questo avvicinamento, sarà difficile attrarre i lavoratori, soprattutto quelli giovani, che vogliono e cercano di entrare in un mercato del lavoro molto difficile. Per ora, vedo ancora un sindacato in difficoltà, e forse, per questo arroccato, su questioni ideologiche, distanti dalla realtà quotidiana dei lavoratori, che invece deve essere il centro assoluto dell’operato di un’istituzione che voglia essere veramente rappresentativa del mondo del lavoro per come è  strutturato oggi.

Giorgia Cassiero

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Tags: ChimiciSindacatoUil
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