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Home - Rubriche - Poveri e ricchi - Occidente e Ucraina: ecco chi spende di più per aiutare Kiev

Occidente e Ucraina: ecco chi spende di più per aiutare Kiev

di Maurizio Ricci
5 Maggio 2022
in Poveri e ricchi, Analisi

Per un paese che, da Mattei e Agnelli in poi, ha avuto sempre un rapporto intenso con la Russia, la frattura che la guerra in Ucraina ha determinato nell’atteggiamento italiano verso Mosca è vistosa. Ma le polemiche che evocano una inversione a U, che collocherebbe il governo di Roma, d’un tratto, fra i più esagitati avversari del Cremlino sbagliano bersaglio. L’Italia sta facendo, grosso modo, la sua parte nello schieramento dell’Occidente a sostegno di Kiev. Ma, nonostante i brontolii della Lega da una parte e dei 5Stelle dall’altra, niente di più. L’aiuto finanziario, umanitario, anche militare dell’Italia alla difesa dell’Ucraina contro l’invasione russa è sostanzialmente in linea con quello degli altri governi. A ben vedere, anche inferiore quello di paesi assai più lontani dal teatro delle operazioni, come il Canada.

A tenere il conto di chi ha aiutato l’Ucraina, quanto (finora) e perché sono i ricercatori tedeschi dell’Ifw, l’autorevole Institute for the world economy di Kiel. Non tutto, in particolare sotto il profilo militare, è pubblico, ma, incrociando fonti e dati,  il loro rapporto arriva a disegnare un intervento massiccio da parte dell’Occidente,  certamente in una misura che il Cremlino non si aspettava: nei tre mesi fra il 24 gennaio (quando l’invasione già sembrava inevitabile) e il 23 aprile, sull’Ucraina si sono riversati – fra aiuti finanziari, militari (armi e soldi per comprare armi), umanitari (ma senza tener conto del costo dei rifugiati) – oltre 27 miliardi di euro. Il contributo singolarmente più importante è quello degli Stati Uniti, con 10 miliardi di euro. Ma l’Europa tutta insieme sfiora i 13 miliardi di euro, sommando i 7 miliardi messi a disposizione dai singoli governi e quasi altrettanti dalle varie istituzioni Ue.

Paese per paese, tuttavia, non mancano sorprese. A parte gli Usa, l’impegno maggiore, come si sapeva, è quello della Polonia, che, anche al netto degli interventi umanitari (e in particolare i 3 milioni di rifugiati accolti), ha speso, per sostenere l’Ucraina, già ben oltre 2 miliardi di euro. Ma, subito dopo arrivano, con cifre di poco inferiori, la Gran Bretagna di Boris Johnson e il Canada di Justin Trudeau. Nella Ue, il governo che più ha contribuito a sostenere Kiev (quote degli interventi comunitari comprese) è, con un po’ meno di 2 miliardi di euro, quello di Berlino. La Francia viene subito dopo, con una spesa di poco più di mezzo miliardo di euro, mentre  l’Italia, con circa 300 milioni, ha speso meno della Svezia.

E’ una classifica che viene travolta se, invece dei valori assoluti, consideriamo la capacità economica di chi ha messo in campo gli aiuti. Considerando anche i fondi incanalati attraverso le istituzioni Ue, a correre in aiuto di Kiev, destinando agli aiuti quote significative del proprio Pil, fra lo 0,5 e lo 0,8 per cento, sono stati anzitutto i paesi più vicini: i baltici (Estonia, Lituania, Lettonia), la Polonia, la Slovacchia, ma anche il piccolo Lussemburgo. L’Italia viene piuttosto in giù, dopo non solo Canada e Regno Unito, ma anche Svezia, Germania, Danimarca, Croazia, Slovenia, Repubblica Ceca, Belgio, Olanda, Francia, Spagna.

Ma l’aiuto militare vero e proprio, il più importante, visto che si tratta di una guerra e che, secondo alcuni, il conflitto in Ucraina sarebbe addirittura una guerra “per procura” dell’Occidente verso Mosca? Il conto a cui arrivano i ricercatori di Kiel, valutando solo gli accordi resi pubblici, è di 4 miliardi di euro da parte degli Stati Uniti (considerando anche prestiti o donazioni per comprare armi), 1,5 miliardi dalla Polonia, 1,4 dalla Germania. L’Italia, con la Francia, sfiora i 200 milioni di euro. Roma, tuttavia, non è intervenuta per finanziare acquisto di armi da parte di Kiev. Il contributo italiano è direttamente in armi e armamenti. E, allora, se consideriamo solo la fornitura direttamente di armamenti, senza tener conto non solo dei finanziamenti, ma anche delle attrezzature esclusivamente difensive, l’impegno italiano appare leggermente superiore (finora) a quello di tedeschi e francesi, anche se assai lontano da quello di inglesi e canadesi.  I conti qui non sono, però, facili. Sia perché l’aiuto, in più di un caso, è “coperto”; sia perché il costo può essere calcolato su armamenti nuovi o usati; sia, infine, perché c’è stata più di una partita di giro, in cui, ad esempio, i polacchi hanno fornito agli ucraini vecchi cannoni o tank sovietici (che i soldati di Kiev sanno già usare) prontamente rimpiazzati da nuove armi fornite da americani o altri eserciti occidentali.

Probabilmente, peraltro, queste ricostruzioni sono destinate a cambiare velocemente. Lo sviluppo strategico-tattico, sul terreno, in Ucraina e l’acuirsi dello scontro politico-diplomatico, a livello internazionale, stanno cambiando la natura e il volume degli aiuti militari dell’Occidente, chiamando in causa armamenti sempre più potenti, pesanti, costosi.

Maurizio Ricci

Maurizio Ricci

Maurizio Ricci

Giornalista

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