Non piacciono al sindacato le proposte – per la verità alquanto estemporanee- lanciate nei giorni scorsi dal sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon per modificare gli attuali assetti della previdenza. Un giudizio negativo che, per una volta, mette d’accordo Cisl e Cgil.
“Le regole pensionistiche si cambiano insieme al sindacato: no a fughe in avanti o proposte agostane unilaterali, utili forse ad animare il dibattito mediatico ma non a costruire il clima adatto a riforme eque e durature”, avverte infatti la segretaria generale della Cisl Daniela Fumarola.
“Non è lanciando dichiarazioni fumose che si affronta un tema tanto delicato- insiste la leader Cisl- La via giusta passa per un tavolo che metta in priorità innovazioni nel segno dell’inclusione e della flessibilità. Vuol dire pensione di garanzia per i giovani, rafforzamento di opzione donna, estensione dell’ape sociale, superamento strutturale della logica delle ‘quote’ e dell’adeguamento automatico dei requisiti pensionistici, forti sostegni e incentivi per lo sviluppo della previdenza complementare e rafforzamento dei trattamenti in essere”. In vista della Legge di Stabilità, conclude Fumarola, “è urgente e necessario aprire il confronto al Ministero del lavoro. Bisogna trovarsi in un perimetro comune e condiviso di interventi, o si contribuirà solo ad aumentare incertezza e tensione sociale”, mentre quello che occorre e’ “affrontare la materia in modo serio, organico e strutturale”.
A sua volta, anche Corso Italia, con la segretaria confederale Laura Ghiglione, respinge al mittente le proposte di Durigon. Nel mirino della Cgil, in particolare, c’è l’ipotesi di utilizzare il Tfr per incrementare l’assegno previdenziale, consentendo un’uscita anticipata a 64 anni: questa, osserva Ghiglione, “è l’ultima trovata di un governo che, avendo in campagna elettorale promesso di cancellare la Fornero, sta procedendo in direzione esattamente opposta: in pensione sempre più tardi e con assegni via via più bassi”. Una soluzione che ‘’non ha senso’’, ed è ‘’profondamente sbagliata’’: “significherebbe far pagare direttamente a lavoratrici e lavoratori il costo della pensione anticipata”.
Bocciate inoltre come ‘’ridicole’’ le novità che Durigon ha prospettato relativamente a Opzione Donna: “dopo aver azzerato la misura, modificando i requisiti di accesso e restringendo la platea delle beneficiarie, oggi si annuncia una nuova proposta come se fosse una conquista? ma le donne sanno bene cosa è stato fatto: promesse tradite, tutele cancellate e nessuna vera attenzione al lavoro femminile”. Conclude dunque Ghiglione: “continueremo a batterci per una vera riforma previdenziale, riportando nel sistema principi di equità e introducendo una vera flessibilità nel sistema previdenziale”.



























