La battaglia per le pensioni – fra il governo che deve e vuole riformarle e i sindacati che si oppongono – divampa in Francia: oggi Parigi è rimasta bloccata tutto il giorno da uno sciopero dei trasporti, mentre più di 100 manifestazioni dei lavoratori del servizio pubblico hanno attraversato altrettante città del paese.
Diverse decine di migliaia di dimostranti hanno sfilato a Parigi – 26.000 secondo la polizia, 80.000 stando agli organizzatori – ma migliaia e migliaia sono scesi in piazza in tutte le città, più del primo appuntamento sindacale anti- riforma delle pensioni, lo scorso 1 febbraio sotto la neve. In tutto il paese, secondo i calcoli al ribasso delle forze dell’ordine, hanno manifestato 320.000 lavoratori. La capitale, in particolare, ha fatto un salto indietro nel tempo, ai grandi scioperi del 1995 che costrinsero per settimane i parigini a fare i salti mortali per andare al lavoro. Chi non ha voluto rischiare l’imbottigliamento nel traffico – sul peripherique, la tangenziale, migliaia di auto erano in fila dall’alba – ha tentato di prendere i pochi treni circolanti per recarsi in città. Enorme il disagio, ma poche le proteste come è costume in Francia: anche stavolta, infatti, un sondaggio rivela che il 72% dei cittadini solidarizza con gli scioperanti. Astensione dal lavoro anche per il trasporto aereo (80% dei voli annullati), per molti lavoratori della scuola e impiegati dei servizi pubblici.
Con la crescita bruscamente «interrotta», come i dirigenti francesi hanno apertamente ammesso, i deficit in crescita e una riforma delle pensioni troppo a lungo rinviata, il governo non sembra avere scelta se vuole mantenere almeno l’ombra delle sue promesse di abbassare le tasse: deve risparmiare, tagliare, razionalizzare. Il primo ministro, Jean-Pierre Raffarin, ha individuato nel pensionamento del 40% dei funzionari dello stato entro il 2012 l’unico spazio di manovra possibile: dopo aver soppresso 1.089 posti nel settore pubblico nel 2003, Raffarin ha in animo di sostituire soltanto la metà dei 59.800 che se ne andranno nel 2004.
Per quanto riguarda le pensioni, la Francia ha ancora un sistema definito «contributivo» (chi lavora oggi paga per chi lavorava nel passato, chi lavora domani pagherà per chi lavora oggi), opposto al sistema di capitalizzazione o dei fondi (pensione finanziata dal risparmio accumulato dai lavoratori).
L’aumento demografico ha fatto esplodere questa logica, che fra pochi anni renderà impossibile che tutti vadano in pensione a 60 anni alle condizioni odierne. Se “i 60 anni non si toccano”, come Raffarin ha garantito ai sindacati, se sara “salvato il sistema contributivo”, il governo ha deciso però di armonizzare il settore pubblico (37,5 anni di contributi il minimo per la pensione) e quello privato (40 anni), avvicinando il primo al secondo.
Finora, chi ha provato a “toccare” il regime pensionistico in Francia ha fallito, ultimo proprio il governo di Alain Juppè che nel 1995 fu travolto dalle manifestazioni di piazza. Ai partner sociali, il governo Raffarin presenterà le proposte di riforma l’11 aprile, ma fin d’ora comunisti della Cgt e centristi di Force Ouvriere hanno affermato che non c’è margine di trattativa.
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