A poco più di un anno dall’ingresso nell’azionariato, Poste, a sorpresa, ha annunciato il lancio di un’offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) su Telecom Italia, di cui il gruppo di Del Fante è già primo azionista con una quota del 27,3% (che scenderebbe al 20,1% post conversione risparmio). L’offerta, se dovesse andare a buon fine, riporterebbe Telecom nell’orbita pubblica poiché il gruppo risultante avrebbe lo Stato come azionista di maggioranza. Quest’ultimo, infatti, attualmente è socio di Poste con una quota del 65% circa, tramite Cdp (35%) e Mef (29,25%). Nel gruppo nascente, la presenza dello Stato come azionista con oltre il 50% è garanzia, assicura Poste, di “una governance stabile” nel lungo periodo.
Obiettivo dichiarato dell’offerta è acquisire l’intero capitale di Tim e procedere alla revoca dalla quotazione. Il delisting favorirebbe “gli obiettivi di integrazione, creazione di sinergie e crescita tra Poste e Tim”. Per il gruppo delle tlc guidato da Pietro Labriola – che domani riunisce il cda per l’avvio del processo di valutazione dell’offerta – sarebbe un addio alla Borsa, dove era sbarcata nel 1997 con la stagione delle privatizzazioni.
Tornando ai termini dell’Opas, il corrispettivo fissato è pari a 0,0218 azioni ordinarie di nuova emissione di Poste e una componente in contanti pari a 0,167 euro per ogni azione Tim conferita, con una valorizzazione di 0,635 euro e un premio del 9,01%, pari a un corrispettivo di circa 10,8 miliardi. L’operazione – che sarà efficace con adesioni pari al 66,67% del capitale – dovrebbe perfezionarsi entro la fine di quest’anno.
L’offerta punta a “dare vita a un unico gruppo, integrando due delle più grandi e importanti realtà industriali italiane”, scrive Poste, creando “un pilastro strategico dell’economia nazionale”. La nuova realtà potrebbe contare su ricavi pari a circa 26,9 miliardi di euro, un Ebit aggregato pro-forma di circa 4,8 miliardi e oltre 150mila dipendenti, con posizioni di leadership nei principali settori di attività.
Per Riccardo Saccone, segretario generale della Slc-Cgil, l’annuncio dell’acquisizione è “sicuramente una novità positiva per il Paese e mostra con sempre più evidenza la volontà dell’azienda di diventare la ‘piattaforma’ digitale del Paese”. Salutata positivamente con favore “anche la volontà di investire sulle professionalità presenti in Tim, alle quali vanno riconosciuti i sacrifici di questi anni che hanno contribuito alla tenuta aziendale nonostante le numerose scelte discutibili delle governance che si sono succedute nel tempo. Nonostante i tanti errori, a partire dalla separazione della rete fissa, questa operazione indica chiaramente che una strada per riportare il Paese al centro della competizione tecnologica digitale internazionale giocando un ruolo da protagonista in Europa è ancora possibile e passa necessariamente per la ricostituzione di un campione nazionale integrato delle TLC a controllo pubblico”, ha concluso.
Giudizio positivo anche da Uilposte e Uilcom, che parlano di “un’operazione di portata storica”, ribadendo tuttavia che “la creazione di valore deve procedere di pari passo con la tutela del lavoro. Pur accogliendo le dichiarazioni aziendali circa l’assenza di impatti sui livelli occupazionali della rete, riteniamo indispensabili che siano esplicitate alcune garanzie”, scrivono le segreterie nazionali in una nota.
In particolare, affermano i due sindacati, sulle relazioni industriali “costruttive e propositive” e sulla tutela del lavoro: “è prioritario che le sinergie di costo stimate in 0,5 miliardi di euro non ricadano sui lavoratori. Esprimiamo particolare attenzione per i lavoratori dell’indotto e per realtà specifiche come Telecontact, per i quali chiediamo piene garanzie di continuità occupazionale e normativa all’interno del Gruppo”.
Inoltre, Uilposte e Uilcom chiedono che “il nuovo Gruppo, che conterà oltre 150 mila dipendenti, deve garantire l’estensione delle migliori pratiche di welfare e formazione, assicurando che l’integrazione di Tim come ‘fabbrica prodotto’ avvenga senza strappi nel tessuto sociale delle aziende coinvolte”.
Infine, i due sindacati di categoria della Uil ritengono la conferma dello Stato italiano come azionista di maggioranza sia “una precondizione essenziale per garantire che il mandato strategico resti orientato all’interesse generale e alla tenuta sociale”. “La Uilposte e la Uilcom – concludono – vigileranno affinché la ‘società piattaforma’, questo nuovo grande gruppo integrato Poste Italiane/Tim sia anche una piattaforma di diritti e stabilità per tutte le lavoratrici e i lavoratori coinvolti”.
Soddisfazione anche dalla FISTel Cisl. Così il segretario generale Alessandro Faraoni: “La fusione tra due aziende così importanti per il futuro delle stesse e per la digitalizzazione del paese non può che essere vista con positività e sempre con la massima attenzione verso il capitale umano attuale, come del resto dichiarato dallo stesso AD di Poste Italiane, ma anche per le future generazioni per le nuove competenze digitali necessarie alla transizione digitale. Monitoreremo e valuteremo sempre con la massima attenzione come Sindacato l’evoluzione dell’Opas.”


























