E’ partito il 7 gennaio il progetto di formazione del personale Fiat di Pomigliano d’Arco. Anna Rea, segretario generale della Uil Napoli e Campania, come si è arrivati a questo punto?
Il gruppo aveva lanciato molti anatemi sulla chiusura dello stabilimento. Gli indici non erano buoni, certo, ma questo era il risultato dell’abbandono aziendale e del non protagonismo attivo del sindacato.
Cosa intende dire?
In passato la Fiat si è liberata di risorse fondamentali con troppa leggerezza: ha messo in uscita le figure intermedie e abbassato il costo del lavoro con contratti a termine. Come risultato, i giovani sono rimasti per anni a progetto prima dell’apprendistato. Da parte nostra, invece, ci siamo accontentati della produzione positiva degli anni precedenti, dovuta a singole divisioni come l’Alfa Romeo.
E poi cosa è successo?
Quando l’azienda ha cominciato a risalire, con la gestione Marchionne, è arrivata la proposta del piano di formazione.
All’inizio avete trovato parecchie difficoltà.
Nella prima fase è prevalsa una logica sbagliata: l’azienda utilizzava i vigilantes nei corsi e i lavoratori, in risposta, si assentavano mostrando scarsa disponibilità. Poi abbiamo puntualizzato gli accordi sindacali, la Fiat si è resa conto della forzatura e ora siamo sui binari giusti.
Dunque il piano può funzionare?
Assolutamente sì. Conosco bene Pomigliano e posso assicurare che ci sono tutte le condizioni per rilanciarlo. Se c’è un’azienda intelligente e un sindacato moderno possiamo arrivare a uno sviluppo compiuto, per questo sono ottimista.
Nella regione, intanto, continua l’emergenza rifiuti. Qual è il quadro della situazione?
E’ una rottura grave e delicata, ma bisogna ricordare che è solo la punta dell’iceberg di una crisi politica e istituzionale che denunciamo da anni. In questo clima, di forte sfiducia verso le istituzioni, il sindacato deve catalizzare gli interessi collettivi e fare proposte concrete.
In particolare?
Bisogna aprire subito le discariche, ma non basta. Non chiediamo consulenti e task force, ma un piano complessivo fatto di isole ecologiche, siti di compostaggio, raccolta differenziata e riduzione degli imballaggi. Enti locali, imprese e cittadini devono assumersi le proprie responsabilità e non pensare che il problema sia solo eliminare questi rifiuti; per non ripetere la stessa situazione deve cambiare tutto l’apparato gestionale.
Qual è la linea della Uil?
Lavoriamo per trovare una posizione comune con Cgil e Cisl. Il problema non sono i contenuti ma le modalità: dobbiamo decidere se nel progetto complessivo il sindacato debba solo accompagnare le istituzioni o assumere un ruolo da protagonista, come crede la Uil. Siamo a buon punto, manca solo l’ultimo gradino.
Emanuele Di Nicola


























