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Home - Notizie del giorno - “Riformare il tempo, ripensare il lavoro: a Milano Relind 2025, il Forum delle Relazioni industriali di Assolombarda

“Riformare il tempo, ripensare il lavoro: a Milano Relind 2025, il Forum delle Relazioni industriali di Assolombarda

11 Novembre 2025
in Notizie del giorno
“Riformare il tempo, ripensare il lavoro: a Milano Relind 2025, il Forum delle Relazioni industriali di Assolombarda

ALVISE BIFFI PRESIDENTE ASSOLOMBARDAMARINA CALDERONE MINISTRA DEL LAVORODANIELA FUMAROLA SEGRETARIA CISLMAURIZIO LANDINI SEGRETARIO CGILPIERPAOLO BOMBARDIERI SEGRETARIO UIL

Si è tenuta a Milano la seconda edizione di Relind – Forum delle Relazioni industriali “Riformare il tempo, ripensare il lavoro”, iniziativa promossa congiuntamente da Confindustria e Assolombarda con il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali nazionali. Obiettivo è avviare un confronto permanente teso a interpretare i cambiamenti in corso che impattano sul rapporto tra imprese e lavoratori.

Pietra angolare della due giorni è la manovra di bilancio, con Maurizio Landini che risponde per le rime al ministro Giorgetti che nei giorni scorsi ha affermato: “sulla manovra ci hanno massacrato”. Ma, rassicura il leader della Cgil, “nessuno vuole massacrare Giorgetti”. Piuttosto a essere “massacrati da questa crisi” sono gli italiani, “i lavoratori dipendenti, i giovani, i precari, le donne”. E lo sciopero programmato per il prossimo 12 dicembre è volto proprio a riscattare queste fasce di popolazione. “È venuto il momento di fare delle scelte”, ha incalzato Landini sottolineando che unico presupposto per la revoca dello sciopero è l’apertura di una trattativa per la modifica della legge di bilancio. “Altrimenti quale altro strumento abbiamo se non ci ascoltano, se mettono le fiducie, se fanno i condoni? È il momento che la gente deve rivoltarsi, deve scendere in piazza, deve mobilitarsi, deve dire basta”.

Altro tema caldo è la patrimoniale, rilanciata in questi giorni anche dalla segretaria del Pd Elly Schlein e oggetto di uno scontro con la premier Giorgia Meloni. Per Landini, non volerla fare “vuol dire fare una scelta politica”: privilegiare “500.000 ricchi contro 40.000.000 di persone oneste che pagano le tasse, che lavorano e che tengono in piedi questo paese”, laddove il fisco è l’unico strumento per redistribuire “quando la ricchezza è ingiusta”.

Sul fronte della contrattazione, cuore del forum, per la Cgil il vero problema sono i contratti pirata e, ancora una volta, il fisco. “Oltre ad aumentare i salari – ha detto Landini – non è più sostenibile, accettabile, un sistema fiscale in cui il lavoro dipendente è quello che paga più di qualsiasi altra forma di reddito e che contribuisce in misura maggiore”. E in tema di orario del lavoro, il leader della Cgil ha sottolineato che è il contratto nazionale a stabilire le regole e la concezione stessa di orario nella sua dimensione. “Poi l’articolazione, la sperimentazione deve essere giocata a livello dell’impresa”. Laddove orario e salario sono due cose “strettamente connesse”, Landini ricorda che in Italia il salario orario è più basso della media dell’Europa: “Ci sono milioni di persone che non pensano a ridurre l’orario, chiedono di aumentarlo. Penso ai part-time involontari o anche a chi non arriva alla fine del mese”.

A riguardo è arrivata una proposta dalla segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola: “Si prendano 100 imprese con dimensioni grandi e medie e si sperimenti, su base volontaria, una riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, ma che possa essere supportata da leve fiscali. Qui chiamiamo in causa il Governo con leve fiscali e incentivi”. Posto che la Cisl conferma il suo no a una legge sul salario minimo legale. “Pensiamo non sia necessario l’intervento legislativo” dacché nel nostro Paese “la contrattazione funziona”, con una copertura di oltre il 95%. Piuttosto, ha incalzato Fumarola, “pensiamo che debba essere lasciata alle relazioni industriali e, quindi, alla contrattazione perché è lì che si riescono a trovare le migliori soluzioni”. E chiosa: “Rifuggiamo da ogni intervento legislativo sulle materie del lavoro”.

Tema caro alla leader di via Po è poi la formazione, una delle leve principali per far crescere la produttività e sulla quale è necessario “un potentissimo investimento”. La produttività, spiega, “se cresce, deve essere redistribuita sulle buste paga. C’è la possibilità per lavoratori e imprese di innovare le relazioni sindacali nell’ottica della partecipazione, ma soprattutto sviluppare una contrattazione sartoriale”. In questo senso, aggiunge, “insistiamo molto per supportare la contrattazione di secondo livello, defiscalizzando sempre di più i premi di risultato, di produttività”, come tratteggiato nella manovra.

Complessivamente, Fumarola invoca la condivisione di forze e prospettive per segnare la meta e individuare risposte condivise. Per questo rilancia un’alleanza tra forze sindacali, imprenditoriali e di Governo “che deve poter dare strumenti per traghettare questo tempo così complesso e dare risposte ai lavoratori e alle famiglie al paese”. Motivo per cui il 13 novembre la Cisl scenderà in piazza con una manifestazione che guarda oltre la manovra. “Dobbiamo occuparci di che cosa sarà il nostro Paese dal 2026 in avanti: finiranno le risorse del Pnrr e quindi insieme attraverso una grande alleanza che noi proponiamo da tempo tra istituzioni parti sociali e imprese bisogna costruire il futuro per il nostro Paese”.

Al di là del merito, ha fatto discutere il doppio appuntamento Cgil-Cis che conferma la frattura sindacale. Se per Ladini la manovra è un disastro, per Fumarola “ci sono degli elementi che a noi soddisfano, perché fanno parte di richieste che abbiamo messo in campo già dallo scorso anno – penso ad un intervento sul ceto medio e quindi la riduzione delle aliquote Irpef dal 35% al 33% fino a 50.000 euro. Noi abbiamo chiesto di fare uno sforzo maggiore fino a 60.000 euro e di sterilizzare i 200.000. Abbiamo chiesto più interventi per le famiglie, per le donne, per i giovani e ci sono, così come c’è un intervento sulla sanità, sul Sud, perché il Sud ha bisogno di continuare in un percorso virtuoso che ha iniziato attraverso la Zes e proseguire perché c’è bisogno nel Paese di avere un Sud, un Sud forte”.

“Noi non esauriamo la nostra attività con la manovra – ha proseguito Fumarola -, perché nella manovra ci sono delle cose che mancano, una su tutte il rifinanziamento del fondo sulla partecipazione, la legge 76 che è stata approvata nel maggio di quest’anno nei confronti della quale noi abbiamo svolto un’attività importante ed è una legge che interessa non solo il mondo del lavoro ma anche la cultura partecipativa che bisogna assolutamente condividere nelle comunità. Noi per questo il 13 di dicembre saremo in piazza, faremo

E sulla patrimoniale, un’altra evidenza della distanza dai colleghi cigiellini: “Noi pensiamo che non vadano inserite nuove tasse ma bisogna far rispettare quelle che già ci sono. I lavoratori e i pensionati sono coloro che pagano le tasse fino all’ultimo centesimo e contribuiscono a più dell’80% e quindi noi pensiamo che invece bisogna incidere sulla lotta all’evasione fiscale”. Per Fumarola la soluzione è “mettere in campo la norma costituzionale della progressività” e per questo invoca l’apertura di un tavolo “che possa semplificare le norme già presenti” e “garantire che tutti paghino in maniera equa secondo la propria disponibilità”.

Sul fronte dell’unità sindacale a fare rumore è anche il disallineamento della Uil dalle posizioni del sindacato di Corso d’Italia. Se fino a pochi mesi fa la sigla guidata da Pierpaolo Bombardieri ha sostenuto la linea di Landini, facendo fronte comune e contrapposto alla Cisl, oggi torna a indossare l’abito della terzietà con l’annuncio di una potenziale mobilitazione che si affiancherà a quelle portate avanti sui territori. “Preferisco dare i giudizi sulla manovra, non sono abituato a giudicare le scelte delle altre organizzazioni sindacali – ha spiegato Bombardieri nel corso del suo intervento-. Sulla manovra noi abbiamo dato un giudizio articolato, abbiamo giudicato positivamente la scelta di detassare gli aumenti contrattuali, che fra l’altro era una nostra richiesta non solo e non tanto per il valore economico, ma anche per il valore che ha in questo Paese in questo momento parlare di contratti”.

Sono i contratti, per il leader della Uil, a essere “l’elemento di democrazia economica, che servono anche a parlare di redistribuzione e per noi quella è una scelta positiva, ovviamente da migliorare. Noi chiediamo che si arrivi a 40.000 euro come tetto, chiediamo che si allarghi ad altri settori. È una discussione che faremo nei prossimi giorni con la nostra mobilitazione sul resto. Su fisco, sanità e pensioni il nostro giudizio è negativo”.

Sul fisco, prosegue, “continuiamo a pensare che in questo Paese passi il pensiero che non valga la pena di pagare le tasse, tanto arriverà un condono o una cartolarizzazione. E c’è un principio della Costituzione che ci sembra in qualche modo essere messo in discussione, quello della progressività, il discorso della progressività per noi è il punto di riferimento”.

Infine, anche sulle pensioni “si peggiorano le condizioni di chi deve andare in pensione – ha sottolineato -, si cancella completamente Opzione donna e questa è una cosa per noi gravissima, bisognerebbe invece rimetterla nella sua formulazione originale. Si peggiorano le condizioni di chi oggi fa lavori gravosi ed è chiaro che su questi temi stiamo facendo la nostra mobilitazione e chiederemo al Governo di intervenire”.

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