Confprofessioni esprime perplessità rispetto alle disposizioni introdotte dall’articolo 30-bis decreto-legge Sicurezza, in materia di rimpatri volontari assistiti. La previsione di un compenso al rappresentante legale subordinato all’effettiva partenza dello straniero assistito altera la natura stessa della prestazione professionale, che deve restare ancorata ai principi inderogabili di autonomia e indipendenza.
Un simile meccanismo appare suscettibile di determinare situazioni di potenziale conflitto di interessi, in quanto collega la remunerazione del professionista a un esito specifico della vicenda, con possibili ricadute sulla piena tutela dei diritti dell’assistito. Sotto tale profilo, la disposizione presenta evidenti criticità anche sul piano costituzionale, in quanto rischia di ledere il diritto di difesa in giudizio, che trova fondamento nell’articolo 24 della Costituzione e che è garantito proprio dall’assoluta neutralità e indipendenza dell’avvocato.
Il ruolo dell’avvocato, e più in generale dei professionisti, costituisce un presidio essenziale di legalità nell’ordinamento: essi operano a tutela dei diritti fondamentali della persona e contribuiscono al corretto funzionamento dello Stato di diritto attraverso un’attività svolta in piena autonomia e indipendenza. Qualsiasi intervento normativo che possa, anche indirettamente, incidere su tali presupposti rischia di compromettere l’equilibrio tra interesse pubblico e tutela dei diritti individuali.
Confprofessioni auspica che, nel prosieguo dell’iter parlamentare del Dl Sicurezza, la disposizione venga rivista, al fine di assicurare il pieno rispetto dei principi dello Stato di diritto e delle prerogative della professione legale, confermando la centralità del diritto di difesa e dell’autonomia della funzione difensiva.
























