Il nuovo Piano nazionale di governo delle liste d’attesa (Pn gla) 2026-2028, che stabilisce le misure per ridurre e monitorare i tempi di attesa delle prestazioni sanitarie e rendere più omogeneo l’accesso alle cure, è stato adottato dal ministero della Salute con decreto del 26 giugno e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 24 agosto. In particolare, il Pn gla interviene sull’organizzazione della specialistica ambulatoriale, dei ricoveri e dei percorsi di presa in carico, con attenzione anche all’appropriatezza delle prescrizioni, alla programmazione dell’offerta e alla gestione delle agende.
Per la Cisl Medici, la misura rappresenta un passaggio importante, ma da solo non basta a risolvere le criticità del sistema. Il sindacato chiede investimenti, più personale e una riorganizzazione del Servizio sanitario nazionale, mettendo in guardia dal rischio di affidare la riduzione dei tempi soprattutto all’aumento delle prestazioni.
“È positivo che il problema delle liste d’attesa venga affrontato attraverso un approccio che non sia esclusivamente quantitativo”, afferma la segretaria generale Luciana Cois, ma occorre intervenire sugli organici, rendere più attrattivo il Servizio sanitario anche attraverso strumenti contrattuali e rafforzare l’integrazione tra ospedale e territorio.
Tra i punti considerati positivi dal sindacato c’è il coinvolgimento dei prescrittori, dai medici di medicina generale ai pediatri di libera scelta e agli specialisti, nella valutazione dell’appropriatezza della domanda. La Cisl Medici chiede che i professionisti partecipino anche alla programmazione, all’organizzazione dell’offerta e alla definizione dei percorsi di cura.
Giudizio favorevole anche sugli interventi previsti per migliorare il funzionamento dei Cup, la gestione delle agende e i sistemi di conferma e disdetta delle prenotazioni. Secondo il sindacato, una parte delle difficoltà nasce proprio da inefficienze organizzative che non possono essere affrontate caricando ulteriormente il personale sanitario.
La criticità principale riguarda però la previsione, richiamata dalla Cisl Medici, secondo cui gli interventi dovrebbero essere realizzati con le risorse umane, finanziarie e strumentali già disponibili e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. “È difficile immaginare una riduzione strutturale delle liste d’attesa senza investimenti altrettanto strutturali”, osserva Cois.
L’attenzione passa ora alle Regioni, chiamate ad adottare entro 120 giorni i propri Piani regionali di governo delle liste d’attesa e a prevederne l’aggiornamento. La Cisl Medici chiede che in questa fase siano coinvolti sia i professionisti sia le organizzazioni sindacali, soprattutto nelle decisioni che incidono sull’organizzazione dei servizi e del lavoro.
“La vera sfida non è soltanto fare più prestazioni, ma garantire al cittadino la prestazione appropriata, nel momento giusto e nel luogo più adeguato”, conclude Cois.

























