Prestazionificio, efficienza, attenzione ai conti, soffocamento causato dalla troppo burocrazia, frustrazione etica del personale ma anche amore per il proprio lavoro, attenzione alla persona, multidisciplinarietà e, soprattutto, democrazia, perché senza un vero diritto alla salute, sancito dall’articolo 32 della Costituzione, senza un Servizio sanitario nazionale pubblico capace di garantire a tutti l’accesso alle cure non ci può essere democrazia. Diritto alla salute sempre più calpestato in varie parti del mondo. A Gaza, dove medici e operatori sanitari sono messi agli arresti o muoiono sotto le bombe, o a Cuba dove l’embargo americano sta rendendo il lavoro degli ospedali sempre più complesso, per carenza di risorse energetiche e continue interruzioni di energia.
È questo il senso dell’assemblea nazionale della Fp-Cgil medici, veterinari e dirigenti sanitari dal titolo “Salute=democrazia” che si è tenuta nella sede nazionale della confederazione. L’iniziativa si inserisce anche nel percorso di sostegno della manifestazione nazionale del 17 ottobre in difesa di diritti, salute, lavoro, promossa dalla Cgil con “La Via Maestra”, e della proposta di legge d’iniziativa popolare di riforma del Sss che la Cgil presenterà in Senato il 9 novembre.
Nella relazione di apertura Federico Bozzanca, segretario generale della funzione pubblica della Cgil, ha spiegato come “il crollo della partecipazione democratica, l’allottamento dal voto da parte delle persone, siano collegati a un forte arretramento dei diritti come quello della salute. In questi anni, inoltre, si è compiuta un’azione mistificatrice quando si è parlato delle risorse destinate al fondo per il Ssn, perché queste vanno lette in relazione al Pil, e sono il 6,3% rispetto al prodotto interno lordo, in calo rispetto agli anni passati e più basse della media europea del 7%, o di Francia e Germania dove la percentuale è all’8% e al 9%.”
Bozzanca si è poi soffermato sulle difficoltà che sta vivendo tutto il personale “stressato dagli orari di lavoro, dagli straordinari, da una cattiva organizzazione del lavoro, dai tratti a volte autoritari e da una forte insoddisfazione salariale, nonostante l’intesa per il rinnovo del contratto dei medici e dei dirigenti della sanità dia risposte importanti”. Una parte della relazione ha poi toccato anche il progetto dell’autonomia differenziata che da tempo “sta cercando di rendere superfluo e inutile il concetto di nazionale. E il Pnrr è stata un’occasione persa per rafforzare la medicina territoriale”.
Il neo eletto segretario della Fp-Cgil medici e dirigenti sanitari, Francesco Palmeggiani, ha sottolineato “il valore politico e sociale della nascita del Servizio sanitario nazionale, che da alcuni decenni varie riforme hanno indebolito. Per questo la salute deve essere nuovamente vista anche come atto sociale e la medicina come luogo di confronto e non come uno spazio neutro. Per questo, per difendere il pubblico da un privato che non è di supporto ma è pronto a fagocitarlo serve un sindacato radicato, un sindacato che non solo difende il salario, i diritti e le professionalità ma che, in quanto federale, si occupa di questioni che interessano tutti i cittadini”.
A conclusione della giornata Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, ha ribadito la necessità di arrivare a una vera riforma fiscale che sia progressiva per dare nuovo ossigeno al Servizio sanitario nazionale, rafforzarne l’organico e intercettare i bisogni di una società dove, fortunatamente, è cresciuta l’aspettativa di vita. Per Landini l’arretramento del Ssn si inserisce all’interno di un contesto sociale nel quale prevale la logica del profitto e del mercato, dove domina un modello di fare impresa che guarda alla compressione dei costi e, molto spesso, non tiene conto della tutela del lavoro. “Così la persona con i suoi bisogni sono accantonati. Rimettere al centro la cura e la salute vuol dire ripensare un modello sociale diverso” ha chiuso Landini.



























