Segretario Verzari, lo sciopero continua a essere indigesto a una parte della politica. Come mai?
Partiamo da un assunto semplice ma centrale, ossia che lo sciopero crea un disagio anche per i lavoratori e non solo perché rinuncia a una giornata del suo stipendio, se un lavoratore sciopera lo fa perché vive dei problemi ai quali qualcuno non è riuscito a dare una risposta.
Secondo lei che cosa inquina quella che dovrebbe essere una dialettica normale in una democrazia?
Il problema è che certa politica sta, da tempo, provando a dividere e a mettere l’una contro l’altra fasce della popolazione. Una politica che strumentalizza e alimenta lo scontro e che parla di tregua come se i sindacati fossero in guerra contro qualcuno. Lo sciopero è uno strumento che usiamo quando tutte le altre strade percorribili non hanno portato frutti e che viene indetto nel rispetto della normativa sui servizi pubblici essenziali e di quanto indicato negli accordi di settore. Ma mentre noi rispettiamo le regole del gioco, stiamo vedendo una Commissione di garanzia che interpreta in modo spinto la legge. E questo lo dimostra anche il ricorso che recentemente abbiamo vinto al Tar. Quindi la legge deve certamente tutelare l’utenza ma mettere anche chi sciopera nelle condizioni di esercitare quel diritto. C’è ovviamente una questione legata alla rappresentanza, che tocca anche la parte datoriale, perché molti scioperi vengono indetti da sigle che non hanno un reale radicamento tra i lavoratori.
Quando avete indetto lo sciopero nel trasporto aereo in concomitanza delle Olimpiadi il ministro Salvini vi ha dato degli irresponsabili e degli anti italiani.
Cinque giorni prima dell’inizio delle Olimpiadi abbiamo ricevuto una convocazione dalla struttura di Palazzo Chigi che si occupava dell’organizzazione dei giochi. Nella convocazione c’era una nota che faceva riferimento a modalità di confronto che avevamo adottato nel 2006, alla vigilia delle Olimpiadi di Torino. La differenza sostanziale è che allora il dialogo iniziò ben nove mesi prima, un mese e mezzo prima venne sottoscritto un protocollo e si stabilì un periodo chiamiamolo di “pace sociale” per lo svolgimento delle gare con delle regole ben precise. Stavolta, invece, siamo stati convocati cinque giorni prima, con delle vertenze in atto e con un contratto collettivo di Ita Airways, dove l’azionista di maggioranza è il governo, scaduto da oltre 20 mesi. E non è stato fatto nulla per porre rimedio ai problemi dei lavoratori. Quindi mi chiedo chi è il vero irresponsabile? È scandaloso il fatto di essere additati come degli anti italiani. Sono italiani anche tutti quei lavoratori che aspettano delle risposte e che noi proviamo a dare.
Perché domani sciopererete negli aeroporti?
Come già detto c’è il contratto di Ita scaduto da dicembre 2024 e tenendo conto che noi avevamo presentato la piattaforma nei tempi prestabiliti il periodo di vacanza si allunga. Ma c’è anche il rinnovo del contratto di Eaesyjet, scaduto da settembre dello scorso anno. Il trasporto aereo sta vivendo una lenta ma progressiva fase di ristrutturazione. E in questo processo dobbiamo garantire che la concorrenza non venga più fatta a discapito o dei lavoratori o del servizio. Ci sono poi delle professionalità importanti e di responsabilità come gli assistenti di volo e i piloti che vanno tutelate. C’è, infine, tutta la questione legata alla sicurezza.
C’è un altro tema che è quello della sicurezza complessiva dei trasporti. Crescono gli atti di sabotaggio alla rete ferroviaria, le aggressioni al personale di treni e autobus sono all’ordine del giorno. Come legge questa situazione e quale contributo può dare il sindacato?
Sono fatti gravi che noi condanniamo. Non solo creano un disservizio ma possono nuocere alla vita delle persone. Per questo non si deve solo strumentalizzarli per fini elettorali, ma agire per prevenirli. Il sindacato è sempre pronto a fare la sua parte ma per la cabina di regia tra governo e imprese non siamo stati convocati. Evidentemente non c’è interesse nel prendere in considerazione il nostro contributo. Sulla piaga delle aggressioni ci sono dei protocolli fermi da tre anni, sui quali la politica non ha fatto passi in avanti. Le aggressioni, che sono atti delinquenziali, si innescano in contesti sociali già non facili dove il disservizio, dovuto a finanziamenti insufficienti o alla cattiva organizzazione, non fa che accrescere la tensione sociale.
Restando sempre all’attualità, ci sono le indagini della procura di Milano sulle condizioni di lavoro dei rider. Insieme a Filt-Cgil e Fit-Cisl avete sottoscritto un contratto con Just Eat.
Just Eat già’ da marzo 2021 applica il contratto logistica, trasporto merci e spedizioni. Con quell’accordo e con il rinnovo del contratto integrativo che abbiamo recentemente sottoscritto, abbiamo riaffermato un principio per noi non negoziabile ossia la natura subordinata di questi lavoratori, ai quali riconoscere diritti e tutele. e questa condizione deve essere riconosciuta a tutti i rider. nei loro confronti il sindacato deve essere capace nell’esercitare una rappresentanza collettiva per evitare che singolarmente subiscano pressioni, anche nell’esercitare la libera iscrizione al sindacato.
Guardano al prossimo futuro, in estate finirà il Pnrr. Questo vi preoccupa per il dopo?
Sul Pnrr il paese ha dovuto recuperare ritardi che ci hanno messo nella condizione di dover correre, di aprire contemporaneamente molti cantieri, con difficoltà maggiori per chi viaggia. La realizzazione di infrastrutture moderne è indispensabile per la crescita dell’Italia, perché si crea coesione e perché sono un elemento di democrazia. Ciò che maggiormente mi preoccupa, e che sento in tanti comparti, porti, aeroporti e ferrovie, è un’apertura ai privati. Noi non siamo contro a prescindere, ma non possiamo accettare che venga fatta prevalere esclusivamente una logica di profitto che punta unicamente alla ricerca di risorse senza pensare a un piano di sistema integrato tra tutti i vettori.























