Gli idonei del concorso ordinario per docenti del 2020 si mobilitano contro il rischio di un ulteriore slittamento delle assunzioni. Il gruppo Idonei2020 ha annunciato un presidio per martedì 3 novembre, dalle 12.30, davanti a palazzo Madama, in vista della discussione in Commissione dei due emendamenti al decreto Scuola (Dl 170/2026). La richiesta è il ritiro delle proposte 7.117 e 7.118, identiche e presentate rispettivamente dalla senatrice Carmela Bucalo (FdI) e dai senatori Paganella e Romeo (Lega), che intervengono sull’ordine di utilizzo delle graduatorie per il reclutamento degli insegnanti.
Al centro della contestazione c’è il destino delle graduatorie di merito del concorso ordinario bandito nel 2020, pubblicate nel 2022 e conosciute come GM22. Il timore dei candidati è che, con le modifiche proposte, le loro graduatorie vengano ulteriormente posticipate rispetto a quelle dei concorsi banditi dal 2023 in avanti, comprese le procedure future. Una prospettiva che, secondo il gruppo, rischia di rendere ancora più lunga e soprattutto imprevedibile l’attesa per circa 18mila docenti ancora presenti nelle graduatorie su scala nazionale.
Il concorso ordinario del 2020 era stato inizialmente organizzato per coprire un numero definito di posti. Successivamente, con il decreto-legge 36 del 2022, convertito nella legge 79, le graduatorie sono state integrate con i candidati che avevano superato le prove raggiungendo il punteggio minimo previsto, anche se non rientrati nel numero dei posti messi a bando.
Un ulteriore passaggio è arrivato nel 2023 con il decreto PA bis (Dl 75/2023): le graduatorie sono state prorogate fino al loro esaurimento. Lo stesso provvedimento ha però stabilito che, a partire dall’anno scolastico 2024/2025, venissero utilizzate nei limiti delle facoltà assunzionali residue rispetto alle immissioni in ruolo necessarie al raggiungimento degli obiettivi del PNRR.
Con il decreto-legge 45 del 2025 il meccanismo è stato ulteriormente modificato. Per i concorsi banditi dal 2023, nell’ambito del nuovo sistema di reclutamento, è stata prevista anche l’integrazione delle graduatorie con gli idonei, fino a un massimo del 30% dei posti messi a concorso e per un periodo di tre anni dalla pubblicazione. A queste procedure è stata inoltre riconosciuta una priorità rispetto all’integrazione delle graduatorie dei concorsi precedenti, in funzione del raggiungimento degli obiettivi europei.
È su quest’ultimo punto che intervengono i due nuovi emendamenti. Le proposte sopprimono il riferimento al raggiungimento dell’obiettivo PNRR M4C1-14 e sostituiscono la previsione che limitava l’utilizzo delle vecchie graduatorie alle facoltà assunzionali residue con una nuova formulazione: le GM22 verrebbero utilizzate «successivamente alle graduatorie dei concorsi banditi a decorrere dall’anno 2023». In sostanza, la precedenza accordata alle graduatorie più recenti non sarebbe più collegata alla necessità di raggiungere il target europeo, ma diventerebbe il criterio generale per stabilire l’ordine delle assunzioni.
Secondo la documentazione ministeriale e parlamentare, gli obiettivi PNRR relativi al nuovo reclutamento risultano ormai raggiunti. Va precisato che il traguardo finale di 70mila non corrisponde a 70mila assunzioni effettive: riguarda almeno 70mila candidati che hanno superato le procedure concorsuali del nuovo sistema, includendo anche i 40mila docenti già assunti attraverso i primi due obiettivi. Per il terzo obiettivo, entro il 27 giugno 2026 risultavano approvate e convalidate graduatorie contenenti altri 37.680 candidati univoci. Un risultato che porta il totale oltre la soglia prevista.
È proprio alla luce di questo risultato che gli idonei del 2020 contestano il mantenimento della precedenza accordata alle graduatorie PNRR. «Ci era stato detto che dovevamo aspettare il raggiungimento del target. Adesso che è stato raggiunto, che cosa dobbiamo aspettare ancora?», chiedono Lorenzo Mastromartino, Daniele Fiorani e Davide Vaccari, rispettivamente portavoce e referenti del gruppo Idonei2020. Il problema, spiega, non è soltanto quello di dover attendere lo scorrimento della propria graduatoria, ma di ritrovarsi ogni anno davanti a nuove procedure che potrebbero precederla. Chi oggi si trova in una posizione relativamente favorevole e intravede la possibilità di entrare in ruolo nel giro di uno o due anni rischia di vedere ulteriormente allontanata quella prospettiva. Ogni nuovo concorso, con i relativi vincitori e gli idonei inseriti nelle graduatorie, potrebbe infatti aggiungere un ulteriore passaggio prima di arrivare alle GM22. «Si entra in una sorta di limbo», racconta il docente. Il punto, aggiunge, è anche quello di aver organizzato la propria vita sulla base delle disposizioni precedenti, che lasciavano prevedere uno scorrimento fino all’esaurimento delle graduatorie. «In questo modo si lede il legittimo affidamento che noi abbiamo nei confronti del vecchio decreto».
La richiesta del gruppo è quindi il ritiro dei due emendamenti e il ripristino dell’ordine cronologico delle graduatorie, evitando che chi ha superato una selezione pubblica bandita anni prima venga continuamente posticipato dalle nuove tornate di reclutamento.
La protesta, tuttavia, non riguarda soltanto l’ordine delle assunzioni, ma si inserisce in una contestazione più ampia del cambiamento delle regole di accesso all’insegnamento. Gli idonei del 2020 rivendicano anche il valore del percorso attraverso cui hanno conseguito l’abilitazione: il concorso ordinario prevedeva infatti che il superamento di tutte le prove, con il conseguimento dei punteggi minimi richiesti, costituisse abilitazione all’insegnamento per le rispettive classi di concorso. Oggi, per la scuola secondaria, l’abilitazione si consegue attraverso percorsi universitari e accademici di formazione iniziale, ordinariamente da almeno 60 CFU e con costi a carico dei partecipanti. Una trasformazione che, nella lettura degli idonei, si accompagna a un progressivo ridimensionamento delle prospettive per chi aveva già superato la selezione del 2020 e che alimenta la loro insofferenza nel vedere le proprie graduatorie continuare a essere posticipate mentre si aprono nuove procedure di reclutamento.
E.M.
























