Sospese tra timida speranza e depressione. È questo il quadro delle principali compagnie aeree americane colpite dai bollettini di guerra del Pentagono e da quelli medici sull’evoluzione della sindrome da polmonite acuta e rincuorate, ma solo per poche ore, dalla decisione del Congresso americano di stanziare a loro favore 3,5 miliardi di dollari.
La buona notizia in arrivo da Capitol Hill apparsa come un brodino caldo per le società dei cieli in degenza da ormai due anni, ha fatto gioire gli amministratori delegati delle aziende solo per brevi momenti: dalla Casa Bianca, infatti, il portavoce Ari Fleischer ha sottolineato come «l’amministrazione non si opponga a forme di assistenza alle compagnie aeree ma anche giudichi eccessiva la misura stabilita da Camera e Senato».
Parole pesanti per aziende che, nell’ultimo biennio, hanno perso complessivamente il 24% del traffico passeggeri e, solo nel 2002 hanno toccato perdite pari a 9,5 miliardi di dollari, suscettibili di superare i 10 miliardi – secondo la Air Transport Association – nel 2003, funestato dalla guerra e, ora, anche dall’alarme Sars.
Una morsa che rischia di stritolare le compagnie aeree, debilitate da un calo passeggeri compreso tra il 20-30% sui voli transatlantici nella prima settimana dopo il vertice delle Azzorre tra Usa, Gran Bretagna e Spagna e passibile di aumenti se la guerra in Iraq non avrè breve termine e i casi di polmonite acuta aumenteranno in giro per il mondo.
Tuttavia, soldi promessi dai Parlamentari (la cifra più ingente dai 10 miliardi di dollari post 11 settembre 2001) proveranno – se non verranno decurtati – a sostenere un settore particolarmente movimentato negli ultimi due giorni.
Lo scorso lunedi, Us Airways è uscita dalla bancarotta dopo solo otto mesi di amministrazione controllata mentre American Airlines ha raggiunto un accordo con le organizzazioni sindacali (da ratificare entro due settimane) per una riduzione dei costi annuali pari a 1,8 miliardi di dollari sufficiente ad allontanare il rischio di una bancarotta imminente.
Ieri, invece, il Dipartimento dei Trasporti degli Stati Uniti ha concesso il proprio via libera all’alleanza commerciale siglata, lo scorso autunno, tra Delta Airlines, Northwest Airlines e Continental Airlines. Notizie dal taglio positivo che si sono però intrecciate con indicazioni di segno opposto.
Nelle stesse ore, nel tardo pomeriggio di ieri, infatti, Air Canada – primo vettore del Paese nordamericano e undicesimo al mondo – annunciava l’ingresso in amministrazione controllata e un aereo della American Airlines proveniente da Tokio (atterrato a San Jose, Califirnia) veniva tenuto in breve quarantena per il rischio di Sars.
A corredo – nonostante lo scampato pericolo bancarotta – la stessa Amarican Airlines ha annunciato come l’accordo raggiunto con i sindacati dei piloti, dei tecnici e degli assistenti di volo per ridurre le spese non eviterà il licenziamento, nei prossimi mesi, di 2.500 piloti, poco più del 20% dell’organico alla compagnia aerea statunitense.
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