Un gruppo “più coeso, focalizzato sui clienti e pronto alla ripresa”, ma con criticità ancora aperte sul fronte industriale e occupazionale in Italia. È il quadro emerso dall’assemblea degli azionisti di Stellantis, ad Amsterdam, dove il presidente John Elkann e l’amministratore delegato Antonio Filosa hanno rivendicato i progressi compiuti.
In particolare, Elkann ha sottolineato come il consiglio di amministrazione abbia garantito “continuità e chiarezza nella leadership”, ricordando la nomina all’unanimità di Filosa nel maggio 2025. Da allora, ha spiegato, il gruppo ha costruito “un team di leadership coeso ed efficace”, registrando “un miglioramento costante trimestre dopo trimestre” grazie al ritorno a una strategia centrata sui clienti. Nonostante le difficoltà, il presidente ha parlato di “forte resilienza” nel 2025 e di basi ormai poste per la ripresa, guardando al 2026 “con umiltà e fiducia”. Attesa per il 21 maggio, quando il management presenterà la nuova fase strategica.
Dal canto suo, Filosa ha rivendicato un “reset decisivo” per riposizionare il gruppo verso una crescita redditizia, con oneri per circa 22 miliardi di euro annunciati a febbraio 2026, ma senza impatti di cassa tali da compromettere la solidità del bilancio. “Scelte dolorose ma necessarie”, ha detto, per rafforzare il modello operativo, migliorare qualità e produzione e riallineare l’offerta alle esigenze del mercato. Il ceo ha evidenziato segnali di miglioramento nella seconda metà del 2025 – ricavi, cassa, ordini e qualità – e prevede ulteriori progressi nel 2026. Al centro della strategia resta il cliente, con il lancio di 10 nuovi modelli e una maggiore attenzione alla redditività e alla generazione di cassa.
Sul fronte della governance, l’assemblea ha confermato Elkann come amministratore esecutivo con l’89,72% dei voti e approvato l’ingresso di Juergen Esser nel cda, che sale a 12 membri.
Scettico il giudizio della Fiom, invita a “contestualizzare” l’ottimismo del management ricordando come il 2025 sia stato “l’anno peggiore nella storia del gruppo”. Il sindacato segnala una situazione ancora “drammatica” in diversi stabilimenti italiani, con carenze produttive diffuse e ampio ricorso agli ammortizzatori sociali.
Secondo Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile settore mobilità, e Ciro D’Alessio, coordinatore nazionale automotive per la Fiom-Cgil, le nuove assegnazioni produttive – come la 500 ibrida a Mirafiori e la Jeep Compass ibrida a Melfi – restano insufficienti a garantire la piena saturazione degli impianti e il rientro dalla cassa integrazione. Critiche anche alle uscite volontarie non compensate da nuove assunzioni, considerate funzionali al ridimensionamento industriale.
Il sindacato denuncia inoltre l’assenza in Italia degli investimenti annunciati all’estero e chiede la convocazione di un tavolo prima dell’Investor Day del 21 maggio per discutere un piano concreto su produzione e occupazione nel Paese. “Serve un confronto vero”, ribadisce la Fiom, giudicando infine “inaccettabile” il calendario dell’audizione parlamentare del ceo, fissata dopo la presentazione della strategia.





























