A Torino nel settore metalmeccanico dal 2008 ad oggi hanno chiuso 500 aziende e sono stati licenziati 35mila lavoratrici e lavoratori. Mirafiori, che è l’azienda manifatturiera più grande del territorio, è entrata nel diciottesimo anno consecutivo di cassa integrazione. E’ quanto denunciano i sindacati territoriali Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm, Fismic, Ugl e Aqcf nel documento il Futuro di Torino in cui sottolineano il pesante impatto sull’economia della città che ha subito un calo dei redditi pro-capite e un abbassamento dei consumi che hanno inciso negativamente sulle attività commerciali.
La perdita di posti di lavoro, continuano, non è mai stata compensata dalla creazione di nuove filiere e il risultato è stato un impoverimento generalizzato della città che stenta a trovare una vocazione per il futuro. La crisi è stata affrontata “cercando di gestirne gli effetti con gli ammortizzatori sociali”: nel 2025 Torino è stata la città più cassintegrata d’Italia. In alcune aziende gli ammortizzatori sociali però stanno finendo ed è quindi “fondamentale che il governo preveda celermente un intervento da hoc”.
Secondo i sindacati serve un rilancio della manifattura e dell’industria. In particolare dei settori automotive e aerospazio che sono i due pilastri del territorio. Sull’automotive pur in presenza di investimenti per la 500 ibrida a Mirafiori “non è ad oggi percepibile una inversione di tendenza nella per quanto riguarda la progettazione e lo sviluppo di nuovi modelli”. Secondo i sindacati inoltre bisogna puntare anche sulle produzioni complementari, come le batterie per l’elettrico, le infrastrutture di ricarica e la produzione di energia, oltre che sulla formazione potenziando la collaborazione fra università e imprese. “Occorre fare sistema tra azienda, istituzioni e parti sociali affinché, attraverso un tavolo permanente di confronto, si possa guidare il processo di transizione in ambito di mobilità avendo come obiettivo la sostenibilità sociale accompagnata a un nuovo sviluppo che assicuri continuità industriale, prospettiva futura, buona occupazione. Anche per la componentistica bisogna prevedere un piano di intervento”.
Altro settore su cui puntare è l’aerospazio che rappresenta la seconda gamba della manifattura del territorio: in Piemonte sono circa 450 le aziende del settore, impiegano 35mila persone con un fatturato di circa 8 miliardi l’anno. “La presenza storica dell’industria dell’aerospazio sul nostro territorio va difesa e, al tempo stesso, vanno create le condizioni per un suo sviluppo sia in termini di volumi produttivi che in termini di investimenti, ad iniziare dai principali player quali Leonardo, Thales, Avio e Microtecnica”, spiegano i sindacati.




























