L’approvazione in Senato della riforma elettorale accende le critiche della Cgil, che contesta sia il merito del provvedimento sia il metodo seguito dalla maggioranza. Per il segretario confederale Christian Ferrari, il voto conferma una “concezione proprietaria delle istituzioni e delle regole da parte delle forze di governo”.
Secondo il sindacalista, come già avvenuto sul terreno della giustizia, una legge fondamentale per il funzionamento della democrazia è stata decisa “a colpi di maggioranza”, peraltro alla fine della legislatura. Ferrari critica inoltre la scelta di procedere senza tenere conto dei “numerosi profili di incostituzionalità sollevati dagli esperti” e delle “gravi preoccupazioni espresse da tante realtà della società civile”.
Secondo Ferrari “il merito è non meno problematico del metodo. Si prevede un premio di maggioranza abnorme che, oltre a trasformare una netta minoranza nel Paese in una maggioranza strabordante in Parlamento, consegnerebbe a questa maggioranza artificiale non solo la guida del Governo, ma tutti gli organismi di garanzia, compreso il Presidente della Repubblica. In più – aggiunge – si prevede l’indicazione obbligatoria del candidato presidente del Consiglio, comprimendo le prerogative del capo dello Stato (una sorta di premierato di fatto a Costituzione invariata); non si ripristina un vero voto di preferenza; si cancellano le norme che hanno garantito una significativa presenza femminile in Parlamento; si rende praticamente impossibile la presentazione di nuove liste”.
Per queste ragioni la Cgil “ritiene sbagliato un provvedimento che aggrava anziché risolvere la drammatica crisi di rappresentanza che colpisce da tempo la nostra democrazia. E chiede che, prima della sua approvazione definitiva, venga profondamente modificato con il coinvolgimento di tutte le forze politiche”.
























