Si è interrotta ieri la trattativa per il rinnovo contrattuale dei lavoratori tessili. Valeria Fedeli, segretario generale della Filtea Cgil, perché questa rottura?
In realtà non è una vera rottura, ma un blocco. Le imprese hanno respinto la nostra ipotesi sull’inquadramento, che voleva dare più attenzione e qualità alle prestazioni, spiegando che il settore non è ancora pronto per questa riforma. E hanno detto no anche alla creazione di un ente bilaterale. Dall’altra parte, invece, tengono sul tavolo tutti i loro punti qualificanti.
Quali sono?
La centralizzazione del contratto nazionale e l’introduzione di 40 ore di straordinario obbligatorio. Sapevano che siamo particolarmente contrari a questa ipotesi: nel tessile c’è una cultura del lavoro positiva, che va incontro da sola alle necessità delle aziende, quindi le ore in più devono restare volontarie. Per noi è sbagliata anche la richiesta di legare la competitività alla retribuzione, soprattutto in una situazione di crisi salariale così forte.
Ricostruiamo le fasi della vertenza.
Premetto che il contratto è scaduto il 31 marzo, ma i sindacati hanno aperto la trattativa già il 14 gennaio. Abbiamo iniziato molto in anticipo sui tempi e ci siamo confrontati senza nessuna pregiudiziale; negli incontri del 27 e 28 marzo abbiamo illustrato le nostre proposte sulla competitività, che sono diverse da quelle degli imprenditori.
Ovvero?
E’ fondamentale che la gestione di orari e ferie si riferisca al contratto nazionale, ma le modalità di applicazione vanno demandate al secondo livello. I tessili sono pronti a discutere qualsiasi esigenza delle imprese, anche straordinaria, ma vogliono farlo in azienda. Per questo tra le nostre richieste c’è anche la negoziazione nei distretti.
Come hanno risposto i datori di lavoro?
Hanno chiesto tempo per una verifica interna al loro sistema. Dopo un’altra riunione interlocutoria, quindi, ieri ci aspettavamo che la situazione si sbloccasse e cominciassimo a scrivere l’accordo, per poi firmarlo nell’ultimo incontro fissato il 30 aprile. Ma non è andata così e abbiamo deciso l’interruzione.
Adesso quali sono le vostre intenzioni?
Nei prossimi giorni incontreremo gli altri sindacati, dobbiamo informare i lavoratori e decidere eventuali iniziative di mobilitazione.
C’è rischio che si raffreddino i rapporti?
No, l’obiettivo è sollecitare le imprese e chiudere il contratto in tempi brevi.
Emanuele Di Nicola


























