Un’industria a due velocità: quella delle crisi, della riduzione degli ordini e dei volumi produttivi, e quella dei risultati positivi, degli investimenti, della redditività e della contrattazione avanzata. È l’istantanea dell’industria metalmeccanica veneta realizzata dalla Fiom Cgil regionale, che fotografa, accanto a oltre 80 situazioni aziendali di crisi o difficoltà, che coinvolgono più di 9.000 lavoratrici e lavoratori, quasi 90 accordi aziendali di particolare rilievo, molti dei quali caratterizzati da significativi aumenti salariali e dall’introduzione di nuovi diritti.
Si tratta di una fase difficile e profondamente articolata, che interessa l’automotive, la siderurgia, la componentistica, i macchinari, la termomeccanica e altri comparti della metalmeccanica. Electrolux è solo la punta dell’iceberg. Tra i casi più significativi emersi dalla mappatura della Fiom Cgil Veneto figurano AGCO, nel Vicentino, FDF, nel Veronese, Agritalia, nel Rodigino, Speedline, nel Veneziano, Inglass, nel Trevigiano, Hydro, a Feltre, e Aluminium Die Casting, nel Padovano: tutte realtà in cui lavoratrici e lavoratori stanno affrontando il ricorso agli ammortizzatori sociali.
“Non siamo però di fronte a una crisi omogenea e generalizzata”, spiega Antonio Silvestri, segretario generale della Fiom Veneto. “La metalmeccanica veneta è composta da filiere, settori e aziende molto diversi tra loro”. Alle difficoltà congiunturali si affiancano, secondo il sindacato, problemi strutturali che il sistema industriale si trascina da anni: la frammentazione e la fragilità delle filiere produttive, il nanismo industriale, gli insufficienti investimenti in ricerca, innovazione e nuove produzioni, la dipendenza da decisioni assunte da multinazionali che hanno altrove i propri centri decisionali e il crescente costo dell’energia. A tutto questo si aggiunge l’assenza di una politica industriale nazionale. “Per questo non basta intervenire quando una crisi è già esplosa”. Secondo Silvestri, servono politiche industriali nazionali e regionali, investimenti pubblici e privati, energia a costi competitivi, ricerca, innovazione e un rafforzamento delle filiere e delle dimensioni industriali. “Dobbiamo decidere quali produzioni vogliamo continuare a realizzare in Veneto e in Italia nei prossimi dieci o vent’anni, invece di limitarci a gestire gli ammortizzatori sociali quando quelle produzioni vengono messe in discussione”.
Accanto alle crisi e alle situazioni di maggiore difficoltà, ci sono però anche casi considerati virtuosi, come l’acquisizione di Riello da parte di Ariston, indicata da Silvestri come “una delle poche operazioni con una visione industriale seria e di ampio respiro degli ultimi anni”.
Secondo il segretario della Fiom Veneto, un ruolo determinante lo ha avuto anche il confronto istituzionale. “Di fondamentale importanza è stata la richiesta di aprire un tavolo specifico sulla termoidraulica al ministero competente. Quel confronto ha permesso di evitare la svendita dell’azienda a soggetti speculativi e ha creato lo spazio per costruire un’alternativa industriale seria, in controtendenza rispetto a quanto abbiamo visto negli ultimi anni”.
Il riferimento è al crescente ingresso dei fondi finanziari nel tessuto industriale veneto. “Diverse aziende metalmeccaniche sono finite nelle mani di fondi che si presentano come specialisti del rilancio industriale, capaci di acquisire e risanare stabilimenti considerati non strategici dai grandi gruppi che li cedono. La realtà, però, racconta spesso una storia diversa. In molti casi questi soggetti finiscono per assumere il ruolo di liquidatori industriali, accompagnando aziende e stabilimenti verso la chiusura o il fallimento”.
Emblematica, secondo la Fiom, è la vicenda di Accursia Capital. Nel Nord-Est il fondo ha lasciato dietro di sé una vera e propria scia di aziende in crisi o avviate verso la chiusura. In meno di due anni ha acquisito quattro aziende metalmeccaniche del Nord-Est, tutte operanti nel settore della pressofusione e dello stampaggio dell’alluminio: Likum, in provincia di Treviso, con 120 dipendenti, acquisita nel 2022 e chiusa nel 2025; Costampress, in provincia di Venezia, con 125 dipendenti, acquisita nel maggio 2025 e oggi a rischio liquidazione giudiziale; Friulpress, in provincia di Pordenone, con 170 dipendenti, acquisita nel marzo 2025 e ceduta appena un mese dopo a una società immobiliare con un capitale sociale di appena 2.000 euro; Aluminium Die Casting, in provincia di Padova, con 40 dipendenti, acquisita nell’ottobre 2025 e rivenduta pochi giorni dopo alla stessa società immobiliare che aveva rilevato Friulpress. “Parliamo complessivamente di circa 400 lavoratrici e lavoratori coinvolti in una serie di operazioni che avevano qualsiasi obiettivo tranne quello del rilancio strutturato e di lungo periodo di queste realtà industriali del Nord-Est”, conclude Silvestri.
La fotografia della metalmeccanica veneta restituisce però anche un quadro diverso: quello della contrattazione aziendale acquisitiva, diffusa in tutto il territorio regionale, che ha prodotto risultati economici e normativi di particolare rilievo.
Sul fronte dei premi di risultato, in alcuni casi si raggiungono cifre molto significative: 5.000 euro alla Stam, fino a 3.600 euro alla Carel, 3.400 euro all’Alfa Laval, 2.600 euro all’Irsap, 2.580 euro alla Piaggio-Aprilia, 2.400 euro all’Asfo, 2.750 euro alla Pandolfo Alluminio e 3.830 euro all’Aquatech. A questi si aggiungono aumenti salariali fissi, misure di welfare, quattordicesime, indennità e miglioramenti delle maggiorazioni.
“Non si tratta soltanto di aumentare i salari – spiega il segretario della Fiom – perché la contrattazione aziendale interviene in maniera sempre più significativa anche sulla qualità del lavoro e della vita delle persone: permessi aggiuntivi, sostegno alla genitorialità, miglioramenti dei congedi parentali, flessibilità degli orari, borse di studio, formazione, previdenza complementare, indennità per il lavoro notturno e la reperibilità, strumenti di conciliazione tra vita privata e lavoro”.
I risultati non riguardano soltanto gli aspetti economici. Alla Parker il premio di risultato può arrivare fino al 10% della retribuzione annua lorda e l’accordo comprende anche misure di welfare e ulteriori istituti normativi. All’Irsap, oltre al premio di risultato e al welfare, sono previste misure sulle indennità e a sostegno della genitorialità. Alla Cebi Motors è stata introdotta una limitazione al ricorso allo staff leasing ed è stato riconosciuto un giorno di permesso aggiuntivo al mese per le patologie di genere, oltre a otto ore di permesso per agevolare l’inserimento dei figli a scuola. All’Aquatech sono stati istituiti 500 euro di welfare per la nascita di un figlio o di una figlia, mentre alla Salvagnini è stato indicizzato all’inflazione anche il trattamento di trasferta.
Per Silvestri, il messaggio che emerge dalla ricognizione è chiaro: “Non permetteremo che le crisi industriali vengano utilizzate come alibi per comprimere salari e diritti. La buona contrattazione aziendale dimostra che competitività e diritti non sono in contraddizione. Le imprese più solide non sono quelle che pagano meno il lavoro, ma quelle che investono, innovano, valorizzano le competenze e costruiscono relazioni industriali avanzate. Per questo la Fiom Cgil Veneto continuerà a muoversi su due fronti: difendere il lavoro e conquistare salario e nuovi diritti”.


























