Decine di migliaia di operai sudcoreani sono scesi in sciopero oggi contro un disegno di legge per l’introduzione della settimana lavorativa di cinque giorni e la riduzione delle ore settimanali da 44 a 40, in uno scontro con il governo che ha proclamato illegale la protesta e ha arrestato 600 dipendenti pubblici anch’essi in agitazione.
Lo hanno reso noto fonti della più intransigente e indipendente delle due centrali sindacali del paese, la ‘Kctù (confederazione coreana dei sindacati), che ha proclamato gli scioperi in 250 fabbriche, compresi gli impianti di ‘Hyundai Motor’, ‘Kia Motors’ e ‘Ssangyong Motor’, tre della maggiori case automobilistiche sudcoreane.
La ‘Kctu’, a difesa di uno sciopero, apparentemente singolare, contro la prospettiva di lavorare di meno, ha spiegato che la settimana di cinque giorni mira in realtà a ridurre il numero delle festività nazionali, numerose in Corea del sud, colpendo i livelli salariali degli operai. “Ci batteremo finchè il governo non ritirerà dai lavori parlamentari il disegno ‘imbroglio’ di legge”, ha detto un portavoce sindacale.
La nuova proposta di legge è all’esame del parlamento.
Da ieri sono in fermento anche i dipendenti pubblici, che lottano per ottenere il diritto, non riconosciuto dall’attuale legislazione, di costituire sindacati affiliati alla ‘Kctu’.
Nella notte la polizia ha proceduto a oltre 600 arresti, in linea con la linea ‘durà annunciata ieri dal ministro del lavoro Bang Yong Seok, che aveva dichiarato illegale la protesta dei dipendenti pubblici.
Le lotte sindacali in Corea del sud avevano conosciuto una recrudescenza quest’anno poco prima dell’inizio dei campionati mondiali di calcio ‘Corea-Giappone 2002’ lo scorso giugno, ma da allora si era stabilita una relativa calma.
Secondo molti osservatori, appare inevitabile un surriscaldamento del clima sindacale in vista delle elezioni presidenziali, in programma il 19 dicembre prossimo, per la scelta del successore di Kim Dae Jung. Il presidente in carica, il cui mandato di cinque anni scadrà il prossimo febbraio, non può ripresentarsi, in base alla costituzione, per un secondo mandato.
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