Arriva, e viene accolto come un vecchio amico. Uno con cui si parla la stessa lingua. Ed è proprio cosi: la sintonia di vedute tra Maurizio Landini e Emanuele Orsini, ospite d’onore dell’Assemblea Cgil sulle politiche industriali, sembra totale. Sarà il “clan degli emiliani”, o sarà il pericolo della crisi a unirli, ma sta di fatto che davanti a una platea di centinaia di delegati dell’industria, nel Teatro Italia di Roma un tempo dopolavoro dei ferrovieri, il presidente della Confindustria e il segretario della Cgil per un’ora si rubano quasi le parole di bocca, unanimi nel denunciare la crisi incipiente, da un lato, e l’immobilità dei decisori, italiani ed europei, dall’altro.
E sono appunto il governo Meloni e l’Ue, i destinatari del messaggio concorde del mondo del lavoro e quello della produzione. Un messaggio articolato in pochi e fondamentali punti. La crisi è seria, richiede interventi rapidi e decisivi, in primo luogo sugli investimenti e sui costi dell’energia, materia, quest’ultima, che va considerata un elemento decisivo della ‘’sicurezza nazionale’’. Dunque, prima richiesta all’Ue, bloccare il Patto di stabilità, per consentire ai vari paesi di mettersi al riparo. Ma anche, ed è il messaggio di fondo, mostrare al mondo politico che impresa e sindacato possono essere anche sullo stesso lato della barricata, possono essere alleati, lavorare assieme.
Dice infatti Orsini: ‘’ringrazio Maurizio per questo invito, penso che in momenti cosi difficili lavoratori e imprese siano la stessa cosa: gli uni senza gli altri non vanno avanti’’. E a sua volta, Landini: ‘’Chiediamo alle imprese di lavorare assieme, per cambiare il sistema industriale. Non ci salviamo se andiamo avanti cosi, per questo dobbiamo fare sistema”. Ancora Orsini: “Un mese fa abbiamo fatto un rapporto del centro studi con ben tre scenari diversi, ed è un fatto anomalo, che segnala l ’incertezza rispetto a quello che ci sta accadendo attorno. Siamo stati chiari: se il conflitto continua, saremo in recessione”, dice Orsini. E Landini: ‘’se continua cosi, la guerra sarà per l’economia peggio del Covid”.
Per affrontare questo stato di cose, secondo Landini, “bisogna sospendere il patto di stabilità in Europa, sospenderlo per investire. E chiedo anche agli imprenditori di investire più di quanto hanno fatto fino ad adesso”. Rilancia Orsini: ” siamo pronti a investire di più, come diceva Maurizio, ma abbiamo bisogno di due condizioni: regole certe e governare le transizioni”. Dunque, anche per il presidente degli industriali, “e’ il momento di fare debito pubblico in Europa e credo sia giusto quello che è stato detto da Giorgetti: non si può curare un ferito di guerra con l’aspirina. Serve fermare il patto di stabilità, e servono incentivi alle imprese per superare questo momento”.
Poi, l’energia. Per Orsini, “è una delle condizioni primarie per far sì che si possa fare impresa. Oggi stiamo pagando l’energia 2-3 volte in più rispetto ad altri Paesi europei. Dobbiamo cambiare questa condizione ed è ovvio che non lo possiamo fare in due giorni. Noi siamo d’accordo per cambiare gli ETS, ma ci vogliono anni, e questo paese non ha più tempo. Bisogna lavorare da subito e creare le condizioni perché l’industria regga botta; bisogna investire forte sulle rinnovabili’’. A sua volta, Landini: “oggi la sicurezza non è armarsi, ma essere autonomi sul piano dell’energia. Non possiamo continuare a investire sul gas, serve un piano straordinario, investendo nelle rinnovabili per puntare all’indipendenza energetica”. Entrambi concordano sulla necessità di sveltire le pratiche: “per le rinnovabili ci sono più di 1.700 progetti fermi, non si può aspettare mesi per avere un’autorizzazione o trovarsi di fronte al fatto che ci sono sempre le ragioni per cui nessuno vuole il pannello solare, la pala eolica o altri sistemi. Questi sono i temi da affrontare. Gli investimenti vanno fatti oggi”. Quanto all’uscita dal gas, Orsini la vede improponibile: ‘’nel distretto emiliano della ceramica vivono 70 mila persone di cui 40 mila lavorano nell’industria della ceramica. Ma senza gas la ceramica non si fa. Che facciamo, mandiamo a casa 40 mila persone?”. Meglio, allora, ripensare “al nucleare moderno, pulito”. E qui è Landini che non concorda: ‘’il nucleare pulito non ci sarà prima di vent’anni, mentre vento, sole, acqua, li abbiamo già a diposizione’’. Cosi come toccherà a Orsini non essere d’accordo quando il leader Cgil parla “di tassare gli extraprofitti delle grandi imprese energetiche, da Enel a Eni a Terna”: “Extra-profitti? Per me non c’è nel vocabolario”, replica il leader degli imprenditori, anche perché le imprese citate da Landini sono tra le principali associate a Confindustria.
Qualche differenza anche rispetto al governo: Landini accusa palazzo Chigi di ‘’non aver mai accettato di confrontarsi con noi, con le parti sociali, su questi terreni, che sono le politiche industriali, l’energia, il fisco’’. Orsini osserva che, in verità, ‘’dopo le nostre richieste qualcosa il governo ha fatto’’, riferendosi alle modifiche su Transizione 5.0, ma è anche vero che ‘’stiamo ancora aspettando i decreti attuativi, senza i quali nulla si muove’’.
La sintonia perfetta torna quando si passa a parlare di contratti e rappresentanza. Il tema del confronto in corso da molti mesi tra sindacati e imprese è richiamato spesso nel dibattito, sia da Landini che da Orsini, segnando una totale concordanza di intenti. Bisogna affrontare “insieme” il tema dei salari, dice il presidente Confindustria, che manda un altro avviso a Palazzo Chigi: “la contrattazione deve essere fatta dalle parti sociali, non ci dobbiamo trovare con salari fatti con decreto”. Quanto ai contratti pirata, ‘’c’e’ una battaglia sul tema della rappresentanza alla quale stiamo lavorando insieme perché venga determinata”. E poi, rivolgendosi a Landini, scherza: “dillo, che i nostri contratti sono i migliori…”
“Le trattative si fanno ai tavoli – conferma il sindacalista- e noi a quei tavoli con Confindustria ci siamo, anche con tutte le altre associazioni. Il nostro obiettivo è un accordo che aggiorni gli accordi interconfederali e che lo si faccia in tempi rapidi”. Sui tempi e le probabilità di successo, c’è prudenza: “non voglio mettere il carro davanti ai buoi – dice Landini – la partita finisce quando l’arbitro fischia, e la trattativa finisce quando metti una sigla quando hai raggiunto l’ipotesi di accordo. Certamente, però, o questo accordo o si fa entro l’estate, o dopo sarebbe troppo tardi, perderebbe il suo scopo, sarebbe inutile’’. Ma il confronto è aperto e procede: dunque, conclude Landini, ‘’non vedo elementi di ostacolo. Credo ci possano essere le condizioni per fare un lavoro serio”.
Nunzia Penelope
























