Nel Rapporto Annuale dell’Inps, presentato stamattina a Montecitorio, l’istituto di previdenza tocca tutta una serie di punti.
Sul versante dell’occupazione, l’Inps conferma il trend di crescita degli ultimi anni. Il recupero iniziato nel 2014 ha consentito, tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018, di ritornare a un livello di occupati analogo a quello del primo semestre 2008. Nel corso del 2017 il numero degli assicurati Inps è stato pari 25.138 milioni di lavoratori, lo 0,3% in meno rispetto al 2016. Una contrazione che dipende dalla conclusione, nel marzo 2017, della vecchia regolazione delle prestazioni occasionali tramite voucher. Al netto delle posizioni a voucher si registrano, per le altre categorie, trend di incremento. Crescono i lavoratori dipendenti, che hanno superato i 15 milioni, con una crescita del 4%, calano, invece, gli indipendenti. Per quanto riguarda gli addetti a tempo indeterminato, si è passati da 14 milioni a 13,8 milioni, mentre è salita la prestazione a termine da 3,7 milioni a 4,6 milioni.
Per quanto riguarda i lavoratori della gig economy, l’Inps li ha raggruppati in tre grandi categorie: il lavoro on-demand tramite app; il crowdwork, programmatori, freelance, informatici, professionisti, che si rendono disponibili a svolgere una moltitudine di differenti lavori; l’asset rental, l’affitto e il noleggio di beni e proprietà, come nel caso del proprietario di un appartamento in affitto su AirBnb che cura anche l’accoglienza e le pulizie finali. Anche se, osservano i ricercatori dell’Istituto guidato da Tito Boeri, il dibattito pubblico sia incentrato però solo sui riders, che in realtà rappresentano solo il 10% dei nuovi lavoratori.






















