“Mentre noi eravano qui a discutere, proprio stamattina sono arrivati altri due contratti, firmati da sigle totalmente ignote”. L’annuncio è del vicepresidente del Civ Inps Guido Lazzarelli, chiamato a concludere il dibattito organizzato il 15 gennaio a Roma dallo stesso Civ sul tema dei contratti e dei salari. Poco prima, era stato il leader Cgil Maurizio Landini a denunciare la firma, sempre in mattinata, di un fantomatico contratto Federservizi-Ugl, che il leader Cgil ha definito ”pirata”. Una coincidenza niente male, visto che nel corso della discussione tutti i partecipanti avevano indicato proprio il proliferare dei contratti pirata come una delle cause dei bassi salari nazionali, da combattere quindi con decisione.
L’occasione per discutere il tema centrale di questi tempi e’ la presentazione dell’”Analisi della dinamica retributiva dei lavoratori dipendenti pubblici e privati”, predisposto dal Coordinamento generale statistico attuariale e dalla direzione centrale studi e ricerche dell’Inps. A cui ha fatto seguito una tavola rotonda a cui hanno partecipato tutte le parti sociali: Maurizio Landini per la Cgil, Pierpaolo Bombardieri per la Uil, Mattia Pirulli per la Cisl, Simone Gamberini per Lega Coop, Riccardo Giovani per Confartigianato, Francesco Menin per Confcommercio, Pierangelo Albini per Confindustria. Tutti concordi nell’indicare la necessita di dotarsi, innanzi tutto, di regole più cogenti per la rappresentanza, nonché di una messa a punto del sistema contrattuale sancito dal vecchio Patto della fabbrica datato 2018.
Bastano due dati per capire come stanno le cose: nel 1993, i contratti nazionali riconosciuti erano 150, oggi sono saliti a oltre mille. Denuncia Landini: ‘’possibile che sia sufficiente depositare un contratto al Cnel perché sia valido? se due parti si mettono d’accordo per firmare un contratto e lo depositano al Cnel, e poi qualcuno decide di usare quel contratto, quel contratto esiste ed è legale, a prescindere dai suoi contenuti. Questo non è accettabile”. Con Landini si trovano d’accordo anche le controparti datoriali: Confcommercio sottolinea che tra il ‘’suo’’ contratto legale, e un contratto pirata dello stesso settore, c’è una differenza, a scapito de lavoratore, di ben 8 mila euro annui. Ma la ‘’pirateria’’ non si esercita solo sul salario: anche tutto il resto viene stravolto, dall’orario all’organizzazione del lavoro, alle tutele minime, affermano in coro sindacati e imprese.
La strada per bloccare questa proliferazione anomala è una sola, e cioè stabilire regole sulla rappresentanza. Ed esattamente su questo stanno lavorando, da settembre, in primo luogo Confindustria e sindacati (due nuovi appuntamenti sono già fissati per la seconda metà di gennaio) ma con l’intenzione di allargare il confronto anche ad altre rappresentanze di impresa, a partire da Confcommercio e Confesercenti.
‘’Smettiamo di discuterne ai convegni e passiamo alle trattative”, sprona Landini, spingendosi ad affermare che “entro la primavera” si potrebbe arrivare a un accordo sui vari temi. Una soluzione, propone, sarebbe anche quella di stabilire una contrattazione annuale per il solo tema del salario, consentendo cosi una risposta più immediata all’andamento dell’nflazione. Il leader Cgil intende anche di avviare un confronto col governo sul capitolo fisco, ”per una vera riforma fiscale” che garantisca una reale protezione dei salari, a partire dal fiscal drag. Conferma Pirulli, parlando a nome della Cisl: ‘’siamo sempre stati disposti a parlare della rappresentanza, anche se non per via legislativa. Intanto, se l’Inps rendesse noti i dati che già possiede da tempo, ci risparmieremmo tanti problemi’’. Appello sottoscritto anche da Bombardieri: “I dati sulla rappresentanza sono in questo palazzo (il convegno si e’ svolto a Palazzo Wedekind, una delle sedi dell’istituto nazionale della previdenza, ndr) e sfido l’Inps a renderli noti”.
Afferma a sua volta Albini: ‘’qui non si tratta di decidere chi ha il diritto di entrare nella Sala Verde di palazzo Chigi, ma di far funzionare la contrattazione, altrimenti il rischio è che il salario lo decidano il parlamento, col salario minimo, e i tribunali”. Nell’ottica di Confindustria, il salario va deciso attraverso i contratti, identificando i soggetti che hanno diritto ad esercitare la contrattazione, sia attraverso le regole sulla rappresentanza, ma anche ridefinendo con precisione i ‘’perimetri’’ contrattuali che spettano a ciascun comparto: senza sconfinamenti, e soprattutto ‘’senza approfittarsene per fare politica associativa’’, ovvero :‘’se ti iscrivi da me, ti faccio un contratto che ti costerà meno’’. Dunque, afferma Albini, ‘’accolgo l’invito di Landini: se lavoriamo bene possiamo realizzare sia una manutenzione del Testo unico sulla rappresentanza, che, ricordo, era stato firmato da tutti, sia qualche ragionamento che vada anche più avanti’’. Non agire sarebbe invece assai rischioso: il dilagare del dumping sui contratti finirebbe infatti per far scomparire le rappresentanze di sindacati e imprese, ‘’consegnando il paese alla disintermediazione’’.
Anche Confcommercio ritiene indispensabile intervenire rapidamente, e infatti replica confermando ”la disponibilità’ a un confronto costruttivo con le organizzazioni sindacali”, sui temi del salario e del funzionamento del modello contrattuale. Nei prossimi giorni, annuncia l’associazione dei commercianti, e’ già in programma un incontro ”per approfondire questi aspetti in un quadro di responsabilità condivisa tra le parti sociali e verificare le modalità di rinnovo dei contratti”. Anche per Confcommercio, infine, l’obiettivo e’ “rafforzare la contrattazione di qualità”, ovvero ”quella esercitata dalle organizzazioni comparativamente più’ rappresentative”, contrastando ”con decisione” i contratti pirata.
Le premesse per una intesa, insomma, sembrano esserci. Aggiunge ancora Bombardieri: ‘’spero si riesca a fare l’accordo molto velocemente, e con tutte le parti datoriali’’. Pirulli condivide l’impegno: ‘’Noi certamente ci proviamo’’.
Nunzia Penelope






















