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Home - La biblioteca del diario - L’Italia che non arriva a fine mese. Lavoro e salari: una questione di sinistra, a cura di Mimmo Carrieri, Cesare Damiano e Agostino Megale. Edizioni Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

L’Italia che non arriva a fine mese. Lavoro e salari: una questione di sinistra, a cura di Mimmo Carrieri, Cesare Damiano e Agostino Megale. Edizioni Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

di Adriano Oliveto
19 Febbraio 2026
in La biblioteca del diario
L’Italia che non arriva a fine mese. Lavoro e salari: una questione di sinistra, a cura di Mimmo Carrieri, Cesare Damiano e Agostino Megale. Edizioni Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

Il volume L’Italia che non arriva a fine mese – Lavoro e salari: una questione di sinistra, curato da Mimmo Carrieri, Cesare Damiano e Agostino Megale, si colloca nel dibattito contemporaneo sul lavoro come contributo esplicitamente politico-analitico, orientato a ricostruire le ragioni strutturali della crisi salariale italiana e a interrogare le responsabilità della rappresentanza progressista. Pubblicato dalla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli nel 2026, il testo affronta il tema del lavoro non come semplice variabile economica, ma come fondamento democratico, costituzionale e, soprattutto, sociale, proponendo una lettura di lungo periodo delle trasformazioni che hanno attraversato il mercato del lavoro italiano.

Fin dalle prime pagine emerge con chiarezza come la questione salariale venga ricondotta dagli autori a un problema di ordine costituzionale e democratico. Il richiamo agli articoli 1, 3 e 36 della Costituzione non ha un valore meramente formale, ma serve a ribadire che il lavoro e il salario costituiscono i presupposti materiali dell’essere cittadino. In questo senso, la compressione dei salari e la diffusione del lavoro povero rappresentano non solo una distorsione, ma una vera e propria frattura del patto sociale su cui si fonda, de facto, la Repubblica.

Innanzitutto, l’impianto del volume si articola attorno a una tesi centrale: l’Italia rappresenta un’anomalia nel panorama europeo per la stagnazione (e in molti casi la riduzione) dei salari reali, fenomeno che non può essere spiegato solo attraverso congiunture avverse o shock esogeni, ma che affonda le proprie radici in scelte strutturali di politica economica, industriale e del lavoro. Gli autori ricostruiscono una parabola che va dalla stagione del compromesso fordista del secondo dopoguerra, caratterizzata da crescita economica, stabilità occupazionale e integrazione tra salari e welfare, fino alla fase attuale segnata da precarizzazione, terziarizzazione dell’economia e indebolimento del potere contrattuale del lavoro.

Particolarmente interessante, infatti, risulta l’analisi della deindustrializzazione italiana e della finanziarizzazione dell’impresa, individuate come fattori decisivi del declino salariale. Viene mostrato come l’abbandono di una strategia industriale nazionale, unito alla privatizzazione delle grandi imprese pubbliche e all’orientamento verso la massimizzazione del valore azionario, abbia prodotto una stagnazione della produttività e una rottura del tradizionale nesso tra crescita economica e salari. In questo frame, l’aumento dell’occupazione registrato negli ultimi anni viene interpretato criticamente. La crescita quantitativa dei posti di lavoro si concentra nei settori a basso valore aggiunto, caratterizzati da retribuzioni inferiori, contratti discontinui e ridotta protezione. Di conseguenza, viene messa in discussione la narrazione dominante secondo cui i bassi salari sarebbero una semplice conseguenza della bassa produttività. Al contrario, il volume mostra come la stagnazione salariale sia essa stessa una delle cause del rallentamento produttivo, poiché disincentiva investimenti in competenze, innovazione e qualità del lavoro; portando al fatto che la moderazione salariale, protratta nel tempo, ha compresso la domanda interna e rafforzato un modello di sviluppo fondato sulla competizione al ribasso, anziché sull’aumento del valore aggiunto.

Visto ciò, gli autori pongono l’attenzione alle disuguaglianze interne al mondo del lavoro. Evidenziano come la crisi salariale colpisca in modo asimmetrico donne, giovani e territori, contribuendo alla diffusione del fenomeno della povertà lavorativa e alla progressiva erosione della funzione emancipativa del lavoro. Infatti, l’analisi del part-time involontario femminile, della bassa occupazione giovanile e del divario territoriale rafforza la tesi secondo cui il lavoro ha smesso di rappresentare una garanzia di sicurezza economica e di integrazione sociale.

A questo quadro si accompagna una riflessione sul costo complessivo della vita e sul ruolo del welfare, i quali incidono direttamente sul salario reale. All’interno dei capitoli, viene sottolineato come l’aumento degli affitti, dei costi di trasporto e dei servizi di cura, unito alla progressiva privatizzazione del welfare, riduca ulteriormente il reddito disponibile delle famiglie. Difatti, il salario non può essere analizzato isolatamente, ma va inserito in un sistema più ampio di protezione sociale che oggi appare indebolito e frammentato, con effetti particolarmente penalizzanti per le donne e per i nuclei familiari più fragili.

Sul piano istituzionale e politico, invece, viene dedicato un ampio spazio al ruolo della contrattazione collettiva e alla frammentazione del sistema dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro. La proliferazione dei cosiddetti “contratti pirata” viene letta come un fattore di dumping salariale e normativo, favorito dall’assenza di una legge sulla rappresentanza sindacale. In questo senso, il richiamo all’attuazione dell’articolo 39 della Costituzione appare coerente con l’impostazione complessiva, che concepisce il salario come diritto costituzionale e non come mera variabile di mercato.

Il tema della rappresentanza assume, quindi, una valenza politica più ampia. La distanza crescente tra mondo del lavoro e forze progressiste viene interpretata come il risultato di una lunga rimozione della questione salariale dall’agenda politica. Questo scollamento contribuisce a spiegare lo spostamento dell’elettorato popolare verso forze politiche di destra, percepite (seppur spesso in modo illusorio) come più capaci di offrire risposte immediate all’insicurezza materiale. La crisi del lavoro diventa, così, anche una crisi della democrazia rappresentativa.

Pertanto, dal punto di vista critico, il volume sembra rivendicare la necessità di un cambio di paradigma rispetto all’impostazione neoliberista delle politiche economiche. Tale scelta, pur limitando la pluralità delle prospettive teoriche, non indebolisce la solidità dell’argomentazione, che si fonda su un uso estensivo di dati statistici e su un’interpretazione coerente dei processi di lungo periodo. Al contrario, ciò che può apparire meno sviluppato è il confronto con le trasformazioni culturali e simboliche del lavoro, le quali restano sullo sfondo rispetto all’analisi economico-istituzionale.

Nel complesso, L’Italia che non arriva a fine mese – Lavoro e salari: una questione di sinistra si configura come un contributo rilevante per comprendere le dinamiche strutturali del mercato del lavoro italiano e le ragioni del crescente scollamento tra lavoro e rappresentanza politica. Lo scritto si rivolge in particolare a studiosi di sociologia del lavoro, economia politica e scienze politiche, ma risulta pratico particolarmente per il dibattito pubblico e sindacale. La sua principale ambizione, ovvero rimettere il lavoro e il salario al centro di una riflessione più progressista, emerge con chiarezza, offrendo una chiave interpretativa solida per leggere una delle principali fratture sociali dell’Italia contemporanea. Il testo non si limita a denunciare la crisi salariale, ma invita a ripensare il lavoro come pilastro della coesione sociale e della democrazia. In uno scenario segnato da insicurezza economica e diseguaglianze crescenti, il richiamo a una nuova centralità del lavoro assume un valore non solo economico, ma profondamente politico e culturale.

Adriano Oliveto

Titolo: L’Italia che non arriva a fine mese – Lavoro e salari: una questione di sinistra

Autore: Mimmo Carrieri, Cesare Damiano e Agostino Megale

Editore: Fondazione Giangiacomo Feltrinelli – Collana Scenari

Anno di pubblicazione: gennaio 2026

Pagine: 125 pp.

ISBN: 9788868355562

Prezzo: 16 euro

Adriano Oliveto

Adriano Oliveto

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