Da piazza Santi Apostoli, a Roma, si alza l’appello delle lavoratrici e dei lavoratori delle Fondazioni lirico-sinfoniche che hanno chiesto al governo e all’Anfols (l’Associazione nazionale delle fondazioni lirico-sinfoniche) di far fronte con risorse certe alle richieste di aumenti salariali per il Contratto nazionale di lavoro già scaduto.
Dopo 20 anni di mancati rinnovi, e a fronte di un consistente aumento del costo della vita, la manifestazione promossa da Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Fials Cisal mette al centro l’inadeguatezza delle risorse previste: il passato contratto ha registrato un aumento solo del 4% e per il successivo si prospetta un incremento del 6%, “insufficiente e senza peraltro garanzie sullo stanziamento delle risorse da parte del governo”.
Lo stato di agitazione di musicisti, artisti, danzatori, maestranze e amministrativi prosegue da settimane e non si esclude lo sciopero con l’adesione di altri settori della produzione culturale. “La mobilitazione sta crescendo – sottolinea Sabina di Marco, segretaria nazionale di Slc Cgil, responsabile delle Produzioni culturali -. È stato dichiarato lo stato di agitazione anche nei Teatri: in apertura degli spettacoli il pubblico viene messo al corrente delle condizioni in cui versano lavoratrici e lavoratori, condizioni che peggiorano a causa del progressivo disinvestimento nel settore che non solo impedisce il rinnovo dei contratti, ma porta un inesorabile impoverimento dell’offerta culturale italiana”.
“Il governo – conclude la sindacalista – si occupa solo di minutaglie, di nomine e propaganda senza intervenire in maniera decorosa e chiara con riforme necessarie al settore e senza dare centralità al lavoro, vero motore per la sua sopravvivenza”.
Tra le richieste, la necessità di intervenire sulla classificazione delle professioni, “ferma da tempo immemore”, e quella di garantire la copertura delle piante organiche con l’assorbimento del precariato. A queste si aggiunge il nodo dei corpi di ballo: “non può essercene uno soltanto come proposto dal governo, i lavoratori chiedono che venga conservata la pluralità e chiedono corpi di ballo stabili”. Centrale, poi, la necessità di fare chiarezza normativa sulle Fondazioni lirico-sinfoniche, “che oggi sono un ibrido tra pubblico e privato con conseguenze che non ne consentono una gestione chiara e coerente”.






















