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Home - Approfondimenti - La nota - Chi sono, dove vivono, come stanno: la mappa degli “invisibili” nella prima Rilevazione Istat sulle persone senza dimora

Chi sono, dove vivono, come stanno: la mappa degli “invisibili” nella prima Rilevazione Istat sulle persone senza dimora

di Elettra Raffaela Melucci
25 Marzo 2026
in La nota
L’ascensore sociale si è rotto

SENZA FISSA DIMORA NELLA GALLERIA SOTTO LA STAZIONE CENTRALE SENZA TETTO CLOCHARD POVERTA' FREDDO

Tra il bisogno e la risposta c’è uno spazio da occupare con la presenza, l’accompagnamento e l’orientamento della persona, che deve essere sempre al centro. Se questi vettori mancano, le opportunità non produrranno mai un reale cambiamento. Per le persone senza dimora, che in Italia sono 10.037, non basta solo una casa: servono risposte strutturali, appropriate e accessibili.

La Rilevazione sulle persone senza dimora, promossa e coordinata dall’Istat in collaborazione con la fio.PSD-ETS (Federazione italiana organismi per le persone senza dimora), enti locali, università e terzo settore, ha l’obiettivo di fornire una mappatura utile alla costruzione di un sistema informativo per il monitoraggio continuo della grave marginalità adulta e per la programmazione di politiche pubbliche più efficaci e mirate.

L’indagine, che si colloca nell’ambito della strategia del Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni, è stata presentata in conferenza stampa martedì 25 marzo e si distingue dalle rilevazioni del 2011 e del 2014 sia per obiettivi sia per metodologia. Le precedenti stime, infatti, si basavano sull’utilizzo delle mense e dei servizi notturni; la nuova rilevazione adotta invece l’approccio Point in Time, che consiste in una fotografia del fenomeno in una specifica finestra temporale, considerando sia le persone presenti nei servizi sia quelle incontrate direttamente in strada e nelle strutture.

Per il raggiungimento degli obiettivi è stato fondamentale il contributo dei volontari e delle volontarie reclutati attraverso la campagna TuttiContano: 6.536 iscrizioni, oltre 45.000 ore di attività e più di 200 coordinatori, attivi nei 179 centri di smistamento distribuiti nei 14 Comuni centro di area metropolitana (Torino, Genova, Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Reggio Calabria, Palermo, Messina, Catania e Cagliari).

L’indagine si articola in due fasi: un conteggio delle persone senza dimora, condotto il 26 gennaio 2026, seguito da una rilevazione campionaria di approfondimento basata su interviste realizzate il 28 e 29 gennaio, che analizzeranno percorsi di vita, utilizzo dei servizi, condizioni di salute, relazioni sociali e attività lavorative. I risultati di questa seconda fase saranno diffusi entro la fine dell’anno.

I dati attualmente disponibili riguardano la stima e le principali caratteristiche delle persone senza dimora – in strada, in sistemazioni di fortuna o ospiti delle strutture di accoglienza notturna – incontrate nella notte del 26 gennaio. Complessivamente sono state censite 10.037 persone, pari a circa lo 0,11% della popolazione residente nei territori considerati. Di queste, 5.563 (55,4%) erano ospitate in strutture, mentre 4.474 (44,6%) vivevano in strada o in condizioni di fortuna.

La distribuzione territoriale evidenzia una forte concentrazione nelle grandi città. Roma registra il numero più elevato con 2.621 persone, seguita da Milano (1.641), Torino (1.036) e Napoli (1.029): insieme queste quattro città raccolgono oltre il 60% del totale. All’estremo opposto si collocano Reggio Calabria (31 persone), Messina (129) e Catania (218).

Numeri che mettono sotto pressione il sistema di accoglienza. Le strutture censite sono 217, con una disponibilità complessiva di 6.678 posti letto, inferiore al numero totale delle persone senza dimora rilevate. Il tasso medio di occupazione è pari all’83,3%, con punte che in alcuni casi superano il 100% per effetto di posti aggiuntivi attivati in emergenza. Ne emerge una carenza strutturale dell’offerta rispetto al fabbisogno.

Dal punto di vista socio-demografico, il fenomeno è prevalentemente maschile. Nelle strutture le donne sono 1.189 (21,4%), mentre tra le persone in strada rappresentano circa il 9% del totale (circa il 12% nei casi in cui il genere è stato identificato), a fronte quindi di una larga maggioranza di uomini.

Un altro elemento rilevante è la forte incidenza della componente straniera. Nelle strutture le persone di nazionalità non italiana sono 3.838 (69%) e anche tra chi vive in strada risultano prevalenti, con una quota di circa il 70% nei casi rilevati, soprattutto nelle città del Nord e nei grandi centri urbani.

Per quanto riguarda l’età, la fascia più rappresentata è quella tra i 31 e i 60 anni, che costituisce il 61,3% degli ospiti delle strutture (3.413 persone) e il 73,2% tra le persone in strada (nei casi con età rilevata). I giovani tra i 18 e i 30 anni rappresentano circa il 15% nelle strutture (851 persone) e il 16,2% in strada, mentre gli over 60 sono più presenti nelle strutture (23,4%) rispetto alla strada (10,6%). La presenza giovanile è più marcata in alcune città del Sud e delle Isole, come Bari, Catania e Messina, mentre gli over 60 risultano più numerosi a Roma, Napoli e Genova.

Le condizioni abitative di chi vive in strada risultano particolarmente critiche. Quasi la metà delle persone (48,7%) dorme in spazi pubblici aperti, senza alcun riparo, spesso direttamente su strada o in aree verdi. Un ulteriore 36,5% trova sistemazione in spazi urbani riparati, come portici o sottopassi, mentre quote più ridotte si collocano presso stazioni (9,3%) o in tende e automobili (5,5%). Nel complesso, prevalgono condizioni di forte esposizione e precarietà.

Dal punto di vista geografico, la presenza si concentra soprattutto nelle aree centrali delle città: il 52,7% delle persone senza dimora in strada si trova nei centri storici, seguito dalle grandi arterie urbane (30,1%) e, in misura minore, dalle periferie (14,7%). Nonostante il conteggio abbia interessato l’intero territorio comunale, il fenomeno appare quindi fortemente localizzato.

Nel complesso, la rilevazione restituisce l’immagine di una marginalità estrema ancora in larga parte invisibile. È lo specchio di una società attraversata da profonde disuguaglianze, in cui il divario tra i diversi strati sociali tende ad ampliarsi. Le crisi economiche rischiano di accentuare ulteriormente questa dinamica, con bisogni in crescita e nuove forme di povertà a cui le politiche pubbliche faticano a dare risposte adeguate, contribuendo talvolta a generare ulteriori marginalità.

Elettra Raffaela Melucci

Elettra Raffaela Melucci

Elettra Raffaela Melucci

Giornalista de Il diario del lavoro

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