In vista dell’Investor Day 2026 ad Auburn Hills, Michigan, indetto dal CEO Antonio Filosa per il prossimo 21 maggio, il sindacato dei metalmeccanici Fim Cisl riunirà lunedì 11 maggio alle ore 10:30, a Roma, il coordinamento nazionale del Gruppo Stellantis. Oltre 100 sindacalisti, provenienti e in collegamento da tutti gli stabilimenti italiani, parteciperanno per elaborare le richieste del sindacato relative al Piano Industriale.
La giornata farà anche il punto sulla situazione di tutti gli stabilimenti italiani del Gruppo, anche alla luce dei dati contenuti nel report trimestrale diffuso dalla stessa FIM lo scorso mese di aprile. Il report, pur evidenziando una timida ripresa della produzione dopo l’”anno nero” 2025, descrive una situazione che resta comunque preoccupante, soprattutto per il sito di Cassino, dove il 20 marzo scorso FIM, FIOM e UILM hanno organizzato una grande manifestazione per denunciare la crisi del sito laziale. A questo si somma la difficile condizione delle aziende della componentistica e dei servizi legati ai plant del Gruppo, oltre alla complessa situazione del sito di Termoli, che ha visto sfumare definitivamente l’investimento per la gigafactory destinata alla produzione di batterie.
Per il Segretario generale della FIM CISL, Ferdinando Uliano: “La giornata di lunedì servirà ad elaborare le richieste che avanzeremo rispetto al piano di investimenti del Gruppo nel nostro Paese. Ci aspettiamo, oltre al rispetto e alla garanzia degli impegni già presi nei mesi precedenti, ulteriori risposte alle nostre richieste che rafforzino gli investimenti e l’occupazione di Stellantis in Italia. Il piano di Filosa deve rappresentare una svolta. Un impegno che riteniamo assolutamente necessario per mettere in sicurezza l’occupazione diretta e dell’indotto, vista la crisi che sta subendo anche la componentistica a causa delle difficoltà del settore non solo in Italia, ma anche in Europa.
Per noi, inoltre, rimane necessario affrontare la crisi dell’automotive sul piano politico. La revisione del regolamento UE sulle emissioni rappresenta un primo segnale positivo, ma ancora insufficiente rispetto all’obiettivo della neutralità tecnologica, che riteniamo fondamentale per il rilancio del settore e la sua sostenibilità sociale. È necessario un piano industriale europeo espansivo, sostenuto da debito comune e da un nuovo Fondo europeo con risorse comparabili al Next Generation EU. Tale piano deve accompagnare la transizione del settore garantendo sostenibilità ambientale, sociale e occupazionale. Anche l’introduzione di requisiti ‘made in Europe’, senza adeguati incentivi e una strategia industriale, rischia di essere inefficace.
Anche il Governo deve fare la sua parte nelle politiche industriali del nostro Paese. Non può cavarsela tagliando i fondi dell’auto e scaricare su altri le responsabilità: servono investimenti, ammortizzatori sociali e il taglio del costo dell’energia. Il taglio significativo del fondo automotive a sostegno della filiera nella manovra 2025 e la riduzione delle risorse destinate al settore per i prossimi anni sono stati segnali negativi. Serve una revisione che preveda maggiori risorse e un fondo speciale per le PMI, per sostenere un comparto strategico sul piano occupazionale e industriale per il nostro Paese”.
























