Il week end di fuoco del risiko bancario ha lasciato i sindacati alquanto perplessi. In attesa di studiare bene l’operazione su Mps, annunciata stamattina dal Ceo di Intesa Sanpaolo Carlo Messina, nelle centrali di Cgil, Cisl e Uil si riflette. Da un punto di vista strettamente economico, c’e’ chi valuta più interessante la proposta di Intesa rispetto all’ipotesi di un terzo polo bancario centrato su Bpm, perché l’orientamento di Messina appare più “industriale”: oltre al risparmio gestito (e al non del tutto chiarito interesse o meno per Generali), c’è l’attenzione alla rete e agli sportelli, al corporate banking e al credito al consumo. In altre parole: all’economia reale. D’altro canto, però, non mancano i dubbi.
La leader della Cisl, Daniela Fumarola, per esempio, avverte che vanno evitate ricadute del risiko bancario su lavoratori e risparmiatori. Interpellata a margine di un convegno, la sindacalista invita a “verificare con attenzione i contenuti delle operazioni in corso, perché si tratta di processi particolarmente importanti”. “Quello che chiediamo – sottolinea – è che non vi siano ricadute negative sui lavoratori e sui risparmiatori. Sarebbe un danno grave non solo per le persone coinvolte, ma per l’intero paese”.
Sul fronte Cgil, è la Fisac della Toscana a chiedere ‘’garanzie concrete’’ per lavoratori e territorio. “Il dibattito che si è aperto attorno al futuro assetto del Gruppo Monte dei Paschi di Siena -afferma una nota della struttura regionale dei bancari Cgil- richiede da parte nostra una presa di posizione netta e circostanziata”, avvertendo che la categoria ‘’non intende limitarsi a osservare dall’esterno dinamiche che investono direttamente migliaia di lavoratrici e lavoratori della nostra regione. Abbiamo bisogno che nel dibattito pubblico, oltre la prospettiva degli investitori e dei mercati finanziari relativamente a possibili fusioni, acquisizioni o alleanze, sia presente e con forza il mondo del lavoro, che sia prioritario il tema occupazionale, e quello del servizio al territorio”.
La Toscana, prosegue la nota, “ha già pagato un prezzo alto negli anni scorsi. La contrazione della rete di sportelli ha sottratto a molte comunità – in particolare nelle aree interne e nei centri minori – un punto di riferimento essenziale per cittadini e imprese. Dobbiamo determinare un cambio di paradigma e impedire che nuove operazioni confermino questa tendenza, che ha determinato la riduzione di posti di lavoro ma anche l’impoverimento del tessuto economico e sociale locale”.
“C’è poi – conclude la Fisac Toscana -una questione che consideriamo prioritaria: il futuro dei poli di Direzione Generale che ospitano funzioni strategiche e che danno lavoro a professionalità qualificate, costituendo un fattore di attrazione economica per l’intero territorio provinciale e regionale. Eventuali operazioni, sinergie o alleanze, non devono comportare su questi poli ricadute strutturali. Più in generale, riteniamo che qualsiasi progetto di riassetto del Gruppo debba misurarsi con domande precise: quale progetto insieme a quantità, qualità e allocazione dei posti di lavoro.”



























