L’amministratore delegato di Electrolux Italia Massimiliano Ranieri, al termine del vertice al Mimit, ha promesso un percorso condiviso per trovare soluzioni, evitando azioni unilaterali e aprendo a 50 giorni di sospensione del piano con l’auspicio di chiudere il confronto prima della pausa estiva. Fuori dal ministero di Imprese e Made in Italy, dove è in corso un tavolo sindacati-azienda, l’esultanza degli operai che hanno accolto la notizia positivamente. Il piano prevedeva il licenziamento di 1700 operai.
Il tavolo era presieduto dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, alla presenza dell’azienda, dei sindacati di categoria, di Confindustria, delle Regioni e dei Comuni sede degli stabilimenti del gruppo. Presenti anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, e i sottosegretari al Mimit, Fausta Bergamotto e Mara Bizzotto.
“Apprendiamo da notizie stampa – spiegano in una nota congiunta i sindacati di categoria Fim, Fiom e Uilm – che la tregua di Electrolux, e cioè il suo impegno a non aprire procedure di licenziamento e a non chiudere stabilimenti avrebbe una durata di 50 giorni. Puntualizziamo che al tavolo si è parlato di un calendario fitto di incontri per definire un nuovo piano industriale condiviso, ma non è stata condivisa nessuna data di scadenza”.
“È molto importante l’impegno politico che è stato preso – sottolinea Ferdinando Uliano, segretario generale della Fim Cisl al termine dell’incontro – lo vogliamo vedere poi alla prova dei fatti. Non è che l’azienda fra qualche settimane si sveglia e comunica che riprende in mano il vecchio piano”.
“Per quanto ci riguarda – ha proseguito – la discussione deve essere alternativa a partire dagli esuberi. Per noi è importante l’impegno delle istituzioni politiche. Non c’è stato una regione che non si sia impegnata a dare disponibilità finanziarie per costruire un piano alternativo ai licenziamenti e alla chiusura. Li voglio vedere la prova dei fatti, non che fra qualche mese non ci sono le disponibilità e noi ci troviamo il problema sul tavolo. Altrettanto importante è stato l’impegno del governo rispetto a modificare le regole e le situazioni che ci troviamo in Europa, che costruiscono una condizione che sul mercato i nostri prodotti vengono calpestati da un’azione di dumping da parte di altri produttori stranieri. Allora se c’è questo impegno, deve essere portato fino in fondo e dico a questo governo che siccome una delle questioni è la questione dell’energia che mette fuori competizione le imprese – è la scusa con cui Electrolux si è presentata a da noi dicendo che c’è un piano di lacrime e sangue – allora che il Governo faccia finalmente la sua parte, apra il tavolo dell’elettrodomestico, costruisca le proposte con risorse dedicate nel nostro Paese e in Europa. Solo così noi riusciamo a mettere in sicurezza l’occupazione, la presenza industriale, la sostenibilità economica e sociale delle nostre comunità. Diversamente ci troveremmo di fronte a un teatro. Siccome noi pensiamo che la responsabilità la si eserciti e i lavoratori l’hanno sempre esercitata all’interno di questo gruppo, anche le istituzioni e l’azienda esercitino quella responsabilità utile per costruire un piano che rafforzi industrialmente la presenza di Electrolux e l’occupazione nel nostro Paese”.
Per Michele De Palma segretario generale Fiom-Cgil, il sindacato oggi è di fronte “ad una tregua armata tra noi ed Electrolux. Noi avevamo chiesto insieme a tutte le istituzioni il ritiro del piano. Electrolux si è presentata al tavolo dicendo che accetta la proposta delle organizzazioni sindacali del governo e delle istituzioni di mettere in discussione il piano e che in tutto il periodo in cui c’è questo confronto, Electrolux non procederà unilateralmente alla chiusura e alle operazioni di licenziamento”.
“Vorrei essere chiaro – ha proseguito – oggi arrivavamo a questo tavolo con due elementi chiari. Uno, era il fatto che loro erano pronti ad aprire le procedure di mobilità, due, che a pagare il prezzo erano innanzitutto i lavoratori di Cerreto, perché quello stabilimento, loro ci avevano già messo la croce sopra.
Nell’incontro di oggi li abbiamo fermati. Ma non siamo, come hanno detto i miei colleghi, alla soluzione della vertenza. Quindi, dobbiamo avere la piena consapevolezza del fatto che la battaglia non si è conclusa. Vorrei che la trasmettessimo nelle assemblee che andremo a fare. Faremo assemblee di mandato con le lavoratrici e i lavoratori dentro gli stabilimenti perché non può essere che domani Electrolux si presenta e tra gli obiettivi che ha, c’è quello di chiudere Cerreto o di licenziare le persone. L’obiettivo deve essere quello di salvaguardare l’occupazione e di salvaguardare gli impianti dell’elettrodomestico in Italia”.
Ancora, secondo Davide Sperti, Segretario generale Uilm, la situazione non è risolta definitivamente “però ci sono delle novità: per adesso è sospeso il piano dell’azienda, quindi l’azienda non parte unilateralmente con nessuna azione nei confronti dei lavoratori”. Sperti ha aggiunto che si sta decidendo “un calendario di incontri che faremo in sede ministeriale per raggiungere soluzioni alternative rispetto a quel piano vergognoso di dismissione e chiusura progressiva degli stabilimenti Electrolux. Io credo che questo sia un primo passo avanti che possiamo raccogliere con cauto ottimismo che frutto delle mobilitazioni congiunte fatte in queste settimane, perché questa situazione travalica i confini di questa fabbrica”.
Per il sindacalista “questo problema questa vertenza riguarda emblematicamente il futuro dell’industria in questo paese. Noi le cantilene che ci sentiamo sui problemi di competitività ce le sentiamo in ogni settore industriale”. Sperti ha invitato tutte le parti a rimanere unite: questo – ha detto – ci ha portato questo primo passo quest’oggi, intanto noi abbiamo ribadito di ritirare quel piano. Loro quel piano per adesso l’hanno sospeso, noi l’abbiamo già detto era una porcheria perché era una ritirata strategica. Nel frattempo gli abbiamo ribadito cose molto significative, che il lavoratori non hanno nessuna responsabilità rispetto ai problemi di competitività e già 12 anni anni fa sono stati fatti dei sacrifici, delle lotte per salvare stabilimenti e per non essere traditi in questo modo. Perciò quello non è non era proprio pensabile fosse l’inizio di una discussione”.
Infine, secondo il minostro Urso, Electrolux ha accolto la sua richiesta di non dare seguito alle azioni unilaterali annunciate e di avviare al Mimit un confronto serrato con tutte le parti sul piano di riorganizzazione che prevede oltre 1.700 esuberi. “Chiedo all’azienda, cui spetta compiere il primo passo – spiega Urso – di non dare seguito alle azioni unilaterali annunciate e di aprire da subito un confronto vero e serrato al Mimit, con tutte le parti e con un programma ravvicinato di incontri. L’obiettivo è arrivare nel più breve tempo possibile a una nuova proposta industriale sostenibile e condivisa, fondata su investimenti, innovazione, tutela degli stabilimenti e salvaguardia dell’occupazione”, aveva infatti dichiarato Urso in apertura del tavolo.
Le organizzazioni sindacali hanno a loro volta accolto la richiesta del Ministro di svolgere pienamente il proprio ruolo nell’individuazione di nuove soluzioni produttive e occupazionali alternative al piano originario dell’azienda. “Noi siamo pronti a fare la nostra parte, come sempre, attraverso strumenti ordinari e, se necessario, straordinari. Lo abbiamo dimostrato con Beko, nella vertenza ex Whirlpool, e nelle 40 crisi industriali che abbiamo portato a soluzione, salvaguardando sempre stabilimenti e occupazione. Si riparta sulla strada giusta, insieme”, ha aggiunto il ministro.
Nel corso del confronto, Urso ha richiamato anche la dimensione europea della crisi dell’elettrodomestico, ricordando di aver posto il tema all’ultimo Consiglio Competitività e di aver presentato un non-paper ai Paesi membri più coinvolti nella produzione del comparto. L’obiettivo è costruire un fronte comune per il riconoscimento del bianco come settore strategico europeo, con un piano dedicato, strumenti a sostegno degli investimenti produttivi e della domanda, reciprocità negli standard e piena estensione del Cbam ai prodotti a valle.
























